LITUANIA: Marcia indietro e ritorno al nucleare? (Altrenotizie ; EaST Journal)

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La Lituania ci ripensa e torna a puntare sull’atomo. Secondo quanto dichiarato dal premier Andrius Kubilius al giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, il governo ha intenzione di costruire un impianto nucleare a Visaginas, nel nord-est del paese. Il progetto della nuova centrale era stato già approvato dal Ministero dell’ambiente lituano nell’aprile 2009, momento che ha segnato una marcia indietro rispetto alle posizioni anti-nucleariste assunte dalla Lituania nell’ultimo ventennio.
Il governo di Vilnius aveva usufruito nel 1994 di un contributo di 37 milioni di dollari da parte della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo al fine di iniziare un programma di investimenti sulla sicurezza nucleare. Una delle condizioni per ottenere il prestito era stata la chiusura dell’unica centrale nucleare ereditata dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’impianto di Ignalina. Una scelta che a detta di alcuni osservatori ha provocato delle conseguenze economiche negative molto rilevanti. I dati forniti da Nuclear News, parlano infatti di un aumento del 30% delle bollette elettriche, di un abbassamento del PIL del 2% e di un’inflazione salita dell’1%, con ricadute anche a livello occupazionale. Questi dunque i motivi alla base del ripensamento lituano, ai quali bisogna aggiungere anche la scomoda dipendenza del paese dalla Russia che attualmente fornisce ben il 70% del fabbisogno energetico.
In queste condizioni è improponibile, a parere di Kubilius, un confronto con le scelte inverse messe in cantiere da altri paesi europei: «La Germania può permettersi l’uscita dal nucleare perché è ricca e può sostenere i costi più elevati per le energie alternative, mentre il nucleare è quella che costa meno di tutte». Solo 5,2 centesimi a Kwh, contro gli 8,7 dell’energia eolica e i 10,1 di quella fornita dalle centrali a gas «per non parlare dei 13 della biomassa». Nemmeno la perplessità mostrata dal giornalista del Frankfurter Allgemeine riguardo alla scelta di utilizzare a Visaginas la discussa tecnologia nucleare giapponese ha scomposto il primo ministro: «la catastrofe di Fukushima è stata causata da uno tsunami, che nel Baltico non esiste, e poi i reattori giapponesi hanno gli standard di sicurezza più elevati al mondo».
Intanto il 10 ottobre alcune decine di manifestanti si sono riuniti nella capitale lituana per protestare contro il nuovo corso nuclearista del paese. Uno striscione di Greenpeace contro l’energia atomica è stato appeso su uno dei ponti lungo il fiume Neris. Le contrapposizioni tra favorevoli e contrari al nucleare si stanno intensificando in vista del referendum non vincolante che domenica prossima dovrà misurare il livello di gradimento popolare al nuovo corso energetico prospettato dal governo.
I sostenitori del ritorno all’atomo affermano che l’impianto di Visaginas garantirà finalmente al paese l’indipendenza energetica, mentre i gruppi ambientalisti puntano il dito sulla scarsa sicurezza e sugli altissimi costi di sviluppo del progetto. Lo scorso maggio un sondaggio conoscitivo sul tema aveva rivelato che due terzi dei cittadini lituani sarebbero favorevoli all’idea della centrale atomica. Un risultato che il primo ministro Kubilius spera di riconfermare anche nel referendum.

 Altrenotizie, 10/10/2012  ;  EaST Journal, 10/10/2012

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