Napoli-Juve, calcio o guerra nord-sud? (Pagina)

Cari juventini torinesi, segnatevi questo giorno sull’agenda: 6 novembre 2011. È la data in cui la Juventus scenderà in campo allo stadio San Paolo per il posticipo serale di campionato contro il Napoli. Una partita che, vista la posizione in classifica occupata dalle due squadre, si preannuncia piuttosto interessante. Ma se vi sembra comunque esagerato riservargli troppa importanza, sappiate che sotto il Vesuvio c’è addirittura chi considera questo appuntamento sportivo come una vera e propria resa dei conti tra nord e sud Italia.
Il guanto della sfida l’ha lanciato Walter Mazzarri, allenatore dei partenopei, che solo pochi giorni fa intervistato da Enrico Varriale in una libreria di Napoli ha dichiarato testualmente: «Juve-Napoli è come il sud contro il nord». Insomma Torino contro Napoli, Piemontesi contro Borbonici, ricchi contro poveri, cowboy contro indiani e chi più ne ha più ne metta. Esageruma nen, verrebbe da dire. Eppure il tecnico azzurro si è mostrato sicuro che la partita contro la Vecchia Signora rappresenti per i napoletani «una rivalsa sociale», perché la Juventus significa il nord, il potere.
Molto bene. In un momento estremamente complicato per il Paese come quello attuale, in cui l’unità della nazione è messa in discussione più o meno giornalmente, si sentiva proprio il bisogno di un moderno Masaniello. Un livornese che per contratto si professa «figlio di Napoli» e si erge a paladino del meridione. Se fossimo sul rettangolo di gioco potremmo almeno parlare di una inutile entrata a gamba tesa, uno di quei falli a centrocampo che oltre a non portare alcun vantaggio nel gioco, mettono in discussione la stessa intelligenza tattica di chi li commette. Purtroppo invece Mazzarri è sembrato serio quando, sommerso dallo stesso calore napoletano che l’ha costretto a lasciare la libreria con la scorta, ha affermato che è proprio la concorrenza tra nord e sud rappresentata nella partita a dargli «la carica emotiva per combatterla». Ha detto proprio «combatterla», come se Napoli-Juventus fosse per davvero il remake moderno dello scontro tra Piemontesi e truppe borboniche. Una contesa “giocata” in altre epoche e su altri campi (di battaglia), che dopo 150 anni sarebbe quanto mai opportuno archiviare.
Speriamo quindi che il 6 novembre le parole del tecnico non vengano interpretate alla lettera dagli ultras partenopei, il cui fondamentalismo calcistico non ha certo bisogno di essere ulteriormente fomentato. Soprattutto se si pensa che girare dalle parti dello stadio di Piedigrotta con al collo una sciarpa di colore diverso da quello azzurro può portare non di rado a conseguenze poco piacevoli.
Dal canto loro i torinesi di fede bianconera non hanno dato troppa importanza alle sparate di Mazzarri, puntualmente riportate da Tuttosport. Come dargli torto? Sono troppo impegnati a sperare nella riscossa della squadra di Antonio Conte dopo due anni orribili per decidere di perdere in questo modo il loro solito aplomb. Un’indifferenza che non viene scalfita nemmeno dalla «storica rivalità» tirata in ballo da Mazzarri e che dalle parti di Torino suona del tutto nuova. Perché se è vero che a Napoli «ogni giorno dell’anno» ci sono tifosi che sperano di sconfiggere la Juventus, sotto la Mole degli azzurri non si parla mai.
Per carità, i torinesi sanno bene che Napoli è “il paese d’ ‘o sole”, che c’è il mare, che Gigi D’Alessio è il miglior cantante del mondo, che com’è buona la pizza a Napoli… Ma calcisticamente parlando, una vera rivalità tra bianconeri e partenopei non c’è mai stata. Almeno nell’ultimo quarto di secolo, anni in cui è facile perdere il conto dei trionfi ottenuti dalla squadra torinese. Un conto invece che se riferito al Napoli è fin troppo semplice. Tutte le volte (due…) che gli azzurri hanno dimostrato la loro superiorità in campo nazionale, la Juventus non è mai stata competitiva al punto da essere un avversario temibile. Stiamo parlando del periodo che va dal 1987 al 1990, quando cioè al Napoli delle meraviglie di Maradona e Careca si contrapponeva una Juve appannata, in piena fase di transizione tra i successi dell’era Trapattoni e quelli successivi di Lippi.
Dove ricercare dunque l’origine della rivalità tanto cara a Mazzarri? Magari proprio nella fortunata avventura bianconera di mr. Lippi, che prima di accasarsi a Torino allenava il Napoli. Oppure ancor prima nel tradimento di quel “core ingrato” di Altafini. Certo, anche l’arrivo in Piemonte dell’amato Quagliarella potrebbe aver fatto la sua parte, ma a ben vedere sembrano tutte cose di poco conto. «Quisquilie», direbbe quel grande napoletano che di tanto in tanto si vantava di aver fatto il militare a Cuneo. Così, per provare a trovare finalmente una risposta a tanto astio, dobbiamo ricorrere nuovamente all’aiuto di Mazzarri che ha voluto ricordare il Napoli di Vinicio. Quello «che venne applaudito nonostante una sconfitta con la Juve».
Alzino la mano i tifosi bianconeri a cui è rimasta impressa quella partita. Ora alzino la mano quelli che sanno almeno chi sia Vinicio! Se fosse un sondaggio i risultati sarebbero sconfortanti a tal punto che non resterebbe che confidare, per cotanta smemoratezza, nella clemenza dei napoletani.
Non è facile per un tifoso della Juventus ricordare tette le sue innumerevoli vittorie. E nemmeno i motivi per cui qualcuno dice di portarle rancore.
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