Il pugile e la miss, una storia tormentata (Pagina)

Prima o poi doveva succedere. Una vita straordinaria difficilmente sfugge alle attenzioni del cinema e la storia della stella del pugilato anni ’50, Tiberio Mitri, non poteva certo fare eccezione. Lunedì 26 e martedì 27 settembre verrà finalmente trasmessa su Raiuno “Il campione e la Miss”, fiction ispirata alla storia d’amore tra il campione di boxe e Miss Italia 1948, Fulvia Franco.
Il film, presentato ieri in anteprima al Prix Italia di Torino, arriva in tv dopo che lo scorso marzo un ricorso in tribunale degli eredi dei due personaggi ne aveva bloccato improvvisamente la messa in onda.
Da sottolineare che, come accade sempre più spesso, anche questa volta uno sceneggiato Rai porta sugli schermi un’anima un po’ torinese. Per il ruolo di Tiberio Mitri è stato scelto infatti il moncalierese Luca Argentero mentre Martina Stella interpreta la bella Fulvia Franco.
Proprio come gli attori che li hanno interpretati sul set, anche nella realtà Tiberio e Fulvia erano entrambi belli e famosi. Due celebrità che sembravano fatte apposta per far sognare l’Italia devastata del secondo dopoguerra.
Mitri era nato a Trieste nel 1926. Pugile coraggioso e dotato di una tecnica sopraffina esordì nel mondo della boxe all’età di vent’anni. Mentre era impiegato all’ufficio Economato del Comune di Trieste cominciò a frequentare una palestra, bruciando le tappe fino a diventare un pugile professionista. Nel 1948, nel giro di ventiquattro mesi, riuscì nell’impresa di conquistare prima il titolo italiano e poi quello europeo dei pesi medi. Tiberio Mitri divenne così tra gli sportivi simbolo dell’Italia di quegli anni. In quanto triestino, le sue vittorie sul quadrato divennero anche un simbolo patriottico, dal momento che la città di Trieste era all’epoca sotto commissariamento delle truppe americane e britanniche, in attesa della definitiva assegnazione all’Italia, uscita sconfitta dal secondo conflitto mondiale. Ma la sua popolarità si accrebbe notevolmente anche grazie al matrimonio con Miss Italia 1948, Fulvia Franco, un evento che finì sulle prime pagine di molti giornali dell’epoca. Si sposarono nel 1949, quando tutto sembrava facile: lei sognava Hollywood, lui il titolo mondiale dei pesi medi. Sogni destinati a rimanere tali.
Il 12 luglio 1950, nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno, il pugile triestino salì sul ring del Madison Square Garden di New York per affrontare il mitico “Toro del Bronx”, Jake La Motta, in un incontro valido per il titolo mondiale dei pesi medi. Dopo quella sera, la vita dello stimato campione italiano non fu più la stessa. Come se avesse varcato una linea di confine, una frontiera ideale, oltrepassata la quale la sua fortuna improvvisamente svanì.
Il combattimento fu tremendo. Nel quinto tempo Tiberio perse molto sangue dal sopracciglio sinistro, barcollò, ma resistette eroicamente agli attacchi di Jake La Motta e ai suoi pugni «duri come pietre», evitando il K.O. Alla fine venne sconfitto ai punti dopo quindici riprese, guadagnandosi gli applausi del pubblico del Madison e la stima eterna del miglior picchiatore del Bronx. Eppure quando i riflettori si spensero, il pugile triestino venne sopraffatto dalla tristezza della sconfitta.
Rientrò in Italia solo a metà settembre, quando i cinegiornali avevano già proiettato all’infinito le immagini del match con La Motta, e gli esperti di boxe avevano dettato le loro sentenze. Ci fu chi esaltò l’orgoglio di Mitri, come Ranieri Nicolai («La linearità del suo pugilato è dote autentica e spontaneità genuina»), mentre altri contestarono la condizione mentale con cui il campione triestino affrontò quell’incontro: accecato dalla gelosia per il comportamento disinvolto della moglie Fulvia alla disperata ricerca di un contratto cinematografico a Hollywood, Mitri avrebbe affrontato La Motta distratto e nervoso.
Tutte chiacchiere, forse. Di certo c’è solo la versione dei fatti, estremamente realistica, che lo stesso Tiberio Mitri annotò anni dopo: «Molti avevano trovato scuse per le mie sconfitte incolpando situazioni e persone vicine a me, ma io no. Mai. Bisogna essere onesti con se stessi. Me stesso. Non ce l’avevo fatta a superare ostacoli più grossi».
Nel 1954 finì la sua storia con Fulvia Franco. Si lasciarono dopo continui litigi, ma a quanto si dice non divorziarono mai formalmente.
Nel maggio dello stesso anno Mitri riconquistò il titolo europeo in maniera rocambolesca, stendendo dopo pochi secondi con un poderoso sinistro l’inglese Randolph Turpin (uno dei pochi pugili ad essere riuscito a battere “Sua Maestà”, Ray Sugar Robinson).
Ma furono soltanto gli ultimi fuochi di una gloriosa carriera. Mitri non riuscì mai più a tornare il campione invincibile dei tempi d’oro, e infatti a pochi mesi dalla vittoria su Turpin dovette cedere nuovamente la corona europea.
Ancora giovane e famoso, sfruttò la sua notorietà tentando di riciclarsi nel cinema e nei varietà televisivi. Tuttavia intorno al 1975 anche la sua avventura come attore terminò quasi del tutto.
Le foto in posa da boxeur sbiadirono, i soldi terminarono, la gloria svanì. «Non pensavo che la vita fosse così lunga», scrisse pensando ai soldi sprecati con donne e auto americane. Come un George Best nostrano, Mitri visse tutto d’un fiato, non programmando e non preparandosi mai per il domani. Forse fu meglio così, perché negli anni a venire ciò che la vita gli riservò non fu che una festa mesta, fatta di drammi personali e familiari, che smontarono sempre di più la figura di quel campione invidiato da tutti. Assistette impotente alla morte dei suoi due figli, Alessandro e Tiberia. Devastato più nell’animo che dal sopraggiungere dal Parkinson e dall’Alzheimer, visse gli ultimi anni a Roma, nel quartiere di Trastevere. Morì infine nel 2001, travolto da un treno mentre comminava in stato confusionale lungo i binari della tratta Roma-Civitavecchia.
“Il campione e la Miss” darà al pubblico di Raiuno almeno un accenno a tutto questo, ripercorrendo in maniera non sempre fedele le fasi di una bella storia d’amore finita male. Eppure il giorno delle nozze di Tiberio e Fulvia qualcuno lo aveva predetto: «Due celebrità sotto lo stesso tetto staranno strette».
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