Traffico di rifiuti pericolosi, arrestati 5 rom nel cuneese (Pagina)

Dai campi nomadi di Torino ai comuni del cuneese per raccogliere rifiuti pericolosi. Sono i contorni, ancora in buona parte da chiarire, di un traffico illecito di rifiuti scoperto nei giorni scorsi dai carabinieri di Govone. Secondo quanto denunciato dai militari alla Procura della Repubblica di Alba, cinque uomini di etnia rom residenti nelle baraccopoli alla periferia di Torino effettuavano la raccolta e il trasporto di rifiuti quali pezzi metallici, olii esausti, solventi e pneumatici usati. I carichi avvenivano nei comuni di Priocca e Magliano Alfieri per mezzo di tre furgoni, poi sequestrati dai carabinieri. Oltre al traffico illecito, al gruppo è stato contestato anche il reato di omessa tenuta del formulario dei rifiuti, mentre rimangono da accertare le responsabilità di alcuni residenti della zona, che avrebbero conferito illecitamente i loro rifiuti ai rom. Soprattutto rimane ancora ignota la destinazione finale del materiale prelevato nel Cuneese. Le indagini della Procura dovranno appurare se l’intenzione del gruppo era quella di smaltire il tutto nella provincia Granda o nel Torinese.

Proprio negli scorsi mesi il nostro giornale aveva posto degli interrogativi sull’abnorme quantità di rifiuti di ogni genere concentrati nella bidonville di Lungostura Lazio, una mole tale da far nascere qualche sospetto. Già nel 2010 in una intervista a La Stampa Michele Curto, ex presidente della Terra del Fuoco, associazione impegnata nella mediazione sociale negli insediamenti abusivi, aveva parlato della possibilità che le montagne di spazzatura comune nascondessero degli scarti nocivi. «Nessuno sa che cosa si nasconde nei cumuli di rifiuti, di certo non tutto arriva da dentro il campo», aveva affermato Curto. Le sponde dello Stura potrebbero dunque essere tutt’ora uno sversatoio anche per i rifiuti pericolosi provenienti dalle province piemontesi. Un fenomeno tanto più allarmante se venisse provata l’effettiva esistenza di un’ecomafia locale formata da piccole e medie imprese che stringono patti con i capi dei campi per poter scaricare impunemente i loro rifiuti nei pressi delle baracche e non solo. Sempre su Pagina avevamo riferito della drammatica emergenza ambientale che interessa in particolare alcune strade del quartiere Villaretto. È il caso di strada Bellacomba, una zona franca per ogni genere di scarico illegale, dove semi nascosta tra la vegetazione si trova una enorme quantità di pneumatici, vecchi elettrodomestici, vernici, bidoni di olio, cataste di eternit e scarti industriali di varia natura.

 – Pagina, 16/07/2012

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