Yemen-Egitto, la via del traffico di organi (Narcomafie)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera ormai l’Egitto come un “hub” internazionale per i traffico di organi. Le bande criminali egiziane risultano attive in particolare nello Yemen, paese in cui, a causa del basso tenore di vita, e’ più facile la scelta delle vittime.
Secondo le confessioni rese da un trafficante arrestato lo scorso anno, un organo di uno yemenita si acquista sul mercato nero con appena cinquemila dollari. Al momento dell’arresto il suo gruppo criminale aveva trasferito in Egitto circa 400 persone alle quali sono stati tolti reni, fegato e cornee attraverso delle pericolose operazioni clandestine.
Il governo yemenita, definendo molto allarmante la diffusione di questo ripugnante commercio nel paese, ha avanzato una esplicita richiesta al ministero della Sanità perché venga stilata al più presto una dettagliata relazione a riguardo. Si tratta di una presa di posizione più che mai indispensabile seguita all’ultimo caso di black market di organi scoperto a settembre: tre egiziani sono stati arrestati a Sana’a con l’accusa di aver venduto il rene di un agricoltore yemenita per cinquemila dollari. E per l’OMS il tariffario della disperazione sta tendendo ancora più al ribasso, incrementando i margini di guadagno di specula sulla vita umana.

Il franchising della carne umana – Nel giugno del 2010 l’arresto del ventiseienne al-Mousagari ha rivelato un aspetto fino ad allora sconosciuto dell’oscuro mondo dei trafficanti di organi egiziani.
Il giovane, di nazionalità yemenita, ha raccontato infatti di essere divenuto uno dei mediatore dalla bande di egiziani a Sana’a solo dopo aver subito personalmente l’espianto illegale di un rene. Tornato in patria l’uomo ha quindi contribuito a portare in Egitto altri 200 connazionali ricevendo per questo una lauta provvigione.
La scoperta di questa sorta di franchising della carne umana ha permesso l’arresto di Ramzi Abdullah Khalil Farah, nazionalità giordana, mentre tentava di lasciare Sana’a insieme a sette yemeniti finiti nel mirino dei trafficanti. Altre dodici persone sono state successivamente fermate con l’accusa di appartenere ad una organizzazione internazionale con ramificazioni in Egitto, Yemen e Giordania. Tra gli arrestati anche un medico che secondo gli investigatori lavorava in uno degli ospedali più importanti d’Egitto.
Nella macabra geografia del traffico di organi, la via che collega Sana’a e il Cairo sembra dunque essere diventata tra le più battute. Non è un caso che il parlamento egiziano abbia approvato lo scorso febbraio una legge per regolare i trapianti e mettere un freno al commercio illegale di organi umani. Un provvedimento che purtroppo non si è ancora rivelato all’altezza di arginare questo inquietante fenomeno.

Narcomafie, 17/10/2012

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