India, ladri di vite (Altrenotizie)

In India, secondo i dati ufficiali, oltre 90.000 bambini scompaiono nel nulla ogni anno. Un esercito di giovani vite disperse che rappresentano il lato oscuro di una potenza emergente dove il 35% della popolazione ha meno di quindici anni. Secondo un’inchiesta del Washington Post, i bambini indiani vengono venduti, a volte dai loro stessi genitori, per andare a lavorare nei campi o nelle fabbriche, ma nella maggior parte dei casi sono vittime di veri e propri rapimenti che si traducono in crudeli riduzioni in schiavitù.
I minori vengono segregati in città molto distanti dalla loro, costretti a chiedere l’elemosina o peggio avviati sulla strada della prostituzione. I più fortunati di loro riescono a fuggire ai loro aguzzini e a tornare a casa dopo anni di assenza. Ma è un lieto fine molto raro.
A finire preda dei ladri di bambini sono soprattutto i figli delle famiglie povere, contesti in cui l’ignoranza e le gravi difficoltà economiche non permettono ai genitori di portare avanti delle lunghe ricerche. Eppure, anche se ancora lunga e travagliata, la presa di coscienza degli indiani di questa piaga sta progressivamente aumentando. Come ha spiegato al giornale americano Bhuwan Ribhu, attivista impegnata per il rispetto dei diritti dell’infanzia in India, «solo vent’anni fa il problema dei bambini scomparsi non era minimamente considerato dalla popolazione ed il lavoro minorile non era nemmeno considerato un crimine».
Negli ultimi tempi le cose stanno lentamente cambiando, ma lo scoglio principale da superare rimane «la mancanza di volontà nel voler far rispettare la legge che è spesso al di fuori della portata della gente comune». A questo proposito è innegabile che siano esistite in qualche caso delle connivenze tra le forze di polizia e i mercanti di bambini. Più volte è stata denunciata la mancanza di professionalità nel portare avanti le indagini e non di rado la richiesta di tangenti per iniziare le ricerche.
L’attenzione sui rapimenti di minori da parte della società indiana è aumentata dopo lo sconvolgente caso avvenuto a Noida, un sobborgo di Nuova Delhi, dove nel 2006 i resti di diciassette bambine scomparse sono stati scoperti nella proprietà di un uomo d’affari. L’efferatezza di questi delitti è riuscita a scioccare l’opinione pubblica, mostrando per la prima volta all’India il dolore di migliaia di genitori.
Da allora si ripetono con frequenza i blitz della polizia nelle fabbriche e nelle piantagioni dove molti bambini rapiti, alcuni molto piccoli, lavorano dieci ore al giorno in condizioni disumane. E nelle ultime settimane il cambio di passo nella lotta ai ladri di bambini si è fatto vistoso. I media stanno facendo la loro parte diffondendo fotografie e filmati dei minori dispersi e finalmente anche il governo centrale sta preparando dei provvedimenti normativi per impedire l’impiego nel lavoro dei bambini al di sotto dei 14 anni.
Tuttavia per contrastare il traffico di giovani vite molto rimane ancora da fare: dei 450.000 casi di bimbi vittime dello sfruttamento registrati in India solo 25.000 hanno dato avvio a procedimenti giudiziari, di questi poco più di 3000 si sono conclusi con delle condanne. In particolare è l’Organizzazione Internazionale del Lavoro a far notare come i dati ufficiali sulla tratta dei minori spesso si discostino in maniera significativa da una più triste e nascosta realtà.
In paesi come l’India le statistiche non sono affidabili, e le 90.000 denunce di sparizioni annuali potrebbero rivelarsi solo la punta dell’iceberg di un fenomeno più diffuso addirittura di dieci volte: 900.000 piccoli fantasmi, dimenticati nel bel mezzo della corsa al progresso.

 – Altrenotizie, 29/09/2012

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