Serve una boccata d’aria dietro le sbarre (Pagina)

Se il livello di qualità della vita raggiunto da una città si dovesse valutare dalle condizioni dei suoi cittadini in soggiorno coatto nelle carceri, Torino non eccellerebbe di certo. Nel supercarcere delle Vallette il sovrappopolamento ha già mostrato degli effetti allarmanti: cinque episodi tra suicidi (tre) e tentati suicidi nell’ultimo mese. Con 1560 detenuti ospitati su una capienza massima che sarebbe di soli 1023, la struttura penitenziaria torinese è afflitta da un male comune agli altri istituti di pena italiani, strapieni fino all’inverosimile, a corto di personale e di risorse. Ciò porta a condizioni di vita ai limiti della disumanità che sempre più spesso si concludono tragicamente.
In quei casi, solo poche, scarne, righe d’agenzia riportano la notizia, come lo scorso 16 giugno quando un detenuto egiziano è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Maria Vittoria di Torino, dopo aver provato a uccidersi impiccandosi con un lenzuolo. L’intervento tempestivo del personale del carcere è riuscito a salvargli la vita. Soltanto pochi giorni prima, per altre tre persone non c’è stato invece nulla da fare. È il caso di A. G., che all’inizio di giugno ha atteso che il compagno di cella uscisse per l’ora d’aria per infilare la testa in un sacchetto di plastica e morire soffocato. A maggio si era suicidato V. L. e appena una settimana prima un altro detenuto era morto impiccato.
«È una strage continua – ha commentato Leo Beneduci, segretario del sindacato della polizia penitenziaria Osapp – e la polizia penitenziaria è sempre più abbandonata al destino di prendere atto del disastro delle carceri italiane». Per l’Osapp l’unica soluzione sarebbe aumentare l’organico con un provvedimento straordinario che permetta l’assunzione di altro personale. Un provvedimento già più volte promesso dal Guardasigilli Alfano e mai concretamente realizzato. A Torino in particolare il personale di polizia penitenziaria è composto da 600 agenti, 300 unità in meno del numero minimo richiesto dai sindacati. Troppo spesso questa penuria di personale si traduce nell’impossibilità di un’assistenza adeguata, delegata implicitamente ai cosiddetti “concellini”, i compagni di cella, che non di rado hanno impedito il compiersi di gesti estremi.
L’allarme lanciato dai sindacati sembra confermato anche dai dati nazionali sulle morti in carcere: secondo l’associazione Ristretti Orizzonti, che da anni si batte per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche della pena e del carcere, negli ultimi undici anni sono morti per suicidi, assistenza sanitaria carente, overdose e cause non chiare oltre 1800 detenuti.
Eppure per quanto riguarda il capoluogo piemontese una buona notizia c’è. Torino avrà presto una nuova struttura carceraria, nuovi spazi per permettere ai detenuti condizioni di vita più dignitose. Il nuovo penitenziario sorgerà sempre nel quartiere Vallette, al confine con il comune di Venaria e dovrebbe garantire altri seicento posti. Una boccata d’aria dietro le sbarre.

.  –  Quotidiano Pagina, 26/06/2011

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