Russia: il destino segnato degli ultimi Squali nucleari (Ecoinchiesta)

Gli occidentali li chiamano Typhoon, i russi Akula, squali. Progettati dall’Unione Sovietica negli anni ’70 sono tutt’oggi i più grandi sommergibili nucleari mai costruiti. Colossi d’acciaio pensati per affermare la superiorità della Marina sovietica negli oceani che sono riusciti addirittura ad ispirare la fantasia di Hollywood.
La notizia del disarmo degli ultimi Akula rimasti ha fatto il giro del mondo. La progressiva riduzione dei mezzi navali sottomarini decisa da Mosca in virtù dei nuovi equilibri mondiali ha già sacrificato tre dei sei super-sottomarini, mentre per le ultime unità è stata decisa la definitiva demolizione nel 2014. «La fine di un’epoca» per il Daily Teleghaph, eppure in molti non riescono a provare nemmeno un pizzico di nostalgia per l’annunciata scomparsa di una micidiale macchina da guerra con numeri impressionanti: 171 metri di lunghezza (una volta e mezza un campo da calcio), 24 di larghezza e un dislocamento in immersione pari a 33.800 tonnellate. Ma oltre ad essere straordinariamente giganteschi gli Akula sono anche molto pericolosi essendo armati di sei tubi lanciasiluri di calibro compreso tra i 533 e 650mm e di 20 missili balistici intercontinentali tri-stadio SS.N-20 Sturgeon con un raggio di azione di oltre 8000 km.
Il varo del primo esemplare, il TK208, avvenne nel 1981, mentre nel 1983 prese il mare dalla base di Murmansk il TK202. Nel 1984 fu il turno del TK12, nel 1985 del TK13, nel 1987 del TK17 e infine nel 1989 del TK20. Tutti i vascelli ancora in servizio rispettano il programma di costruzione del 1972 denominato “Progetto 941” che prevedeva un particolare scafo costituito da una serie di cinque sottoscafi, studiato per ottimizzare gli spazi a bordo e consentire una migliore sistemazione dei reattori.
Nel 1973 il Cremlino ordinò l’esecuzione del progetto di un incrociatore lanciamissili sottomarino per compiti strategici, annunciato ufficialmente l’anno seguente in un discorso da Leonid Breznev. In quell’occasione il Segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica chiamò il nuovo sommergibile con il nome provvisorio di “Tajfùn”, episodio da cui deriva probabilmente la scelta della Nato di indicare gli Akula con la denominazione Typhoon per non confonderli con gli Ščuka-B (che hanno appunto il nome NATO di Classe Akula).


Gli Akula possono navigare per 4 mesi senza ricevere rifornimenti e grazie alla torre rinforzata sono capaci di spettacolari emersioni con cui riescono agevolmente a sfondare il ghiaccio dell’artico fino ad uno spessore di circa 3 metri. È tuttavia innegabile che la notorietà di questo sommergibile sia dovuta soprattutto allo scrittore americano Tom Clancy, che nel 1984 ha descritto nel suo libro “Caccia a Ottobre Rosso” una enorme nave da guerra sottomarina dotata di motori silenziosissimi e difficili da rilevare. Una inquietante minaccia per le forze Nato, molto simile alla temuta Classe Typhoon, con cui per molto tempo gli occidentali si sono rassegnati a giocare a nascondino negli abissi.
Nel 1990 la storia ha debuttato sul grande schermo con un fortunato film in cui Sean Connery ha interpretato il comandante di un sommergibile sovietico intenzionato a disertare negli Stati Uniti.
Nella realtà, dopo la fine della Guerra Fredda i primi tre Akula sono stati demoliti secondo gli accordi per il disarmo nucleare. Agli ultimi esemplari è attualmente affidato il compito di pattugliare le zone a nord della Russia, dal mare di Barents al mare di Okhotsk. Tuttavia la Marina russa li considera già da tempo superati da una nuova generazione di sommergibili nucleari, più piccoli e più economici da mantenere. Si tratta dei Classe Delta III e Delta IV, costruiti apposta per essere armati con missili nucleari Buliva.
La dismissione delle testate nucleari presenti sugli Akula verrà inserita con tutta probabilità dalla Russia nel programma “Start” per la riduzione delle armi strategiche, firmato lo scorso anno a Mosca con gli Stati Uniti.

 – Ecoinchiesta, 05/10/2011

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