La cascina che il tempo non ha sconfitto (Pagina)

Maestosa, austera, la cascina Airale domina la distesa verde del Parco Colletta, in zona Regio Parco. Immersa nel silenzio di un angolo rialzato di via Zanella, circondata dalla foschia densa che in queste mattine d’autunno sale dai prati e si dissolve alzando gli occhi verso Superga, assomiglia all’immagine della casa maledetta di un racconto dell’orrore di George Stroup.
Ogni tanto si scorge in lontananza la sagoma di qualche pensionato che porta a spasso il cane o di un corridore dedito all’allenamento quotidiano nel parco, ma la vicinanza al Cimitero Monumentale non aiuta comunque a rendere l’atmosfera rassicurante. Raramente infatti la gente del quartiere si avvicina a questa antichissima casa rurale, ridotta ormai ad un rudere pericolante, frequentato a quanto si dice da individui poco raccomandabili. Anche per questo, qualche anno fa la cascina era stata completamente recintata, murando porte e finestre con grossi blocchi di cemento grigio, alcuni dei quali spiccano ancora come delle ferite sull’architettura di origine medievale costituita da mattoncini rossi. Ma l’isolamento non è durato a lungo. La recinzione è stata divelta in più punti e le stanze dell’Airale si sono ripopolate di persone. Tossicodipendenti, barboni, anime senza nome che arrivano di notte fino alla vecchia cascina per ripararsi sotto un tetto che non c’è. È crollato già da molti anni, dopo l’abbandono dell’edificio dei suoi ultimi proprietari, avvenuto nel 1982 in seguito ad un esproprio da parte del comune. Da allora le crepe si sono allargate, alcuni muri interni sbriciolati e la vegetazione si è rimpossessata della struttura al punto da farla quasi scomparire sotto il peso del suo passato pluricentenario. Un passato che riemerge dagli archivi e dai trafiletti di cronaca cittadina, ma che oggi non interessa più a nessuno.
Sembra incredibile ma quando nel 1567 il duca Emanuele Filiberto acquistò dei terreni lungo le rive del Po, per edificarvi una residenza di caccia, nell’area era già compreso «il restetto del’Ayralle col suo ricetto». La cascina venne poi menzionata esplicitamente nel Testimoniale di Stato dell’anno 1681, ancora conservato presso l’archivio di Torino. Successivamente durante l’assedio di Torino del 1706 i francesi rasero al suolo la palazzina di caccia, ma non la cascina Airale che continuò a rifornire di viveri le truppe piemontesi fino alla vittoria finale. Da allora nonostante alcuni rimaneggiamenti, la casa mantenne pressoché inalterato il suo disegno che ha attraversato i secoli, facendo ogni tanto capolino tra le righe della cronaca locale per fatti più o meno grandi. Ad esempio sulla Gazzetta Piemontese del 1882 viene riportata la vicenda di un tale Lorenzo, di anni 15, sorpreso in fragranza di reato, mentre rubava delle noci dal terreno antistante la cascina. Lo stesso quotidiano riferisce di «due giovinotti» che nel 1884 trovandosi nei pressi dell’Airale rinvennero un feto umano ormai senza vita. Mentre il 15 luglio 1901 La Stampa dava notizia della denuncia spiccata dai carabinieri ai danni di Pietro Negro, venticinquenne di Saluggia e di due suoi compaesani che «ferirono a colpi di coltello tal Favaro Simone» nel cortile antistante la casa rurale. A quanto pare si trattò di una questione d’onore…
Nel corso del Novecento la cascina fu anche teatro di due episodi inquietanti. Il primo datato 8 aprile 1957, quando secondo le cronache per qualche tempo «l’atmosfera di un fosco delitto è aleggiata attorno al cadavere di un uomo», un operaio di 56 anni, rinvenuto con la gola squarciata. Il giallo venne poi risolto dopo un’inchiesta che ne accertò il suicidio volontario. Stessa sorte anche per un altro operaio trovato impiccato nei cespugli vicini alla proprietà Airale nel 1960. Ma se qualcuno ha deciso di morire accanto alla vecchia cascina, la stessa è sopravvissuta nonostante un progetto che prevedeva il suo abbattimento per realizzare un porto fluviale sul Po. Nel 1989, dopo che le ultime mucche avevano lasciato le stalle da sette anni, si era pensato di trasformarla in un centro sociale e darla in mano ai punk, ma le precarie condizioni della struttura fecero abbandonare anche questa ipotesi. Tuttavia negli ultimi 15 anni alcune associazioni hanno chiesto di poter trasferire qui la propria sede ed il Comune stesso, proprietario dell’immobile dal 1978, avrebbe voluto destinare la cascina come sede di servizi per il vicino cimitero monumentale. Inutile dire che nulla di tutto questo è mai stato realizzato e l’edificio continua a versare in uno stato di desolante abbandono.
È un problema perché il Comune non sa come trovare il denaro per provvedere ad un progetto di ristrutturazione sulla falsariga di quelli che hanno già interessato altre cascine urbane. Di certo un destino mortificante per un monumento che, seppure di scarso pregio, appartiene di diritto a quel patrimonio storico-artistico cosiddetto “minore” che non sembra giusto dimenticare.
Dal canto suo l’Airale, di crollare da sola e togliere il disturbo, non sembra volerne proprio sapere. Per ora si regge ancora in piedi per miracolo, mettendo in serio pericolo la vita dei suoi disperati avventori notturni e continuando ad essere un luogo poco sicuro anche per i frequentatori del parco.
Rimane lì, perseverando chissà ancora per quanto nella sua ostinata resistenza alla definitiva disgregazione.
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