Quel motivetto partito da Borgo Vittoria (Pagina)

Gira da ottobre nelle radio italiane una nuova versione di “Perduto amore”, canzone composta originariamente nel dopoguerra e reinterpretata oggi in maniera interessante da Simona Molinari. L’arrangiamento elettroswing e il piano di Peter Cincotti sono riusciti nell’intento di riportare al successo quel «sola me ne vo per la città» che fu tra i ritornelli più cantati in un’Italia ancora piena di macerie e tristezza. Ma in quanti sanno che quella città dove «I walk alone» era Torino?
Torinese d’adozione era infatti Nella Colombo, nome d’arte di Giovanna Colombo, la prima interprete di “Perduto amore”. Cantante di grande talento, la Colombo raggiunse la notorietà partendo da uno storico quartiere operaio della nostra città, Borgo Vittoria, dove si trasferì giovanissima da Milano in seguito alla morte del padre. Fu proprio all’ombra della Chiesa della Salute, e precisamente nelle aule della scuola Giuseppe Allievo, che conobbe per la prima volta il canto, una passione che la accompagnerà per tutta la vita.
Nel 1941, appena un anno dopo l’entrata in guerra dell’Italia fascista, imbrogliando sull’età, partecipò e vinse ad appena quattordici anni un concorso per voci nuove indetto dall’EIAR. Ricordando quel debutto prematuro, nella sua ultima intervista a La Stampa del 1981, Nella Colombo ci scherzò sopra: «Sono la più giovane delle cosiddette “vecchie glorie”». Aveva ragione. Già nel 1942 entrò a far parte dell’orchestra di Tito Petralia per sostituire Oscar Carboni e nello stesso anno dovette subire una inaspettata censura da parte del regime. Successe infatti che il fortunato motivetto della sua canzone “Il Tamburo della banda d’Affori” («Il tamburo principal / della banda d’Affori / che comanda 550 pifferi…») venne inteso dai gerarchi fascisti come uno sberleffo a Mussolini, a capo guarda caso dei 550 membri del Gran Consiglio Fascista.
Superato senza conseguenze questo imprevisto, Nella Colombo tornò a cantare nel 1943 sotto la direzione del maestro Cinico Angelini, un nome che ai giorni nostri non dice molto eppure, per dirla come lo scrittore Simone Saranno: «Dire Cinico Angelini in quegli anni a Torino era come dire Louis Amstrong a New York». A febbraio del 1945, la svolta. Con la Liberazione alle porte, la cantante torinese si avviò sulla via della celebrità proprio con “Perduto amore”. La canzone, eseguita per la prima volta in una sala da ballo di largo Giachino, venne incisa soltanto nel mese di luglio e trovò subito enormi consensi. Non era il «perduto amore» dei tempi moderni, dominati dalla volubilità, ad essere cercato disperatamente nel testo cantato della Colombo, ma piuttosto l’amore perso a causa della guerra, quello appunto che si cercava «invano di dimenticar». Così ascoltando alla radio la voce della giovane e brava interprete torinese, milioni di italiani si riconobbero subito in quel sentimento di disperata ricerca di chi non sarebbe più tornato. Un figlio, un marito o un fratello portato via dalla più grande tragedia del novecento: «Dove sei perduto amore?». Grazie alla notorietà ottenuta, Nella Colombo partecipò nel corso degli anni ’50 a numerose trasmissioni di Radio Rai, fino al debutto televisivo al Festival di Sanremo del 1955. Il suo ultimo successo arrivò invece nel 1959, quando vinse il Musichiere con il brano “Tu vuoi così”, che le permise tra l’altro di incidere vari dischi all’estero, soprattutto in Spagna.
Tornando a “Perduto amore”, è impossibile non notare come questo brano abbia assunto negli anni una vita propria, venendo di volta in volta reinterpretato da vari cantanti fino ai giorni nostri. Partendo dalla versione di Natalino Otto ne sono seguite altre, come quella di Jula De Palma già negli anni Cinquanta. Negli anni ’60 la canzone venne riproposta in successione da Don Backy, Gianni Morandi e dalla romana Gabriella Ferri. Più recentemente sono da segnalare la versione di Simona Bencini, vocalist dei Dirotta su Cuba, e ancora quelle di Paolo Belli, Ferdinando Argenti, Dino Olivieri e Mariangela Melato. Senza dimenticare la più recente performance di Simona Molinari. Davvero niente male per una motivetto partito da Borgo Vittoria, in quella Torino non ancora liberata di tanti anni fa.

Pagina.to.it, 19/03/2012

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