Addio Randy Savage, icona del wrestling anni ’80

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E’ da ieri che sto cercando di fare mente locale ma proprio non mi ricordo di cosa mi stessi occupando lo scorso 20 maggio. Non capisco come sia stato possibile che una notizia del genere mi sia sfuggita, o per meglio dire mi sia arrivata per caso in differita di quasi tre mesi dagli States. Quel che posso dirvi, che ci crediate oppure no, è che è stato un colpo al cuore: Macho Man-Randy Savage, al secolo Randy Mario Poffo, icona di quello strano sport a metà tra la lotta libera e la commedia che si chiama wrestling, è morto improvvisamente la mattina del 20 maggio 2011. Un attacco di cuore fulminante lo ha colto a Seminole, in Florida, mentre al volante della sua Jeep Wrangler nera stava percorrendo la Highway Patrol. Il mezzo è sbandato ed è andato a finire contro un albero. Con lui c’era la seconda moglie Barbara, rimasta illesa. Stavano andando a fare la spesa…
Questo è quindi un post commemorativo scritto in ritardo e senza pretese, per cui prendetelo per quello che è.

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Credo sia inutile soffermarmi troppo su chi era Rendy Savage dal momento che le centinaia di biografie che potete trovare su internet possono tranqullamente servire a questo scopo (venti titoli in carriera, sei volte campione del mondo – quattro volte WCW World Heavyweight Champion e due volte WWF Champion). Vorrei invece scrivere due parole su ciò che la sua figura, che a ripensarci ora mi sembra quasi grottesca, ha rappresentato nella mia infanzia. Nella mia e, credo, in quella di milioni di persone che a cavallo tra gli anni’80 e ’90 avevano un’età intorno ai dieci anni ed erano affascinanti da quella strana lotta libera che veniva dagli Stati Uniti. Erano gli anni in cui il wrestling si affacciava in Italia con l’accento americano di Dan Peterson ed era seguito su Italia 1 da oltre 4 milioni di spettatori. Risultati di audience pazzeschi a ripesarci oggi!
Già, oggi… Oggi non seguo più questo sport. Lo fanno ancora? Non saprei dirvi nemmeno il nome di uno degli attuali “eroi” del wrestling. I miei si chiamavano Hulk Hogan, Bret Hart, The Underteker, Ultimate Worrior e, ovviamente, Macho Man-Randy Savage. Non ricordo esattamente come mai tra i tanti wrestler cominciai a tifare proprio per lui e non,ad esempio, per Hulk Hogan come la maggior parte dei miei coetanei. Mi piacevano da matti i suoi vestiti scintillanti di paiettes e le sue entrate spettacolari con in sottofondo “Pomp and Circustance”. Ma soprattutto mi piaceva che accanto a lui ci fosse sempre Lei, Miss Elizabeth (Elizabeth Hulette), un vero simbolo di eleganza e femminilità anni ’80.
Macho Man non era un lottatore invincibile (e forse di lui mi piaceva anche questo) ma in pochi riuscivano a metterlo a tappeto: Ultimate Worrior, Hulk Hogan, Rick Flear… insomma, giusto i mammasantissima della storia del wrestling. Oltre il ring poi, c’era il personaggio straordinario di Randy Savege che mescolava, come in un infinito spettacolo, finzione e realtà. Così è giusto ricordare che sposò per davvero la sua bellissima manager, Miss Elizabeth, nel 1984 e la risposò in diretta tv nel 1991 sotto gli sguardi ammirati di tutti noi che facevamo il tifo per lui, sempre e comunque.


Ma la finzione un reale limite ce l’ha, e si palesa sempre quando a telecamente spente si comincia a fare i conti con la vita reale. Ecco perché, purtroppo, quella di Randy e Elizabeth non è una favola felice. Si seprarono (per davvero) nel 1992 mettendo fine per sempre anche al personaggio di Macho Man, almeno così come i suoi fan lo avevano conosciuto e amato. Le strade dell’uomo muscoloso e della manager dal faccino da cerbiatta si divisero quindi per sempre.
Randy continuò la sua carriera di lottatore con alterne fortune, fece qualche comparsata in telefilm (Baywatch) e film (Spider Man) e provò senza successo a diventare un cantante rap. Elizabeth iniziò invece una tormentata realazione con un altro wrestler, Lerry Pfohl (Lex Luger) e morì in casa di Luger a Marietta, in Georgia, il primo maggio 2003 a causa di un cocktail di farmaci e vodka.
Otto anni dopo è toccato a Randy passare a miglior vita. Dopo una vita sotto i riflettori il funerale si è svolto in Florida in forma privata secondo le sue ultime volontà. Infine il suo corpo è stato cremato e le ceneri sparse sotto un albero. Il suo albero. Quello sotto cui tanti anni prima era stato seppellito Ercole, un cane a cui Randy era affezionatissimo.
Nelle ultime sue foto che ho trovato in internet si vede una persona molto diversa da quella che ricordavo: la barba era diventata bianca e i capelli erano sempre meno. Anche gli eroi invecchiano… Gli occhi invece erano sempre gli stessi: azzurrini, spiritati, mi hanno sempre ricordato vagamente quelli di Totò Schillaci… 🙂
Ah, mi sto emozionando ricordando quei tempi. Che altro dire ancora? Dei tantissimi commenti alla notizia della sua morte arrivati anche dall’Italia ce n’è uno che dice: “con lui se n’è andato un pezzo della mia infanzia”. Ecco, costui la pensa esattamente come me.

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