Indonesia: tempi duri per i trafficanti di rifiuti (Ecoinchiesta)

«Le aziende che violeranno la legge importando rifiuti pericolosi in Indonesia dovranno affrontare severe punizioni». Lo ha affermato Balthasar Kambuaya, ministro dell’Ambiente indonesiano, ribadendo la tolleranza zero contro i trafficanti già sperimentata con successo negli scorsi mesi. A gennaio le autorità doganali del porto di Tanjung Priok, a nord di Giakarta, avevano intercettato 113 containers pieni di metalli di scarto contaminati con sostanze tossiche arrivati da Inghilterra e Olanda. Il successivo procedimento con il quale la merce è stata rispedita al mettente ha rappresentato un vero punto di svolta nel lassismo che negli ultimi decenni ha ridotto l’Indonesia in un paese-spazzatura. Le importazioni di rifiuti tossici, mascherate come forniture di materie prime per l’industria siderurgica locale, rappresentano una vera emergenza per il sud-est asiatico. Si pensi che una buona parte delle cinquanta milioni di tonnellate di scarti elettronici generate ogni anno nei paesi industrializzati finiscono in questa parte del mondo e che la quantità è in continua crescita. «I trafficanti cercano in tutti modi di far entrare i rifiuti in Indonesia, ciò è scandaloso e per questo è ora di  reagire con fermezza per contrastare questi criminali»,ha detto Kambuaya. Intanto però altri 118 containers sospetti sono stati sbarcati nel paese, questa volta da navi provenienti dall’Africa. Si tratta di materiali contenenti tossine come il piombo e il cadmio, il cui smaltimento in paese come l’Indonesia può rappresentare un grave rischio per la salute pubblica e per l’ambiente. «Andrò presto a controllare la natura di queste merci e, nel caso sia accertata senza ombra di dubbio la loro tossicità, provvederemo anche stavolta a rimandarli indietro». Il ministro indonesiano ha promesso infine l’avvio di procedimenti giudiziari contro le aziende importatrici, ritenute complici del disastro ambientale: «Devono conoscere le norme che disciplinano queste delicate spedizioni, nessuna scusa». Per i trafficanti di rifiuti si annunciano finalmente tempi duri.

 – Ecoinchiesta, 30/03/2012

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