The toxic truth, la peste nera della Trafigura (Maree)

Greenpeace e Amnesty, dopo tre anni di indagini, pubblicano un rapporto sull’inquietante vicenda della Probo Koala, la nave responsabile dello sversamento di rifiuti tossici in Costa d’Avorio e chiedono un’inchiesta penale nel Regno Unito

Si intitola “The toxic truth” l’indagine condotta da Greenpeace e Amnesty International con l’obiettivo di far luce sulla inquietante vicenda della Probo Koala, la nave della morte utilizzata sei anni fa per scaricare rifiuti tossici in Costa D’Avorio. Il rapporto comprende la documentazione di diverse malattie che colpirono nel 2006 gli abitanti della zona di Abidjan, in seguito all’interramento illegale di centinaia di tonnellate di veleni. Alcune persone morirono e oltre 100.000 richiesero l’intervento medico a causa di forti mal di testa, infezioni sulla pelle e ai polmoni. Dopo aver visionato il dossier la società olandese Trafigura, ritenuta responsabile dello scarico delle sostanze tossiche nel paese africano, ha replicato alle accuse dei gruppi ambientalisti affermando di non essere responsabile della modalità con cui venne effettuato lo smaltimento dei rifiuti. La Trafigura ha lamentato inoltre «notevoli imprecisioni e travisamenti», nonché la semplificazione eccessiva di «difficili questioni giuridiche». Secondo Marietta Harjono di Greenpeace, la società si sarebbe invece limitata soltanto a contestare l’indagine, senza spiegare i motivi dei presunti errori. «Manca soprattutto la risposta alla domanda più semplice: perché quei veleni sono stati portati in Africa invece di essere smaltiti in Europa?»

– Link: il rapporto “The toxit truth”

La peste tossica – Nel luglio del 2006 la multinazionale Trafigura decise di non pagare i circa 1000 euro al metro cubo richiesti ad Amsterdam per il corretto smaltimento delle sostanze nocive trasportate dal mercantile Probo Koala: più di 500 tonnellate di una micidiale miscela composta da soda caustica, solfuro di idrogeno e residui di petrolio. Il cargo venne dunque fatto salpare verso l’Africa alla ricerca di un luogo dove disfarsi di quel carico “scomodo”, una scelta che Amnesty e Greenpeace hanno giudicato come una prima «grave violazione degli obblighi di legge olandesi». Dopo essere stata respinta in vari porti africani a causa della pericolosità, la Probo Koala riuscì ad attraccare in agosto nel porto di Abidjan, capitale della Costa D’Avorio. A questo punto i rifiuti vennero consegnati ad una neonata società locale (c’è chi pensa sia stata costituita appositamente), la Compagnie Tommy, perché provvedesse al loro smaltimento. In realtà le sostanze tossiche vennero semplicemente interrate, senza prima aver seguito alcun trattamento, in dodici discariche di Abidjan. «Un comportamento assolutamente riprovevole e illegale», si smarca la Trafigura sul suo sito ufficiale, attribuendo alla Compagnie Tommy tutta la responsabilità di ciò che di drammatico accadde successivamente. Diciassette persone residenti vicino alle discariche morirono a causa dei gas velenosi rilasciati dalla micidiale miscela chimica, mentre altre decine di migliaia si ammalarono dopo aver mangiato frutta e verdura coltivata nei pressi dei terreni contaminati.

Il prezzo della morte – La versione dei fatti fornita dalla Trafigura in questi anni ha sostenuto, tra l’altro, che i rifiuti scaricati in Costa D’Avorio non possedevano un alto potenziale nocivo. Potevano cioè al massimo emanare un odore sgradevole ma «non causare malattie o presunte morti». Eppure addirittura le Nazioni Unite, attraverso un rapporto pubblicato a settembre 2011, hanno affermato che ci sono prove «forti» che collegano i decessi di Abidjan con lo scarico effettuato dalla Probo Koala. Anche il quotidiano The Guardian scrisse in precedenza che i referti ufficiali delle autopsie compiute su dodici vittime mostravano «tracce delle scorie letali». Il peso dell’infamia, accresciuto dal clamore suscitato dal caso in tutto il mondo, cominciò a pesare come un macigno sulla reputazione della Trafigura, che provò addirittura ad intervenire per alterare, secondo quanto riferito dal giornale olandese Volkskrant, il contenuto della voce “Probo Koala” sulla celebre enciclopedia online Wikipedia.
A febbraio del 2007 la multinazionale raggiunse un accordo con il governo della Costa D’Avorio per provvedere ad un risarcimento dei danni provocati con 225 milioni di dollari. In cambio la società pretese il diritto a non essere più processata nel paese africano.
Amnesty e Greenpeace hanno sempre criticato duramente le clausole del risarcimento imposte dalla società. «Gli ivoriani hanno ancora il diritto di pretendere un’indagine completa sull’inquinamento provocato da una condotta criminale» ha dichirato il direttore esecutivo di Greenpeace Kumi Naidoo, «solo così possiamo sperare di evitare il ripetersi di tragedie come questa». Nei Paesi Bassi nel 2010 la Trafigura è stata condannata al pagamento di un milione di euro per aver esportato illegalmente rifiuti tossici da Amsterdam, nascondendo la reale natura del carico. Una sentenza che non ha però tenuto conto delle gravissime conseguenze provocate alla salute dei cittadini di Abidjan. Ora grazie alla pubblicazione di “The toxic truth” gli attivisti sperano che anche il Regno Unito, paese in cui secondo una testimonianza venne presa la decisione di inviare i rifiuti in Africa, decida di aprire un nuovo procedimento penale contro la multinazionale olandese.

 – Maree, 29/09/2012

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