Juventus, il bianconero per errore (Pagina)

Chissà cosa penserebbe oggi John Savage, uno dei primissimi soci della Juventus Football Club, nell’apprendere che il frutto di un suo errore sarà celebrato a 108 anni di distanza come la più fortunata delle circostanze. Si tratta dell’errore che portò la Vecchia Signora ad indossare per la prima volta la maglia bianconera, di certo uno degli episodi più leggendari della sua ultracentenaria epopea sportiva, che torna di attualità proprio nel giorno dell’inaugurazione del nuovo stadio.
Non è un caso infatti che il debutto assoluto dei bianconeri sotto i vertiginosi pennoni della Continassa avvenga con una suggestiva partita contro il Notts County, la squadra inglese di cui la Juventus ha preso in prestito i colori.
L’antico legame tra le zebre di Torino e le gazze di Nottingham è una storia che affonda le sue radici nei tempi pionieristici del calcio italiano, all’inizio del secolo scorso. L’anno preciso è il 1903, cioè quando la Juventus, fondata sei anni prima, giocava le sue partite sul terreno di piazza D’Armi, in zona Santa Rita. Il gioco del pallone, quello di cuoio marrone, duro come un sasso, cominciava lentamente a fare breccia nel cuore dei torinesi. Così alla decisione di trasferire il campo da gioco nel più funzionale Velodromo Umberto I di corso Casale, seguì quella di sostituire le vecchie e sgualcite camiciole rosa con delle più moderne casacche in stile inglese. Venne quindi presa l’iniziativa di ordinare le nuove divise proprio in Inghilterra, la terra madre del football, e di incaricare dell’acquisto Sir John Savage. Un socio che oltre ad essere di madrelingua inglese poteva vantare una certa esperienza di tessuti come commerciante all’ingrosso.
Savage si mise in contatto con un maglificio di Nottingham con la precisa idea di far adottare alla Juve una divisa simile a quella indossata da una delle squadre locali, il Forest. Soltanto una sua leggerezza, o forse l’incompetenza di un anonimo commesso, evitò alla Vecchia Signora di vestire per sempre delle maglie rosse con bordi bianchi. Per un equivoco infatti gli inglesi pensarono che la maglia rosa, scolorita e macchiata, che Savage aveva spedito come campione, assomigliasse di più a quella bianconera dell’altra squadra della loro città, il Notts County.
Quando in piazza D’Armi venne aperto lo scatolone, il proverbiale scetticismo torinese alle novità non mancò di farsi sentire. Molti soci contestarono quello strambo abbinamento di colori e quelle strisce verticali strette. Qualcuno fece notare che quelle maglie facevano assomigliare i giocatori a delle… zebre. C’erano poi anche delle motivazioni più profonde. «Chi indossa la nostra divisa, le rimarrà fedele malgrado tutto e la terrà come prezioso ricordo» aveva detto nel 1898 Eugenio Canfari, fondatore della Juventus, quindi la possibilità di cambiare drasticamente look venne interpretata inizialmente quasi come un’eresia. Che fare dunque? Rimandare le maglie in Inghilterra era fuori discussione per via degli alti costi e ai soci non rimase che tenere le maglie bianconere. Da quel momento in poi, proprio quel fortunato contrasto cromatico ha scandito decenni di vittorie juventine.
Ma si sa, per la matematica legge del contrappasso, la sfacciata fortuna di alcuni corrisponde quasi sempre alla implacabile jella di altri: mentre i bianconeri di Torino cominciarono a collezionare trofei italiani e internazionali, il Notts County iniziò ad annaspare nell’anonimato calcistico senza troppi clamori. Attualmente le gazze di Nottingham militano in terza divisione, e considerano l’episodio dello scambio di maglie un vero e proprio motivo di orgoglio: «La Juve indossa le maglie bianconere da allora, considerando i colori aggressivi e forti», recita un articolo sulla storia del club inglese, «un esempio di come il Notts ha contribuito a modellare uno dei più grandi club al mondo e prova di questo è che la Juventus è immediatamente riconoscibile in tutto il mondo».
Alla fine, anche i supporter del Notts County hanno imparato a prendere con filosofia l’ingombrante paragone con la Juventus. «It’s just like watching Juve», intonano allo stadio quando la loro squadra fa una bella partita: “E’ proprio come guardare la Juve”.
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