Il diavolo è ovunque (Pagina)

È una presenza ricorrente nell’arredo urbano di Torino: il diavolo, in tutte le sue rappresentazioni, accompagna silente il viavai frenetico del centro storico, ma in pochi, pochissimi, si accorgono di lui. È in alto, imprigionato nelle facciate dei più bei palazzi di piazza San Carlo, scolpito nel legno pregiato dei vecchi portoni di via XX Settembre, mimetizzato nei fregi cadenzati lungo via Alfieri. Urla, ghigna e ci maledice con le sue espressioni di pietra. È in questo modo che il demonio ha ispirato da decenni sottoculture sataniste secondo cui Torino vive in costante equilibrio tra forze positive e forze negative, bianche e nere. Per chi ci crede, esisterebbe addirittura una vera e propria mappa di questa lotta infinita: piazza Statuto rappresenterebbe il cuore malefico della città, mentre altri luoghi tipici della Torino nera sarebbero identificati nel Museo Egizio, con le sue mummie maledette, nel mausoleo della Bela Rosin a Mirafiori e nell’antico ex cimitero di San Pietro in Vincoli, nei pressi della Dora.
A tutto ciò si contrapporrebbe la regale positività di piazza Castello. Ma si sa, il demonio riesce ad infiltrarsi ovunque. Basta alzare lo sguardo all’interno della piccola chiesa di San Lorenzo posta sull’ala sinistra della piazza per ritrovarlo, minaccioso e impenitente, nei giochi architettonici che caratterizzano l’interno della cupola.
Torino è quindi davvero una città diabolica? Gli amanti di questo genere dicono che essa si trovi su uno dei tre vertici del triangolo maledetto, con Praga e Lione, che ci siano migliaia di adepti consacrati alle sette sataniche e che le messe nere imperversino. Ecco perché nei secoli il volto del diavolo si sarebbe moltiplicato nell’arredo urbano, richiamato con accanimento da decine di architetti in varie epoche. Non esiste un censimento preciso di queste figure simboliche, ma secondo precedenti studi sarebbero quantificabili in circa 350 rappresentazioni sparse per la città, dal centro fino alla periferia.
È tuttavia evidente che Belzebù preferisca soggiornare nella Torino “bene”, perché non bisogna dimenticare che «il drago, la bestia, l’essere infame è prima di tutto l’avidità, la sete di denaro e di potere». Si tratta di edifici nobiliari che un tempo erano dimora delle famiglie più ricche del Regno sabaudo e che ora sono divenuti sede di istituti bancari, società finanziarie e attività commerciali di lusso. È da lì che si governa il mondo, che si influenzano le nostre vite, che si decidono guerre e destini. Ma si fa in fretta a dare la colpa al Maligno, amici miei… Diceva bene Karl Kraus: «Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini».

 – Pagina, 16/01/2014

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 Lettera 43, 22/10/2012

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