La paura del fiume nel campo dei rom (Pagina; Ecoinchiesta)

Sale il livello del fiume e cresce la paura in Lungo Stura Lazio. Nel nord-ovest italiano dove si muore ancora di pioggia, il maltempo che in queste ore tiene il Piemonte in stato d’allerta spaventa soprattutto gli ultimi: rom, disperati e famiglie senza fissa dimora. Sono quelli che con il fiume sono obbligati a conviverci, in una sponda malsana sulle rive della Stura di Lanzo, dove Torino assomiglia ad una bidonville di Caracas.
La distesa di baracche è nascosta dagli arbusti di uno stradone della periferia nord-est. Mimetizzata come per pudore dal bel giardinetto curato che si affaccia su Strada Settimo, dedicato ai caduti in Guerra. È l’ultima frontiera prima di immergersi in un paesaggio di degrado impensabile fatto di pozzanghere e spazzatura.
Alle otto e mezza del mattino Lungo Stura è animata da uomini e donne che si mettono in cammino per raggiungere semafori e marciapiedi dove chiedere l’elemosina. Chi rimane nel campo accende il fuoco per scaldarsi come può. Qui di inverno il rischio di incendi è sempre altissimo, ma in questi giorni di emergenza meteo a far più paura non è il fuoco ma l’acqua. La Stura è vicina, vicinissima*. Scorre sempre più impetuosa a pochi metri dallo spiazzo con le auto targate “RO” e dal terreno fangoso dove giocano i bambini.
In questo groviglio di catapecchie vivono oltre 600 persone. Circa 130 sono minori. Numeri che distinguono Lungo Stura Lazio dalle altre zone che a Torino potrebbero essere a rischio alluvione. Solo lungo le sponde di questo torrente ci sono così tanti soggetti che non vivono in vere case e che in caso di esondazione si troverebbero in un reale stato di pericolo. Eppure nell’accampamento questa mattina la vita sembra continuare come sempre, scandita da un viavai incessante tra le baracche. C’è chi arriva e chi va, come in un condominio. Solo che qui al posto del tetto c’è il cielo grigio di questi giorni.
Sul ponte della Barca, Niko, un ragazzo sulla trentina che vive con la sua famiglia nel campo, scruta la Stura mentre fuma una sigaretta. Il presidente della regione Cota ha invitato i cittadini a tenersi informati sull’evolversi della situazione e lui sembra averlo preso alla lettera.
Per ora è «tutto tranquillo», dice con un accento slavo che trascura le doppie. Gli domando se si ricorda della piccola Manuela, la bimba rom che durante l’alluvione dell’ottobre del 2000 annegò proprio nella Stura. «No, ma…», e con la mano fa un cenno come volesse dire che è una storia che può immaginare.
Manuela aveva sette anni e abitava in un campo in strada dell’Aeroporto. Le cronache raccontano che l’onda che la travolse arrivò improvvisa e non le diede scampo.
Niko butta la sigaretta e dà un’ultima occhiata al fiume. Se il livello dell’acqua dovesse accennare a salire troppo se ne andrà**. «Non voglio finire al Pascolo», dice indicando la parte del torrente che scorre verso Superga.
Il «Pascolo» è la diga del Pascolo, costruita nel 1953 a monte della confluenza della Stura con il Po con la duplice funzione di regolare il regime delle acque e alimentare la centrale elettrica. Un indirizzo familiare per i cronisti di nera torinesi: quando qualcuno annega nei fiumi il cadavere lo ritrovano quasi sempre lì.
Continua a piovere, la perturbazione che arriva da sud si muove lentamente. La Protezione Civile sul suo sito comunica che in Piemonte il peggio deve ancora arrivare***. Nelle baracche di Lungo Stura Lazio il collegamento ad internet non c’è. Ogni tanto qualcuno va a guardare il fiume dal ponte e si fa il suo personale bollettino d’allerta.

 – Pagina.to.it, 06/11/2011  ; Ecoinchiesta, 05/11/2011

AGGIORNAMENTI

***6 novembre ore 07.00 – Dopo le valli, l’Arpa innalza il livello di criticità in città. Sgomberati nella notte i nomadi del campo Stura Lazio.


**5 novembre ore 18.00 –
La piena della Dora e dello Stura sono attese intorno alla mezzanotte di questa sera. I tecnici non prevedono esondazioni, ma è stato già messo a punto un piano di evacuazione per il campo nomadi sullo Stura.

*5 novembre ore 12.10 – Cota:“Stare lontano dai corsi d’acqua”.
Il presidente Roberto Cota rinnova l’invito ai cittadini “a non sostare sui ponti ed a tenersi lontani dai corsi d’acqua, riducendo all’essenziale gli spostamenti ed evitando i sottopassi. Comunque, in caso di spostamenti di particolare urgenza è opportuno informarsi presso i gestori delle reti stradali Aiscat e Anas e le Province”.

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