Principio di incendio nell’impianto nucleare di Bosco Marengo (Ecoinchiesta)

Un principio di incendio, forse causato dal cattivo funzionamento di un macchinario,  ha interessato questa mattina l’impianto nucleare di Bosco Marengo, in provincia di Alessandria.
I tecnici dell’Arpa Piemonte stanno monitorando la situazione tramite analisi radiometriche che proseguiranno anche nelle prossime ore. I primi risultati saranno resi noti nel tardo pomeriggio di oggi.
L’impianto di Bosco Marengo è stato inaugurato nel 1973 per produrre gli elementi di combustibile per le centrali nucleari italiane ed estere. Nel 1987, con la chiusura del programma nucleare italiano, l’impianto è stato utilizzato soprattutto nei settori ceramici avanzati.
Da ormai sedici anni tutte le attività nucleari sono state fermate e dal 2005 il sito risulta in attesa di bonifica. Si calcola che nel 1995 fossero stoccate a Bosco Marengo circa 112 tonnellate di combustibile nucleare. Da allora si è provveduto a trasferire all’estero tutto il materiale potenzialmente pericoloso. L’ultimo trasporto è avvenuto nel novembre 2006, mentre nel 2008 è stato approvato dal Ministero dello Sviluppo Economico il decreto per lo smantellamento definitivo dell’impianto che in futuro ospiterà dei laboratori di analisi ambientale e radiologica.
Oltre a Bosco Marengo sono ancora nove i depositi di scorie radioattive sul territorio italiano (Saluggia, Roma, Trino, Ispra, Pavia, Caorso, Pisa, Latina, Garigliano, Trisaia e Palermo), nonostante la legge 386/2003 del governo Berlusconi prevedesse la realizzazione entro il 2008 di un deposito nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti nucleari.  Un progetto finora mai realizzato.
Il Piemonte è la regione italiana che ospita la maggior quantità di rifiuti radioattivi,  4.606.126  GBq (unità di misura della radioattività), seguita da Campania (425.040), Basilicata (362.326), Lombardia ( 53.243), Toscana (14.503), Emilia romagna (1.773), Lazio (50.540), Puglia (238), Molise (46) e Sicilia (0,4).

 – Ecoinchiesta, 22/12/2011

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