Ma Le Vallette non sono il Bronx (Pagina)

Forse sarebbe potuto succedere ovunque, perché l’idiozia e il pregiudizio non abitano stabilmente in nessun posto. Ma purtroppo, il vergognoso incendio appiccato sabato sera in un campo rom, è accaduto proprio alle Vallette, estrema periferia di Torino. Un posto che sembra un po’ Varsavia e un po’ Londra nord. Un quartiere che dopo decenni di degrado fatica ancora a scrollarsi di dosso la fama di piccolo “Bronx” torinese. Una fama immeritata, superata, ma che è pronta ad appiccicarsi nuovamente addosso ai residenti delle Vallette non appena capitano episodi come quello di sabato.
A scatenare l’odio contro il “diverso” è bastato il racconto sconclusionato di una quindicenne, che la scorsa settimana aveva accusato due stranieri di averla violentata: «Sono stati due zingari». Così una fiaccolata pacifica per chiedere più sicurezza nel quartiere si è trasformata in una terribile rappresaglia, quando circa trenta persone si sono staccate dal corteo raggiungendo l’accampamento dei rom, nei pressi della cascina Continassa, e hanno dato fuoco a tutto.
Forse sarebbe potuto succedere ovunque, ma solo alle Vallette coesistono un carcere, un campo nomadi e un parcheggio per giostrai. Una convivenza forzata resa ancora più difficile dal malessere diffuso di questi tempi, e che in casi come questo l’ignoranza e la brutalità di pochi possono facilmente manipolare. Basta uno sgarro a un abitante italiano per trasformare le occhiatacce scambiate di sfuggita nei bar in vili atti di barbarie. Un rischio tanto ignorato dall’amministrazione cittadina, quanto palese per chi alle Vallette ci vive.
Ad alcuni abitanti è bastato leggere il volantino con un invito sinistro a «ripulire la Continassa» messo nelle buche delle lettere poche ore prima della fiaccolata, per andare ad avvertire i rom di ciò che sarebbe accaduto. Un’accortezza che ha evitato a Torino, la città che in questi anni si è distinta per tolleranza e capacità di integrazione, di portare per sempre il peso di una orribile tragedia e che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che Le Vallette non è il Bronx. Non è il posto pericoloso descritto da quei giornalisti che chiamando il quartiere «La Valletta» dimostrano che dalle parti di corso Molise e Magnolie non ci sono mai stati. È un peccato, perché al posto dei bassifondi newyorkesi, vedrebbero un rione con palazzi decorosi e bassi caseggiati di mattoni rossi circondati da gradevoli giardini. Non il paradiso, si intende, ma nemmeno l’inferno periferico che si cerca ostinatamente di rievocare.
Ciò che invece oggi alle Vallette non si vede è la vergogna di tanti cittadini per bene nell’essere identificati con un piccolo branco di vili criminali. Quelli che hanno dato fuoco al campo rom proprio mentre si diffondeva la notizia che non c’era mai stata nessuna violenza, che la ragazzina si era inventata tutto per vergogna che i genitori venissero a scoprire la sua relazione con un ragazzo più grande.
Per l’incendio della Continassa sono già finite in carcere due persone, mentre sull’identità di tutti gli altri è in corso un’indagine. Le modalità del raid punitivo fanno pensare agli inquirenti che si tratti di soggetti abituati alle risse e agli scontri, come alcuni ultras della Juventus che vivono nel quartiere. Per ora sono solo ipotesi, ma non sarebbe la prima volta che le bandiere con le croci celtiche che si vedono ogni domenica nelle curve degli stadi italiani vengano sventolate da individui dediti a episodi di razzismo.
Comunque sia, il “colpo di scena” della violenza inventata ha rivelato drammaticamente quanto poco ci voglia per incrinare quella parvenza di normalità, quell’equilibrio faticosamente raggiunto in questa parte un po’ sfortunata di città.
Quest’anno il quartiere Vallette festeggia i suoi primi cinquant’anni. È una zona ancora “giovane”, che proprio come il più turbolento degli scolari è condannata a dover dimostrare di essere non solo uguale al resto della città, ma addirittura migliore. Altrimenti c’è il rischio che la poco desiderabile fama di borgata problematica ritorni. Perché forse è vero che un gesto vile e deprecabile come quello di sabato sarebbe potuto succedere ovunque, ma nell’immaginario di tanti, “ovunque” non è Le Vallette.
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