Indonesia, stop ai containers tossici (Ecoinchiesta ; BioEcoGeo)

Svolta in Indonesia contro il traffico internazionale di rifiuti tossici. Il tribunale di Giakarta ha deciso il rimpatrio di 113  containers di sostanze pericolose inviate nel sud-est asiatico da alcune aziende inglesi e olandesi. I fatti si riferisco allo scorso gennaio, quando gli agenti doganali avevano bloccato alcuni containers arrivati via nave in Indonesia dai porti di Felixstowe e Rotterdam. Apparentemente pieni di rottami di ferro, i carichi sono risultati poi essere contaminati da sostanze nocive tra cui acido solforico, piombo, arsenico e cromo. Dopo mesi di pressione da parte dei gruppi ambientalisti, la Corte ha obbligato quattro società importatrici a rispedire tutto il materiale in Europa a loro spese, vietando inoltre di effettuare ulteriori importazioni per il “riciclaggio”, in realtà un vero e proprio tentativo di smaltire illegalmente i rifiuti. Un fenomeno, quello dei traffici internazionali di scarti, portato avanti per anni da molte aziende europee a discapito dei paesi in via di sviluppo come l’Indonesia.

Navi stracariche di veleni erano la norma e il dumping ambientale uno dei modi più usati per risolvere il problema dello smaltimento delle scorie prodotte dalle industrie, senza incidere sui bilanci delle aziende e senza disturbare gli affari. Viaggi che sfruttavano carenze legislative e di sistemi di controllo, instabilità politica, corruzione e malaffare. Viaggi che, almeno fino alla fine degli anni Ottanta, si muovevano dai paesi industrializzati verso quelli più poveri senza violare alcuna legge internazionale. Una sostanziale deregulation che ha permesso il proliferare di e trafficanti diprofessione che velocizzavano e moltiplicavano i viaggi e gli scarichi, senza tema di finire nei guai con la giustizia, di qualunque livello e grado.  (vedi dossier di Legambiente ”Ecomafia globale”)

“Questo è un primo passo avanti per dire al mondo che trucchi come questi per far diventare la nostra nazione una discarica di rifiuti tossici, non saranno più accettati in futuro”, ha commentato Yuyun Ismawati del Toxics Free Network Indonesia, organizzazione in prima linea contro l’ecomafia che avvelena il Paese. “Il governo indonesiano non deve più ignorare i rischi per la salute e per l’ambiente provocati da queste pratiche criminali”, ha detto Ismawati, sottolineando il sospetto che i containers individuati siano solo la punta dell’iceberg nel grande business dei rifiuti che continuano ad essere spediti dall’Europa. Eppure una volta appreso del sequestro la reazione del Regno Unito è stata quasi di sorpresa. Commentando il caso, un portavoce della Environment Agency inglese si è riservato di esprimere un giudizio dopo aver esaminato a fondo la questione. “La verità è che l’Inghilterra e le autorità portuali olandesi non si sono accorti di questa spedizione”, ha concluso Ismawati, “quindi è chiaro che ci deve essere una maggiore responsabilità dei paesi esportatori per contrastare i responsabili dei traffici di rifiuti tossici”. Nonostante l’Indonesia abbia aderito alla Convenzione di Basilea che regolamenta i movimenti transfrontalieri di rifiuti, vietando in linea generale l’esportazione verso gli stati in via di sviluppo, una scarsa applicazione nazionale delle leggi e una carente cooperazione internazionale fanno sì che ancora oggi tutti i porti del paese possano essere utilizzati come punti di ingresso per scarti ritenuti troppo difficili e costosi da smaltire in Europa. È il caso di una seconda partita di 118 containers sospetti trovati recentemente nel porto di Tanjung Priok, a nord di Giakarta, su cui è in corso un’indagine.

 – Ecoinchiesta, 18/03/2012 ; BioEcoGeo, 19/03/2012

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