Chiude l’hotel del duca affabile (Pagina)

Addio Hotel Ligure. Dopo oltre 140 anni le 4 stelle di uno dei grandi alberghi della città si spegneranno per sempre. Fatale sembra essere stato il calo del 35% sulle presenze che ha indotto la NH, la società alberghiera spagnola proprietaria della struttura, a decidere la cessazione dell’attività. L’ultimo cliente lascerà l’hotel a dicembre, e alle sue spalle, oltre alla porta scorrevole, si chiuderà anche un pezzo di storia torinese. Perché se è vero che il prestigio di una città poggia anche sulla qualità delle sue strutture di ricezione, potete star certi che il Ligure ci mancherà.
Inaugurato nel 1870 nell’austerità architettonica di un palazzo di piazza Carlo Felice, di fronte alla stazione di Porta Nuova, il Grand Hotel Ligure è sempre stato uno degli alberghi più lussuosi di Torino. Lo scenario ideale per un incontro straordinario come quello tra Fred Buscaglione e Leo Chiosso, autore dei versi delle sue canzoni più famose. Pezzi come “Che bambola”, “Eri piccola così”, “Love in Portofino” e tanti altri motivi entrati nella leggenda della musica italiana grazie alla impareggiabile voce di Buscaglione, non sarebbero mai nati senza quel primo incontro avvenuto proprio all’Hotel Ligure.
«Era il 1937», ricordò Chiosso, «l’Hotel Ligure di piazza Carlo Felice angolo corso Vittorio aveva un bel dehors, dove si andava a sentire la musica americana».
Ferdinando Buscaglione, classe 1921, suonava a quei tempi nell’orchestra dell’hotel diretta dal maestro Gino Filippini. «Vidi un ragazzino che suonava il contrabbasso nell’orchestrina; durante gli intervalli improvvisava qualche brano jazz. Aveva stoffa».
Storie, storie, storie… Chissà quante potrebbero raccontarne i muri del Ligure. Come quella di uno dei suoi primissimi proprietari, Angelo Moriondo, inventore della macchina del caffè espresso. Nel 1884 ebbe l’idea di produrre il “caffè istantaneo” per soddisfare le richieste della sua frettolosa clientela.
Ma dopo il periodo romantico della Belle Époque, anche su piazza Carlo Felice cominciò ad arrivare l’eco sinistra dei cacciabombardieri. L’albergo venne colpito da una bomba durante la seconda guerra mondiale e fu necessario ricostruirlo parzialmente per riportarlo al suo antico splendore. Da allora sotto le sue quattro stelle, in 169 camere e due suite dotate di ogni comfort, hanno alloggiato migliaia di persone: uomini d’affari, professionisti, ereditieri e anche nobili.
Di sangue blu erano ad esempio due dei suoi più affezionati ospiti, i fratelli Filiberto e Adalberto di Savoia, rispettivamente duchi di Genova e di Bergamo. Soggiornarono all’Hotel Ligure per ben trent’anni, nel dopoguerra. Sempre elegantissimi: cappotto nero, cappello nero e guanti. Li si incontrava a passeggio sotto i portici dove non di rado si intrattenevano a parlare con la gente comune. Semplici e cordiali, soprattutto Filiberto che per i suoi modi gentili venne soprannominato il “duca affabile”. Morì nel 1990 alla veneranda età di 95 anni ed ora riposa nella cripta di Superga.
Nell’agosto del 1977 le cronache riportarono la notizia dell’assalto di quattro banditi all’hotel. I malviventi sequestrarono il facchino e riuscirono ad aprire tre cassette di sicurezza tra cui quella del duca di Bergamo. Quattro anni dopo il Ligure chiuse i battenti per permettere i lavori di restauro e ammodernamento dei locali dopo l’acquisto dell’attività da parte dalla catena Jolly. Se ne andò il duca di Genova, e se andarono anche i dipendenti tra cui la signora Delia, la storica centralinista, che pare fosse solita ripetere la frase: «Ho sposato il Ligure».
«Torino perde un compagno di un secolo di vita, acquisterà tra due anni un albergo fantastico. I tempi cambiano», scrisse invece La Stampa con velato disincanto.
La spesa per il restauro venne calcolata in 7 miliardi di lire e la data prevista per la nuova apertura fissata per il 1983. In realtà per veder entrare il primo cliente si dovette aspettare il 2 aprile 1985, quando il rinnovato Jolly Hotel Ligure tornò in attività come «uno degli alberghi più moderni d’Europa». Una camera singola costava ben 168 mila lire e una doppia 214 mila. Il prezzo della bellezza è sempre per pochi.
Nel 2007 è arrivato un nuovo cambio di proprietà. La Jolly Hotels è stata assorbita dalla società spagnola NH, e come di consuetudine anche il Ligure ha modificato il suo nome anteponendo quello dei nuovi proprietari al proprio. Avrebbe potuto essere il punto di partenza per un nuovo inizio, ma dopo solo due anni l’immobile è stato messo in vendita con il progetto di trasformarlo prossimamente in una residenza di alto livello. Operazione che, a detta de La Stampa, «sarebbe andata a segno per una cifra di 22 milioni». Nell’Italia della infinita crisi economica anche i ricordi sono compresi nel prezzo. I tempi cambiano.
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