Storie di terremoti, da La Stampa a Twitter (Pagina)

“Qualcuno ha sentito il terremoto a Torino”? Quando succede qualcosa di rilevante sono sempre gli utenti di Twitter i più veloci a far circolare le notizie sul web. È accaduto anche ieri pomeriggio quando sul celebre social network molti torinesi si sono scambiati le prime impressioni sul sisma che ha avuto come epicentro la provincia di Parma, ma che è stato avvertito in misura lieve anche a Torino. C’è chi l’ha sentito e chi no, chi ha visto ondeggiare il lampadario e chi ha pensato di aver esagerato con il vino a pranzo.
La storia dei terremoti sotto la Mole è lunga e testimoniata da quasi cento anni di carta stampata, nonostante la nostra città sia situata in una delle zone a minor rischio sismico di tutto il Paese. Qualche esempio? La mattina del 27 ottobre 1914 il quotidiano La Stampa pubblicò un articolo a tutta pagina sulla “Violentissima scossa di terremoto” che in piena notte svegliò Torino, dal centro alla periferia. Secondo il cronista dell’epoca, in pochi minuti una moltitudine di gente si ritrovò per strada con ancora indosso pigiami e vestaglie. Un panico giustificato dalla “violenza inconsuetamente impressionante” di quel sisma. “Gli strumenti sismografici ci dissero quanti secondi precisi la scossa è durata, e di quale natura furono le sue fasi”, continua l’articolo con un’enfasi coinvolgente, “noi, come pubblico, possiamo attestare che per brevi istanti le pareti delle case furono agitate come fronde di alberi al vento. In moltissime abitazioni l’impressione di paura fu aumentata dalla caduta di quadri appesi ai muri o di oggetti posati sui mobili”.
C’è da dire che nemmeno nel 1914 le scosse di questo genere erano per Torino una novità assoluta, visto che lo stesso giornalista ricorda nel suo pezzo un altro evento sismico simile avvenuto nel 1887: “Anche allora, la cittadinanza ebbe un risveglio violento che segnò negli animi un solco di profondo sgomento”.
Tanta paura insomma, ma nessun danno, a parte lievi lesioni agli edifici e una “strage… di comignoli”. Così, come spesso accade dopo un bello spavento anche il nostro cronista d’antan si concesse una parentesi distensiva, raccontando un episodio che ha del comico: “In via Po, un vecchierello sommariamente vestito, teneva sulle braccia un pappagallo e lo andava confortando per timore, forse, che fosse preso da una crisi di nervi”.
Nell’immediato dopoguerra i movimenti tellurici furono piuttosto numerosi in tutto il Piemonte. Quarantotto scosse superiori al terzo grado della scala Mercalli vennero registrate nel solo 1946, altre diciotto nel 1948, tra cui una di una certa intensità (sesto grado).
Con un ulteriore balzo nelle pagine de La Stampa arriviamo all’alba del 20 giugno 1955, quando il capoluogo subalpino fu interessato da un terremoto del secondo grado della scala Mercalli con epicentro nel Pinerolese. I muri delle case tremarono per circa 10 secondi a causa di una scossa sussultoria e ondulatoria: “Le porte interne delle case hanno cigolato sui cardini, i lampadari sospesi ai soffitti hanno oscillato, i vetri delle finestre hanno leggermente vibrato. Nulla di allarmante però, e chi ha atteso la seconda scossa si è rassicurato poco dopo”.
6 aprile 1959, ore 11.48 del mattino: un altro lieve sisma fu avvertito nel capoluogo e in parte del Piemonte. Anche allora “episodi di panico, ma nessun danno”. Un anno più tardi, nel 1960, ci fu chi il terremoto a Torino se lo immaginò soltanto, senza che si fosse effettivamente verificato. Accadde in corso Belgio a causa dello scoppio di una miscela di gas sprigionatasi da una caldaia: “Credevamo che ci fosse il terremoto” raccontò un’inquilina del civico 51 “avevamo letto sui giornali la notizia della distruzione di quella città persiana e quando la casa ha tremato investita dall’esplosione, siamo scappati in strada. Poi sono arrivati i vigili del fuoco e la polizia e finalmente si è compreso che il sinistro aveva dimensioni molto più modeste. Mancava solo qualche vetro”.
Arriviamo al 1968 ed è sempre la solita storia: il terremoto, per quanto deboli siano le scosse, suscita sempre terrore e il primo impulso è di correre all’aperto, lontano dalle case. Così alle 20.38 del 19 aprile bastano pochi secondi per mandare in tilt i centralini del maggiore quotidiano torinese: “Abito al nono piano, c’è pericolo?”; “Il mio cane ha annunciato la scossa con un penoso guaito”. Ancora terremoti: il 9 ottobre 1969, la città subisce un brusco risveglio, la terra trema con una scossa pari al 5° grado della scala Mercalli. Il 31 dicembre 1970 Torino prova anche il brivido del Capodanno con terremoto. II 1970 si congeda con una scossa “innocua, al punto che molti torinesi non se ne sono nemmeno accorti”. Ma altri l’avvertono eccome e si spaventano: “Possiamo brindare tranquilli al nuovo anno o è meglio salutarlo per strada?”.
La paura del cataclisma, forse insita nella natura dell’uomo, è ulteriormente stimolata dalla tragedia del terremoto nel Friuli del 1976. “E se il terremoto arrivasse a Torino?”, chiosa La Stampa, spiegando che “il pericolo è minimo ma…”. Nell’articolo un intervento illuminante degli esperti dell’Istituto di geologia rassicura che “alla luce delle conoscenze attuali, i sismi a Torino e dintorni non potranno superare i primi due gradi Mercalli: saranno avvertibili, ma non causeranno guai”. Premesso ciò, “resta il dubbio in fondo all’animo: e se…”. Segue ipotesi fantascientifica sulle conseguenze di un sisma devastante del decimo grado sotto la Mole. Risultato: danni gravissimi ai palazzi barocchi, le chiese di San Carlo, Santa Teresa, San Filippo, Santa Cristina, sarebbero “un cumulo di macerie”, anche il Duomo “non sfugge alla catastrofe” e la cupola del Guarini “non è che un mucchio di polvere”. Nell’ipotesi pessimistica si salva, forse, la basilica di Superga (“perché la collina forma un cuscinetto elastico”) e resistono Palazzo Madama e le Torri Palatine “che poggiano su colossali fondamenta romane”.
Dalla fantascienza si torna alla realtà, fortunatamente ben diversa. Nonostante il panico e le migliaia di persone scese in strada, il violento terremoto del 6 gennaio 1980 non provoca grossi danni, almeno in città. Eppure si tratta, a detta degli esperti, di una delle peggiori scosse registrate in Piemonte negli ultimi cento anni. Si può comprendere quindi come mai lo “sconsiderato annuncio” di una radio privata suscita nel febbraio 1981 delle forti ansie tra i cittadini torinesi: “Lunedì 23 a Torino avrà luogo una scossa di terremoto intorno al decimo grado della scala Mercalli”. Tutto falso ovviamente, ma tanto basta per far giungere ai Vigili del Fuoco centinaia di telefonate “di gente atterrita”.
Negli ultimi trent’anni altri movimenti tellurici di piccola entità hanno interessato l’area torinese. Recentemente la loro cronaca immediata è passata per lo più dalla carta stampata al web, con l’efficientissimo Twitter a fare la parte del leone. Non c’è da stupirsi quindi se in queste ore sul web c’è chi ironizza dicendo: “In caso di terremoto, prima si twitta e poi ci si mette in salvo”.
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