Un bravo manager, lo licenziamo (Pagina)

Sono passati più o meno duecento giorni da quando su Pagina annunciavamo la nomina di un manager torinese alla guida dell’Asia, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti a Napoli. Duecento giorni difficilissimi per Raphael Rossi, enfant prodige di scuola Amiat, chiamato dal sindaco Luigi De Magistris per gestire l’emergenza della monnezza nel capoluogo partenopeo.
«Sono come un medico che viene chiamato di fronte a un caso grave, complicato», aveva dichiarato Rossi appena arrivato da Torino e nei mesi successivi i risultati della sua cura si sono visti. L’incremento della raccolta differenziata e soprattutto la scomparsa delle cataste di rifiuti dalle strade di Napoli sono traguardi non di poco conto in una città che un anno fa si presentava letteralmente sommersa dall’immondizia, con i camion dell’Asia costretti a raccogliere i rifiuti scortati da uomini armati. Ecco perché ha destato stupore l’improvvisa decisione di De Magistris di sollevare dal suo ruolo il dirigente torinese, una notizia che il 2 gennaio, come un botto di capodanno scoppiato in ritardo, ha sorpreso un po’ tutti.
Cosa ha spinto il sindaco di Napoli a sostituire un ragazzo di comprovata competenza e onestà (nel 2007 Rossi denunciò un tentativo di corruzione ai suoi danni) dopo pochi mesi di mandato? Nonostante un’ora di turbolenta conferenza stampa, De Magistris non è ancora riuscito a spiegarne chiaramente il motivo. «Raphael Rossi fa parte e farà parte della nostra squadra», ha detto l’ex pm, sottolineando anche che le voci di dissidi tra lui e il manager di Torino sono da ritenersi del tutto infondate. Ma allora perché è stato silurato? Le versioni dei fatti apparse in questi giorni sulla stampa partenopea sono discordanti. Ad esempio Il Mattino, che in un primo momento aveva indicato il rifiuto di Rossi ad assumere 23 ex lavoratori ultracinquantenni del bacino Napoli-5 come probabile causa dell’avvicendamento nell’azienda di raccolta rifiuti, ha successivamente aggiustato il tiro puntando il dito proprio sulla condotta del manager. Il quotidiano napoletano cita un report commissionato ai dirigenti di Asia dal vice sindaco con delega all’Ambiente, Tommaso Sodano, nel quale sarebbero state messe sotto la lente di ingrandimento tutte le attività svolte sotto la presidenza Rossi. Nel documento vengono tirate in ballo cinque consulenze, forse non gradite, richieste a collaboratori fidati per un ammontare di 150.000 euro circa, quattro delle quali realizzate da esperti chiamati direttamente da Torino: Robiati, Di Polito, Varisotti e Vecchiotti. Nessuna irregolarità, sia ben chiaro, ma solo dei banali mugugni per le scelte di Rossi a discapito degli esperti locali, magari i soliti esperti, quelli che in anni e anni non sono riusciti a evitare il collasso del sistema rifiuti napoletano.
L’esistenza di una specie di congiura di palazzo contro il manager venuto da Torino, seppure non confermata, potrebbe non essere del tutto inverosimile, visto che la battaglia intrapresa con decisione da Raphael Rossi sotto il Vesuvio poteva definirsi a tutti gli effetti epocale. «Noi stiamo dalla parte di chi lavora per uscire dall’emergenza e delineare un nuovo piano» aveva dichiarato nei suoi primi giorni da presidente dell’Asia, «altri sono aggrappati al vecchio sistema di interessi e privilegi che in questi anni è cresciuto proprio grazie all’emergenza». È quindi ovvio che una simile rivoluzione abbia indispettito qualcuno, creando malumori a vari livelli.
Altro punto discutibile del dossier anti-Rossi è la presenza dell’ammontare delle spese sostenute dal Comune di Napoli nel suo breve periodo di presidenza: circa 2500 euro di stipendio, 2400 euro di rimborso spese non forfettario, il costo dell’affitto di una casa a Napoli e i viaggi di andata e ritorno a Torino. Tutte cifre che a ben vedere non fanno altro che confermare l’ottima scelta fatta da De Magistris a suo tempo. Quanti alti dirigenti di una società con 2400 dipendenti guadagnano di meno?
Insomma, il caso Rossi continua a rimanere alquanto incomprensibile anche per un napoletano simbolo della lotta all’illegalità come Roberto Saviano. «Mi sarei aspettato più chiarezza sulla sua sostituzione», ha scritto su Twitter l’autore di Gomorra. La frecciata all’amico De Magistris è chiara: «Sulla questione rifiuti a Napoli non ci si può permettere zone d’ombra».
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