Si muove su rotaia l’incubo Fukushima (Pagina)

I “treni infernali” viaggiano di notte, segretamente, su tracciati che non prevedono l’incrocio con altri convogli. Si lasciano alle spalle le campagne, sfilano veloci sui passaggi a livello e transitano all’interno dei centri abitati piemontesi. Sembrano dei comuni treni merci ma trasportano tonnellate di combustibile esausto altamente radioattivo.
In Piemonte l’incubo di Fukushima si muove su rotaia. Dal deposito di Saluggia (Vercelli), dove sono custodite l’85% delle scorie nucleari italiane, fino alla centrale francese di La Hague, passando per Torino. Dieci pericolosissimi viaggi di andata e ritorno per consentire il trattamento del combustibile che alimentava trent’anni fa le ex centrali nucleari italiane tramite il riprocessamento, ovvero la separazione dei suoi elementi chimici. Uno di questi è l’uranio fossile, che può essere riutilizzato dai reattori di altre centrali come quelle previste dal governo prima della recente moratoria, l’altro è il plutonio, necessario per la produzione di bombe atomiche.
Il primo dei dieci “treni infernali” è partito da Saluggia alle due di notte dello scorso 6 febbraio, con quattordici vagoni e due speciali container Castor (in inglese: cask for storage and transport of radioactive material) carichi di 13 tonnellate di materiale radioattivo. Seppure monitorato costantemente da squadre antincendio pronte a intervenire in caso di emergenza, il passaggio sulle ferrovie piemontesi di questa bomba viaggiante sarebbe avvenuto completamente in segreto se il sindacato delle ferrovie francesi SNCF non avesse fatto trapelare la notizia, rilanciata in Italia solo da pochi media indipendenti.
Alle porte di Torino il locomotore è stato deviato verso Alessandria per evitare una galleria, scongiurando almeno per questa volta il transito del materiale radioattivo in città. A Chiusa San Michele alcuni manifestanti anti-nucleare intenzionati a bloccare il convoglio sono stati violentemente dispersi dalla polizia. Episodi di protesta sono avvenuti anche in Francia fino all’arrivo a La Hague, sulla Manica, da dove gli stessi vagoni sarebbero dovuti ripartire in data indeterminata.
Forse il ritorno a Saluggia è già avvenuto, forse no. Forse, all’insaputa dell’opinione pubblica, sono nuovamente transitati sui binari delle province di Vercelli, Torino e Alessandria altri “treni infernali”. Allarmismo infondato? Il pensiero va a Viareggio, dove meno di due anni fa, il deragliamento di un carro cisterna carico di semplice GPL provocò una strage: trentadue morti. Anche quella volta accadde tutto di notte. Anche quello, a modo suo, era un treno infernale.
In Piemonte, l’assoluta mancanza di informazione sul trasporto di scorie radioattive è tanto più inquietante alla luce del testo della legge regionale numero 5 del 18 febbraio 2010, che regola la protezione dai rischi da esposizione a radiazioni ionizzanti. Una norma pubblicata meno di un anno fa sul Bollettino Ufficiale della Regione, importantissima ma soggetta a interpretazioni divergenti. Se infatti da un lato la Regione Piemonte sembrerebbe soggetta all’obbligo di informare i cittadini sui trasporti nucleari e sui piani di emergenza connessi, dall’altro tale obbligo non si concretizzerebbe in comunicazioni preventive, ma bensì in indicazioni sul comportamento da adottare dopo un eventuale incidente. In parole povere, i piemontesi dovranno essere avvisati tempestivamente solo nel caso si verifichi qualcosa di vagamente simile a un’apocalisse. Perché i viaggi dei “treni infernali” sono sì clandestini e ignoti, ma ciò che più li nasconde sono le lacune normative di articoli fumosi. Un limbo legislativo che protegge ancora gli interessi economici e politici legati al nucleare, ignorando il diritto dei cittadini a conoscere per tempo la natura di ciò che transita vicino alle loro abitazioni.
.
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Ambiente, trasporti infernali e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.