I venti della Valsusa (Pagina)

Sulla TAV Palazzo Chigi è stato perentorio: «Il progetto non genera danni ambientali diretti e indiretti». Eppure, secondo alcuni studi, i lavori per realizzare il tunnel della ferrovia superveloce esporranno i cittadini a grandi rischi per la salute. Rischi che non si limiteranno alla sola Val di Susa e che potrebbero interessare direttamente anche Torino.
La preoccupazione espressa dal professor Edoardo Gays, oncologo dell’ospedale San Luigi di Orbassano, è legata in particolare allo stoccaggio di cinquecentomila metri cubi di materiale di risulta degli scavi nelle montagne in cui sarebbe accertata la presenza di uranio e amianto. Sostanze che potrebbero facilmente disperdersi nell’atmosfera, un pericolo che nemmeno il cambio di tracciato dalla parte sinistra a quella destra orografica della Val di Susa ha scongiurato del tutto.
Per quanto riguarda Torino il nemico numero uno in questo caso saranno i venti in ascensione dalla Valle, un fenomeno ben noto ai torinesi. Spesso l’aria fresca delle montagne giunge fino in città incanalandosi nel corridoio naturale che dal Rocciamelone porta ai comuni della cintura (Pianezza, Rivoli e Collegno), attraversando poi Torino da ovest, fino a Superga. A volte si tratta di furibonde correnti invernali, altre di piacevoli brezze estive che potrebbero spingere in pianura le leggerissime fibre di amianto. «L’amianto», ha sottolineato il professor Saverio Bruna, primario del reparto di pneumatologia del San Luigi, «rappresenta da sempre uno dei componenti principali della crosta terrestre e finché riposa sotto terra non è in grado di rivelare la propria attività patogena. L’intelligenza sta nel non smuoverlo». A questo proposito già nel 2004 il professor Gays scriveva in un comunicato ufficiale sottoscritto da altri 100 medici che «l’esposizione all’amianto, anche non legato ad attività lavorativa, correla con gravi patologie, tra cui il mesotelioma, malattia tumorale maligna a prognosi infausta in tempi assai brevi: dal momento della diagnosi di mesotelioma al decesso del paziente il tempo che intercorre è di 275 giorni (dato statistico sec. European Journal of Cancer, febbraio 2003), quali che siano le terapie instaurate. Si espone quanto sopra come contributo alla conoscenza del problema di impatto ambientale legati alle opere in fase di progettazione e al relativo rischio amianto». Dal canto suo il Governo continua invece a sostenere che «le rocce possono avere una presenza sporadica di amianto, con una quantità massima stimata intorno al 15%, nei primi 400 metri del tunnel di base». In ogni caso, si legge in una nota diffusa dall’esecutivo, «sono state previste specifiche procedure di sicurezza già adottate con successo, che prevedono, per esempio, un monitoraggio continuo del fronte di scavo da parte del geologo; un monitoraggio dell’aria all’interno e all’imbocco della galleria; un’osservazione in continuo del materiale scavato; una sua compartimentazione e specifiche misure di protezione per i lavoratori». Ma le particelle volatili non sono l’unica incognita per il capoluogo piemontese. Un documento redatto dall’ingegner Francesco Bellino e consegnato alla Comunità montana della bassa Val di Susa, evidenzia che la realizzazione della linea ad alta velocità provocherebbe un vero disastro idrogeologico, vista anche la presenza della Dora Riparia. Per scongiurare il pericolo di esondabilità del fiume che metterebbe a rischio la nuova ferrovia dovranno essere costruiti nuovi argini che accentueranno così la portata d’acqua verso la pianura, quindi con «riflessi non solo locali, ma in tutto il fondo valle ed in particolare a Torino».
Notoriamente i ponti della città non sono in grado di recepire portate superiori a quelle dell’alluvione dell’ottobre 2000 e la drastica riduzione delle aree inondabili lungo il corso della Dora avrebbe, a detta di Bellino, «conseguenze non tollerabili».
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