Rena, si passa alla fase due: “non eravamo sicuri che questo giorno sarebbe arrivato” (Ecoinchiesta)

L’operazione di salvataggio della nave arenata al largo della Nuova Zelanda entra nella fase due e si concentra sulle centinaia di container rimasti a bordo. Ma l’operazione richiederà dei mesi…

La maggior parte dell’olio combustibile in posizione pericolosa non è più nei serbatoi della Rena.  “Questa è una pietra miliare” ha detto Arthur Jobard, ispettore delle squadre di salvataggio che dal 5 ottobre lavorano per evitare che il disastro ambientale in Nuova Zelanda raggiunga livelli irreparabili. Ora le operazioni passano alla fase due, cioè la rimozione dei 1280 container rimasti a bordo.
Una speciale chiatta dotata di gru raggiungerà il relitto per dare inizio ad un processo piuttosto lento che durerà alcuni mesi. Si parla di circa cinque container portati sulla terraferma ogni giorno, una media variabile a seconda delle condizioni meteo e delle difficoltà che via via si presenteranno.
La nave ha delle profonde crepe su entrambi i lati dello scafo e si trova ancora inclinata su un lato, il che  potrebbe complicare lo sgombero. Ma dopo settimane di altissima tensione in cui il rischio dell’affondamento e della dispersione in mare di migliaia di tonnellate di petrolio era sembrato sul punto di concretizzarsi, oggi il morale tra  i soccorritori è alto. “Questo è il giorno che molti di noi non erano sicuri che sarebbe arrivato” ha detto Jobard.
Più di 350 tonnellate si erano riversate in mare nei giorni successivi al naufragio, uccidendo più di 1300 uccelli e contaminado decine di chilometri di spiagge nella Baia di Plenty.

 – Ecoinchiesta, 14/11/2011


Qui  tutto il dossier di Ecoinchiesta sulla marea nera in Nuova Zelanda.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Ambiente, Esteri e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.