Perché scrivo

Ecco, a volte mi chiedo perché scrivo, se nella vita non sarebbe meglio fare altro, e mi vengono sempre in mente le parole di gente migliore di me. Chessò, il “per paura di perdere il ricordo della vita delle persone di cui scrivo” di De Andrè, oppure il più semplice “perché mi piace” di Umberto Eco.
Altre volte mi chiedono perché scrivo, se nella vita non sarebbe meglio fare altro e bla bla bla, e quasi sempre non mi viene in mente nemmeno una risposta accettabile. La verità è che non lo so perché scrivo. Perché l’ho sempre fatto? Perché è una delle poche cose nella vita che mi riesce più o meno decentemente? O magari perché, come direbbe Camilleri, “è sempre meglio che scaticare casse al mercato centrale”.
I dubbi rimangono e rimarranno. Forse invecchieremo insieme. Già mi immagino: io, arzillo ottantenne che per allora potrà vantare favolose collaborazioni  pure con L’Eco della Bidonville di Jakarta e Il Corriere di Vladivostok!
Eppure stasera, leggendo la presentazione su EJ del mio ultimo articolo mi è sembrato, almeno per un attimo, che un buon motivo per continuare a scrivere ci sia. Ci sia davvero.

Grazie a Matteo per aver scritto ciò che leggerete qui sotto.

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