Il tram storico già dimezzato (Pagina)

È stato bello finché è durato: pochissimo. Dal 1 luglio la linea tranviaria numero 7, quella nota per l’utilizzo di vetture storiche, rimarrà attiva soltanto il sabato, la domenica e i giorni festivi.
 L’annuncio di GTT ha colto in contropiede un po’ tutti, specie i tanti torinesi che si erano già affezionati a veder transitare tutti i giorni sui binari del centro i bellissimi tram d’epoca rossi, verdi e blu.
 Ma andiamo con ordine. L’idea di far diventare Torino, notoriamente affamata di primati, la prima città d’Italia a possedere una linea di tram gestita unicamente da mezzi storici era nata dall’Associazione Torinese Tram Storici ed aveva trovato il sostegno di GTT e del Comune. Così lo scorso 27 marzo, in concomitanza con le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, l’ex sindaco Sergio Chiamparino aveva inaugurato il percorso circolare della “nuova” 7: sette chilometri di suggestioni storiche lungo il centro cittadino a bordo di motrici tranviarie costruite dagli anni ’30 agli anni ’60, con partenza e arrivo in piazza Castello. Tre quarti d’ora di puro relax, riassaporando gli scorci di quella che era l’ottocentesca “Linea dei Viali”, una tratta circolare entrata in servizio il 15 aprile 1893 e gestita allora dalla Società Belga che aveva in concessione una parte delle linee tranviarie cittadine.
 Per i torinesi che in questi tre mesi si sono goduti questa esperienza si è trattato di un viaggio nel tempo a buon mercato: per andare a zonzo anche durante la settimana sulla circolare storica 7 era sufficiente possedere un normale biglietto del tram del costo di 1 euro.
 Fin qui tutto bene. Se non se ne conoscesse il finale, anche l’iniziativa dei tram d’epoca potrebbe entrare a pieno titolo nell’elenco delle fortunate trovate made in Turin che in questi ultimi anni hanno saputo rilanciare l’immagine del capoluogo piemontese. Invece, uno scarno comunicato di GTT ne ha annunciato precipitosamente la fine, almeno in parte. Pare che la linea circolare storica, seppur apprezzata, non abbia trovato in questi tre mesi un numero di viaggiatori giornalieri necessario alla sua sopravvivenza. È la triste realtà: i torinesi che usano tutti i giorni i mezzi pubblici per andare al lavoro hanno preferito i soliti, anonimi tram grigi o arancioni (orrore!), alla bellezza della centenaria vettura 116 con la livrea rossa e crema.
 È forse la solita, vecchia abitudine dei torinesi essere tendenzialmente restii alle novità. O forse, più probabilmente, tre mesi sono stati davvero troppo pochi per far metabolizzare ai viaggiatori delle linee urbane, finalmente ubriachi di velocità grazie anche alle nuove stazioni della metropolitana, il cambio di passo, indiscutibilmente affascinante, proposto dalla linea 7. D’altro canto si sa, il tempo è tiranno e spesso non concede il lusso di un lento giro panoramico all’ombra dei palazzi liberty.
Vita frenetica contro piacere della vita. A ben vedere dietro lo stop della 7 nei giorni feriali c’è un gran bel dilemma contemporaneo.
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