Mar Ionio, 21 settembre 1987

La Rigel mentre viene caricata nel porto di Marina di Carrara.
Foto pubblicata dal giornale “Terra” l’8 agosto 2011.

Del caso della scomparsa della motonave Rigel me ne sono già occupato lungamente in un paio di articoli.
Oggi, 21 settembre, sono passati esattamente 25 anni da quando questo cargo maltese, partito dodici giorni prima da Marina di Carrara, scomparve misteriosamente al largo di Capo Spartivento. Forse trasportava rifiuti radioattivi o forse armi, probabilmente è stato affondato, ma non è nemmeno escluso che sia stato riciclato in Libano.
Secondo molti la Rigel è stata solo una delle cosiddette “navi dei veleni”, vecchie carrette fatte inabissare nel Mediterraneo per smaltire illecitamente rifiuti tossici.
Succedevano tante cose in quel settembre del 1987. C’era, soprattutto a Marina di Carrara, un viavai inquietante di armi e di veleni. Stando ai dati ufficiali di Greenpeace solo quell’anno partirono dal porto toscano ben diecimila tonnellate di rifiuti tossici, parte dei quali, invece di essere smaltiti seguirono la facile via di un economico tuffo in mare.
Dopo 25 anni, a parte il compianto capitano De Grazia e il pool del giudice Neri, chi avrebbe dovuto indagare sul fenomeno dei traffici illeciti via mare ha fatto ben poco. C’è chi continua a dire che le navi dei veleni non sono mai esistite, chi aspetta ancora che la verità arrivi dalle commissioni parlamentari, chi ha gettato la spugna, e addirittura chi si è cucito sul petto delle medaglie per aver fatto non si sa bene che cosa! Proprio come i signori dell’ex SISDE che leggono questo blog…
Costoro dovrebbero essere più chiari una buona volta! Perché se i giornalisti scrivono solo stupidaggini… se la gente non capisce niente… ce lo raccontino loro come stavano realmente le cose. In fondo erano pagati per sapere. O no?

Concludo lasciandovi da leggere due articoli. Direttamente dall’archivio storico della Stampa, eccovi i primi pezzi pubblicati subito dopo la scomparsa della Rigel nel 1987.
Rivederli oggi è interessante per capire come, già all’epoca, un cronista capace poteva intuire che dietro la sparizione della Rigel si nascondeva qualcosa di poco chiaro.
Entrambi gli articoli sono stati firmati da Nino Amante (oggi giornalista della RAI, ma a quei tempi corrispondente da Messina del quotidiano torinese), al quale recentemente ho domandato cosa accadde dopo quel suo promettente inizio di indagine. «Io non me ne sono più occupato, né per La Stampa né per altri giornali», mi ha risposto, «come succede in questi casi, dopo alcuni giorni l’interesse diminuì. Da quelle prime indagini non vennero fuori ulteriori elementi, tant’è vero che per saperne di più si è dovuto aspettare anni e anni».

MESSINA — La segnalazione è stata captata lunedì pomeriggio dagli operatori del Centro radio di Messina: “Abbiamo recuperato diciotto naufraghi a bordo di due zattere di salvataggio, venti miglia a Est di capo Sparavento…”. Il messaggio proveniva dalla Krpan, una nave da carico jugoslava, in viaggio verso il porto tunisino di Gabes. Poche, sintetiche frasi per un nuovo «giallo» nelle acque del Mediterraneo. Della nave affondata, la Rigel, tremila tonnellate, battente bandiera maltese, si sa poco: l’equipaggio sarebbe greco, la compagnia armatrice avrebbe sede al Pireo. La nave era partita da Marina di Carrara ed era diretta a Cipro: trasportava container e, pare, alcune autovetture. Non si sa però che cosa ci fosse nei container. Il suo affondamento è un mistero. Nessuno ha captato il segnale di Sos, nessuno ha notato il relitto. Ma, ciò che è ancora più strano, il comandante della nave soccorritrice non ha pensato, come avviene di norma, a sbarcare 1 naufraghi nel porto più vicino al luogo del loro salvataggio. La Rigel era di costruzione recente, varata una decina di anni fa; tutt’altro che una «carretta», dunque; il suo affondamento sembra ancora più misterioso se si considera che nella notte tra domenica e lunedì, quando sarebbe avvenuto 11 naufragio, il mare era calmissimo, le condizioni meteorologiche eccellenti. L’ipotesi più plausibile è che la nave greca viaggiasse a luci spente e che sia stata speronata da un grosso cargo che ha poi proseguito. «Ce n’è abbastanza per pensare a qualcosa di poco chiaro — sottolineano a Messina, nella sede del comando di Maresicilia — una nave non affonda senza lasciare tracce, non siamo in pieno Oceano, ma in uno dei tratti di mare più trafficati e controllati del Mediterraneo: n sospetto che ci si trovi di fronte a un nuovo mistero del mare è più. che giustificato. Dinanzi alle coste meridionali della penisola tanti «gialli», molti del quali irrisolti. Una decina di anni fa, nello Stretto di Messina, una nave di 1800 tonnellate affondò senza lasciare traccia; scomparsi sia il relitto Sia l’equipaggio. Nella primavera dell’84, al largo delle isole Eolie, il sequestro della Viklng, una nave carica d’armi battente bandiera panamense. Adesso, il misterioso naufragio della nave maltese ha tutta l’aria di un nuovo intrico. Il comandante della nave soccorritrice è stato laconico. Non si sa con certezza se nell’affondamento ci siano state vittime anche se alla Capitaneria di porto di Messina tendono ad escluderlo: “Diciotto uomini d’equipaggio erano già tanti per una nave cosi piccola”. Non si è potuto stabilire l’esatta posizione della Rigel al momento del naufragio, anche se sembra certo che fosse in acque internazionali. Sulla vicenda non c’è alcuna inchiesta ufficiale. La nave era in acque internazionali, non c’è notizia di alcun reato del quale si dovrebbe interessare la magistratura italiana. Ufficialmente nessuno è abilitato a prendere informazioni. Tuttavia si cerca di sapere il più possibile della nave e del suo carico. La questione da Messina è passata a Roma, all’Ispettorato delle capitanerie di porto. Adesso che la nave jugoslava è approdata in Tunisia si cercherà di prendere contatto con i diciotto dell’equipaggio della Rigel.

Nino Amante
La Stampa, 24/09/1987 – numero 224, pagina 10
(fonte: http://www.archiviolastampa.it/ )

MESSINA — Dodici giorni per percorrere meno di 800 miglia, dal porto toscano di Marina di Carrara fino al mare antistante le coste ioniche calabresi. E’ uno del tanti misteri che fanno da sfondo alla vicenda della Rigel, la nave da carico battente bandiera maltese che sarebbe affondata la notte fra domenica e lunedì 20 miglia a Est di Capo Spartivento. Gli unici a poter sciogliere questo «giallo» sono i diciotto componenti dell’equipaggio recuperati da una nave jugoslava dopo essere stati per diverse ore alla deriva a bordo di due scialuppe di salvataggio. Ma sono scomparsi dopo che la nave soccorritrice li ha sbarcati nel porto verso il quale stava facendo rotta: quello di Gabes in Tunisia. Né maggiori informazioni è possibile avere dalla società, armatrice, la Navitrans Maritane Inc. Corporation con sede al Pireo, in Grecia. Ieri da Marina di Carrara sono stati fatti numerosi tentativi di mettersi in contatto con la società armatrice via telex. Ma tutti senza risultato. Le uniche notizie sul misterioso naufragio sono quelle captate dalla stazione del Centro radio Messina lunedì pomeriggio: il messaggio del comandante della nave jugoslava con il nome dell’imbarcazione affondata, la sua localizzazione, la nazionalità del naufraghi, in gran parte greci e filippini. Niente sulle modalità dell’affondamento, se una collisione, una falla, un incendio a bordo, niente sui motivi che hanno portato la nave naufragata a impiegare tanto tempo per coprire un tratto di mare percorribile in pochissimi giorni. Dove ha fatto scalo e perché? La Rigel era salpata dal porto di Marina di Carrara il 9 settembre scorso. Aveva cominciato a caricare dopo una sosta in rada di una settimana dovuta — queste almeno le motivazioni a suo tempo fornite — ad una avaria ai motori. Sono stati caricati un certo numero di containers e 40 automobili di mèdia e grossa cilindrata, tutta merce diretta a Limassol, nella zona greca di Cipro, un porto fra i più «caldi» del Mediterraneo, al centro di traffici leciti e illeciti col Libano e gli altri Paesi del Medio Oriente. Sul carico imbarcato a Marina di Carrara non si nutrono sospetti, almeno apparenti. Nei containers c’erano soprattutto vestiti, roba che era rimasta in stoccaggio per 40 giorni nei magazzini del porto senza creare sospetti neanche nei giorni in cui lo scalo marittimo toscano era al centro dell’inchiesta sul traffico darmi conseguente al sequestro, nel porto di Bari, della Boustany I. Da Marina di Carrara, dunque, difficile che sia partito qualcosa di illegale, qualcosa che possa servire a spiegare i misteri della Rigel, naufragata in acque internazionali senza che sia stato lanciato un segnale di soccorso, senza che qualcuno l’abbia vista andare a fondo. Il mistero potrebbe dunque stare in quel «buco» di 12 giorni. O la Rigel, che per alcuni anni aveva navigato sotto bandiera panamense, ha fatto un giro largo prima di attraversare lo Stretto di Messina diretta verso Cipro oppure si è fermata in qualche porto. Ma c’è anche un’altra ipotesi, che la nave abbia atteso qualcuno in alto mare. Sono naturalmente solo ipotesi, misteri che forse potrà sciogliere un’inchiesta giudiziaria che sarebbe sul punto di essere aperta. Ieri il procuratore della Repubblica di Massa, Panebianco era fuori sede. Chissà che oggi, al suo ritorno, l’ufficio che dirige, assieme all’indagine sul traffico d’armi fra l’Italia e l’Iran, non decida di occuparsi anche del caso di questa nave partita e mai arrivata a destinazione.

Nino Amante
La Stampa, 25/09/1987 – numero 225, pagina 13
(fonte: http://www.archiviolastampa.it/ )

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