Cibo contro carburanti: retromarcia Usa sull’etanolo (Ecoinchiesta)

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L’era del sostegno degli Stati Uniti allo sviluppo dell’etanolo sta finendo. Non basterebbe ricoprire di campi di mais la metà degli Stati Uniti d’America per sopperire al reale fabbisogno energetico della nazione.

L’era del sostegno degli Stati Uniti ai biocarburanti sta finendo. E’ ciò che emerge dalla seduta del senato di Washington che la scorsa settimana ha votato per la riduzione dei finanziamenti all’industria dell’etanolo. Un’inversione di tendenza giustificata con la crescente attenzione al bilancio in momenti di grave crisi, ma potrebbe avere in realtà ragioni diverse.
La Banca Mondiale e molte altre organizzazioni internazionli hanno recentemente lanciato un appello ai governi per fermare i loro sussidi all’etanolo, preoccupati dal rialzo dei prezzi del cibo conseguenti alla produzione intensiva di questo carburante alternativo. Il livello di attenzione è alto in particolare per il mais, cereale utilizzato per produrre l’etanolo, ma la polemica non è affatto nuova: cibo contro carburanti, “un odioso dilemma” secondo il Sole 24 Ore.
Negli Stati Uniti i coltivatori di mais hanno fatto affari d’oro negli ultimi anni, mentre gli allevatori di bestiame hanno denunciato da tempo l’aumento dei costi di alimentazione degli animali. Un costo che arriverebbe di fatto a pesare sui consumatori americani.
Per molti, la nuda e cruda verità sull’etanolo è che esso consuma una enorme dose di acqua per produrre una quantià modesta di energia. Non basterebbe inoltre ricoprire di campi di mais la metà degli Stati Uniti d’America per sopperire al reale fabbisogno energetico della nazione.
Ovviamente di parere opposto sono gli imprenditori impegnati nel settore dei biocarburanti, che sottolineano come l’uso di questi combustibili serva a tagliare la dipendenza dal petrolio del Medio Oriente e a migliorare l’ambiente.
L’ago della bilancia potrebbe essere l’amministrazione di Barack Obama, non del tutto insensibile alla possibilità di tenere in cassa i 6 miliardi di dollari l’anno elargiti ai produttori di carburanti alternativi, ma ancora restia a venir meno alle promesse di sviluppo del settore. La Casa Bianca ha fatto sapere che potrebbe usare il suo potere di veto sull’emendamento del Congresso, nonostante l’ipotetico vantaggio che ne trarrebbero i conti pubblici.
Intanto l’atteggiamento ostile del Senato americano verso l’etanolo ha già prodotto le prime conseguenze. Il prezzo del mais statunitense ha subito la scorsa settimana un brusco ridimensionamento, segnando un calo complessivo del 12%.
L’anno scorso anche Al Gore, uno dei primi sostenitori dell’etanolo, ha ammesso pubblicamente di aver commesso un errore a sponsorizzare lo sviluppo di questo prodotto.

  Ecoinchiesta, 17/06/2011

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