Reportage, roghi e pizza fritta

– Pensa che se giriamo a sinistra finiamo dritti dritti a Scampia.
– Davvero?
– Sì, ma fortunatamente noi andiamo a Giugliano.
– Fortunatamente…

Uscirà sul numero di maggio del mensile Narcomafie il mio reportage dalla cosiddetta Terra dei fuochi, l’area della provincia nord di Napoli che a detta di qualcuno sembra un po’ la Striscia di Gaza dopo un bombardamento (e purtroppo c’è poco da ridere…).
Ovviamente non posso anticiparvi nulla, però due parole vorrei comunque scriverle non tanto per raccontarvi quello che leggerete, ma piuttosto per parlarvi di tutto quello che nel testo non c’è e non poteva esserci. Sono particolari irrilevanti dal punto di vista giornalistico, sfumature, piccoli dettagli, che hanno fatto parte delle mie giornate tra Giugliano, Qualiano e Villaricca.
Come sapete ogni tanto questo blog funziona anche come un dietro le quinte del mio lavoro, quindi in questo caso non aspettatevi che mi metta a parlare di monnezza, rifiuti pericolosi e campi di broccoletti (pardon, friarielli!) alla diossina.
Insomma, la prima cosa che mi viene in mente di quei giorni campani è la paura di finire a raschiare l’asfalto per colpa della guida spericolata del mio accompagnatore-motociclista: Robbè, mannaggia ‘a morte!
Poi… i capelli biondissimi di una ragazza dell’est che ha vent’anni soltanto per chi non è bravo con la matematica. Ma come c’è finita ? , è la villetta disadorna in cui sono stato ospite, una specie di compound senza un quadro alle parteti ma con dentro tutti i prodotti hi-tech del mondo: schermi al plasma, computer e smatphone a rotta di collo. Chissà che senso ha possedere tutta questa roba se poi i cellulari non riescono mai a prendere la linea nemmeno sul balcone. E’ un caso che la famiglia del boss del paese abiti proprio lì vicino?
Detta così sembra uno scenario da Abbottabad, quindi tanto per virare di brutto sul faceto vi dirò anche che ho ancora nel naso l’odore (invitante?) della pizza fritta: “perché se vieni a Giugliano non puoi non mangiare la pizza fritta”. Personalmente la classifico come una delle più miciadiali malformazioni della (comunque ottima) cucina napoletana, seconda solo al famigerato tortano di Pasqua in quanto a calorie e capacità di devastazione di uno stomaco sano. Una malvagia arma da pasto!
E ancora, ricordo il fumo dei roghi, l’immondizia e le mie domande scomode a D. sotto il cielo costantemente plumbeo. Un panorama triste. Triste come solo le terre del sud sanno essere quando vengono maltrattate.
Ultima curiosità: l’articolo che uscirà su Narcomafie era destinato ad un altro magazine. Poi, poche ore prima dalla messa in stampa e dopo avermi confermato la pubblicazione, la redazione si è tirata indietro dicendomi che “per ora non e’ ancora il momento di esporsi così tanto”. Testuali parole.

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