Un torinese alla guerra della monnezza (Pagina)

Per vincere una guerra occorrono ottimi soldati, e il neo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, sa che la “guerra della monnezza” non fa eccezione. Per questo nel pieno di una nuova e allarmante emergenza rifiuti ha chiamato sotto il Vesuvio un ragazzo torinese di appena 37 anni. Si chiama Raphael Rossi e da poco più di due settimane è diventato il numero uno dell’Asia, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti nel capoluogo campano. Un ruolo importantissimo, fondamentale per non far nuovamente sprofondare Napoli sotto tonnellate di spazzatura.
Qualcuno sotto la Mole si ricorderà certamente di Rossi come il giovanissimo vice presidentedell’Amiat (l’omologa torinese dell’Asia) che nel 2007 denunciò pubblicamente un tentativo di corruzione ai suoi danni per l’acquisto di 4 milioni di euro di macchinari inutili.
Accade così che, mentre la regione Piemonte si smarca sulla possibilità di partecipare al trasferimento dei rifiuti, Torino, notoriamente città di guarnigione, sia presente sul fronte campano con uno dei suoi migliori esperti del settore. Un tecnico specializzato nello sviluppo della raccolta porta a porta, quella che assieme al no ad un nuovo inceneritore nella zona est di Napoli, era stato il cavallo di battaglia della trionfale avventura elettorale di De Magistris.
«Sono come un medico che viene chiamato di fronte a un caso grave, complicato», aveva dichiarato Rossi appena sbarcato all’aeroporto di Capodichino da Torino, mentre le strade di Napoli erano al collasso e i camion dell’Asia dovevano effettuare la raccolta dei rifiuti seguiti da una scorta armata.
Una situazione esplosiva che vedeva le notti partenopee illuminate da decine di roghi ai cassonetti. Protesta per una condizione inaccettabile o criminale sabotaggio? Al giovane tecnico torinese sono bastati pochi giorni per capire che i rifiuti sono il nuovo oro di Napoli. L’oro che interessa ai clan della camorra e per il quale si combatte questa incredibile guerra: «Quando contemporaneamente in dieci punti della città scoppiano incendi dei cumuli di rifiuti, ci sono persone che trascinano i cassonetti dai marciapiedi alla strada, e parallelamente esplodono problemi con le ditte appaltatrici, beh, parlare di pressioni indebite sull’amministrazione comunale non è affatto esagerato».
Oggi, grazie anche al giovane presidente torinese dell’Asia, la situazione a Napoli è migliorata. Soltanto alcune periferie sono ancora alle prese con le montagne di sacchetti di plastica mentre il centro e le altre aree della città appaiono miracolosamente pulite. «Lavoriamo 24 ore su 24. E la situazione sta tornando alla normalità».
Un ottimo risultato, eppure l’emergenza non può ancora dirsi superata. L’equilibrio faticosamente raggiunto si basa su un sistema ancora fragile e condizionato da troppi fattori. Il più preoccupante è lo smaltimento, non governato direttamente dall’azienda presieduta da Rossi ma da Provincia e Regione. In parole povere dopo aver raccolto i rifiuti per le strade bisogna sapere dove andare a sversarli, e se le discariche sono piene il meccanismo rischia di incepparsi di nuovo. Napoli continua quindi a rimanere sull’orlo del baratro, nell’attesa che si concretizzino i provvedimenti per trasferire centinaia di tonnellate di rifiuti fuori dalla Campania. D’altra parte quella della monnezza è una guerra di logoramento, estenuante e difficile, e chi come Raphael Rossi ha deciso di combatterla deve saper tenere i nervi saldi, resistendo agli inevitabili attacchi.
Solo la settimana scorsa di fronte al rischio, poi rientrato, di una nuova ondata di rifiuti sulle strade, c’era già chi su un giornale campano ironizzava sul metodo di lavoro del nuovo presidente dell’Asia: «Caro dottor Rossi, se fosse bastato solo fare un piano di raccolta differenziata ed ordinare di raccogliere i rifiuti in strada crede che l’avrebbero chiamata? Non si demoralizzi, ma fare l’amministratore a Napoli è un po’ più difficile che farlo a Torino».
Sarà, eppure nonostante le quotidiane difficoltà, Raphael Rossi sembra continuare ad avere le idee ben chiare su come portare la sua azienda a vincere la “guerra della monnezza”: «Noi stiamo dalla parte di chi lavora per uscire dall’emergenza e delineare un nuovo piano, altri sono aggrappati al vecchio sistema di interessi e privilegi che in questi anni è cresciuto proprio grazie all’emergenza».

  –  Quotidiano Pagina, 11/07/2011

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