Lituania: nucleare, no grazie (Altrenotizie; EaST Journal)

«Il governo dovrà tenere conto del parere della popolazione, ma poi dovrà anche prendere la decisione più vantaggiosa per la Lituania». L’ambiguo commento della presidente Dalia Grybauskait, la dice lunga sul reale valore del referendum che domenica scorsa ha detto no al ritorno al nucleare nel paese baltico. Eppure i dati sono inequivocabili: il 62% degli elettori che si sono recati alle urne hanno espresso parere contrario alla costruzione di una centrale nucleare a Visaginas, nel nord-est della Lituania, mentre solo il 34% si è detto favorevole.
Alla consultazione hanno partecipato il 52% degli aventi diritto, superando così la soglia del 50% che nel 2008 aveva impedito il raggiungimento del quorum per il medesimo quesito. Questa volta il referendum è valido, tuttavia il risultato sembra non convincere ancora la presidente Grybauskait, la quale ha fatto notare tramite un suo consigliere che «solo una parte della popolazione ha dichiarato la sua opinione sul nucleare e meno di un terzo degli elettori ne ha messo in dubbio l’utilità».
Dunque c’è il rischio che per gli anti-nuclearisti lituani il successo referendario si riveli una vittoria di Pirro. La maggioranza uscente di centrodestra (in Lituania si stanno svolgendo anche le elezioni politiche n.d.a.) ha infatti immediatamente sottolineato il carattere consultivo e quindi non vincolante della votazione. Rimane quindi in piedi la possibilità che la Lituania opti ugualmente per il ritorno all’atomo, abbandonato dopo la dissoluzione dell’URSS, anche contro il parere degli elettori. Un’ipotesi che di certo non sfugge al Giappone che tramite il gruppo Hitachi dovrebbe occuparsi di costruire l’impianto di Visaginas.
«Certo abbiamo più avversari che sostenitori, ma la decisione finale spetterà al nuovo governo e al parlamento e noi seguiremo da vicino la situazione», si è affrettata ad osservare l’ambasciatrice giapponese a Vilnius, Kazuko Shiraishi. Non nascondendo gli interessi milionari del suo paese nell’affare, la diplomatica ha però fatto capire che il parere della gente verrà tenuto in considerazione dalla Hitachi. Difficile per ora pensare ad un abbandono del progetto, anche se soggetti vicini alla multinazionale giapponese tendono a non escludere questa ipotesi: «Stanno considerando seriamente i pro e i contro e valutando se vale la pena di andare avanti».
Sembrerebbe quasi che, paradossalmente, l’esito del referendum lituano abbia assunto più valore all’estero che in patria, dove invece il sindaco di Visaginas non si rassegna all’esito del voto. «Questa consultazione elettorale, frettolosa e improvvisata, ha messo in cattiva luce la Lituania», è stato il commento pungente, e forse non del tutto disinteressato, del primo cittadino, «la gente non è stata informata a dovere e ha votato in maniera sbagliata, questo è il motivo per cui il risultato è quello che è».
Il vero ago della bilancia sul futuro energetico della Lituania sarà a questo punto il secondo turno delle elezioni politiche in programma per il prossimo 28 ottobre. Solo una vittoria della sinistra potrebbe affossare definitivamente i sogni nucleari dell’attuale premier Kubilius.

Altrenotizie, 16/10/2012 ; EaST Journal, 17/10/2012

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