L’ultimo viaggio della Lepse, incubo russo galleggiante (Maree)

Sarà smantellata a Nerpa, un cantiere navale “vietato” nella regione di Murmansk. Dal 1988 la motonave giaceva abbandonata con 639 contenitori di combustibile nucleare esausto nella stiva, pari a 680.000 curie di radioattività

Chissà se da lassù, Ivan Lepse, semi-sconosciuto sindacalista lettone e bolscevico della prima ora, avrà sorriso mentre la nave che porta il suo nome iniziava il suo ultimo, atteso, viaggio prima della demolizione. Dal 1988 la motonave Lepse giaceva abbandonata nel porto di Murmansk con 639 contenitori di combustibile nucleare esausto nella stiva, pari a 680.000 curie di radioattività totale stimata. Una vera e propria bomba atomica galleggiante, per alcuni l’oggetto più pericoloso del pianeta. La minaccia rappresentata dalla sola esistenza di questa nave è stata ignorata per oltre due decenni dalle autorità russe. Gli altissimi costi di demolizione, giustificati dalla difficoltà di rimuovere le tonnellate di sostanze radioattive dimenticate nel suo ventre d’acciaio, hanno fatto sì che venisse irresponsabilmente lasciata arrugginire, ormeggiata ad un molo distante non più di quattro chilometri dal centro di Murmansk e dai suoi 350.000 abitanti.
Finalmente ieri, dopo infinite discussioni, seminari e conferenze per decidere il da farsi, la nave è stata prelevata da un rimorchiatore e ha preso il largo lasciando per sempre la Baia di Kola. La non facile operazione di disarmo verrà effettuata nel cantiere navale di Nerpa, dove l’imbarcazione verrà smantellata sezionandola in tre parti. Una volta eliminata la prua e la poppa si procederà alla rimozione del materiale radioattivo presente a bordo: quanto potrà essere rimosso in sicurezza verrà inviato nel deposito di stoccaggio di Mayak, negli Urali, mentre per estrarre i cassoni di combustibile irraggiato ormai danneggiati, e quindi più pericolosi, dovrà essere individuato di volta in volta un metodo idoneo.
Le difficoltà non mancheranno, ma se tutto procederà secondo i piani, i lavori di demolizione della Lepse termineranno l’anno prossimo con costo complessivo superiore ai 30 milioni di euro. La cifra, è bene sottolinearlo, sarà finanziata in larga parte dall’Unione Europea.
«Abbiamo aspettato questo momento per venti lunghi anni, ma ne è valsa la pena», ha dichiarato Frederic Hauge, presidente dell’Environmental Rights Centre Bellona di San Pietroburgo, l’organizzazione ambientalista che già nel 1992 denunciò l’alta pericolosità della nave.
La Lepse era divenuta il simbolo del pesante interrogativo sul disarmo e la bonifica della vecchia flotta nucleare ancora in possesso della Federazione Russa: cinque navi, duecentocinquanta sommergibili a propulsione, novanta navi d’appoggio per il trasporto e lo stoccaggio del combustibile, sette rompighiaccio e una portacontainers costruiti dal 1955 al 2000.

Storia di un incubo galleggiante – Nel 1934, cinque anni dopo la morte del compagno Lepse, nei cantieri navali di Nikolaev, in Ucraina, s’iniziò la costruzione di una nave in suo onore: la Lepse appunto, motonave da manutenzione, metà bianca e metà nera, lunga 87 metri di 5600 tonnellate di stazza. Affondata in Ucraina durante la seconda guerra mondiale nel corso di un bombardamento del fiume Hoper, la Lepse venne recuperata e riparata, rientrando in attività nel 1961 come nave d’appoggio per il rifornimento dei rompighiaccio nucleari al largo della glaciale Murmansk. Nei successivi ventisette anni, la Lepse raggiunse il primato per la più lunga vita operativa nella flotta atomica sovietica. Dal 1966 al 1981, in seguito al grave incidente al rompighiaccio atomico Lenin, la stiva dell’imbarcazione venne riconvertita a deposito galleggiante per le centinaia di contenitori di combustibile nucleare della flotta sovietica ed in particolare delle unità navali Artika e Smir. Altre volte la nave navigò da Murmansk verso nord, seguendo la rotta artica che porta all’arcipelago di Novaya Zemlya, per scaricare le sue pericolosissime scorie nel Mare di Kara.
Nel 1988 la motonave venne definitivamente dimessa dal servizio, momento che paradossalmente segnò l’inizio di un’altra fase nella travagliata vita del vecchio cargo sovietico, ormeggiato per l’ultima volta ad una banchina del porto di Murmansk e abbandonato per oltre vent’anni. La necessità di bonificare la Lepse venne evidenziata per la prima volta nel 1989 da un decreto del Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico, ma la fine dell’Urss non permise altri progressi. Nel 1995 anche l’Unione Europea si interessò al problema, ma la mancanza di accordi bilaterali con la Federazione Russa bloccò ogni possibilità di intervento fino al 2008, quando la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo annunciò il suo concreto aiuto alla Russia nella gestione della sua flotta atomica dismessa, stanziando ben settanta milioni di euro.
Ma se l’incubo della Lepse si avvia a finire, è soprattutto grazie a quegli studiosi che in due decenni hanno fornito un importantissimo supporto tecnico per individuare la modalità di disarmo della nave, un’operazione complessa e molto pericolosa. Persone come l’ingegner Yury Chernogorov, scomparso lo scorso anno, che ha dedicato al rompicapo di questa nave-bomba buona parte della vita. Grande esperto della tecnologia nucleare sovietica, Chernogorov era specializzato nella disattivazione dei sottomarini, dei rompighiaccio e delle centrali nucleari obsolete. Proprio come gli altri otto tecnici russi che hanno seguito passo passo le operazioni preliminari di smantellamento della Lepse, ignorando molte volte l’inquietante cartello giallo con la scritta “pericolo radiazioni”.

 – Maree, 15/09/2012

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