Fermato lo 007 dei segreti iraniani (Pagina)

La polizia lo ha arrestato (link Ansa ; link Adnkornos) in un autogrill sulla tangenziale di Torino mentre cercava di impossessarsi di alcuni documenti custoditi all’interno dell’auto di un personaggio in vista, ma Pietro Altana, torinese trapiantato a Genova, non è affatto il solito ladruncolo. È un ex collaboratore dei servizi segreti, un hacker specializzato nel violare sistemi informatici, che da anni ha dimostrato di essere in grado di impadronirsi di file riservati. Materiale che a volte è finito su internet, in particolare sul sito Indymedia, per mano di tali “Interceptor” e “Mr. Bean”, pseudonimi dietro cui, secondo la Procura genovese che nel 2010 gli ha notificato un avviso di garanzia per accesso abusivo a sistemi informatici, si celerebbe lo stesso Altana. Stavolta l’accusa per la quale lo 007 è stato messo in stato di fermo è apparentemente più banale: ricettazione. Bocche cucite, per ora, sull’identità del vip finito nel mirino dell’agente segreto torinese e soprattutto sul contenuto dei dossier di cui lo stesso avrebbe voluto entrare in possesso. Si sa però che gli spostamenti di Altana erano tenuti d’occhio da agosto e che l’uomo è stato fermato dai poliziotti del commissariato di Rivoli mentre tentava di aprire il bagagliaio di una Mercedes. Niente ferretti e armamentario da topo d’automobile però, la ricostruzione dei fatti fornita dagli uomini in divisa lascia pensare ad un metodo in stile James Bond. Dopo aver aspettato che la vittima si allontanasse dalla propria auto, Altana avrebbe tentato di aprirne il bagagliaio agendo sul meccanismo di chiusura delle portiere grazie ad un disturbatore di frequenza. In seguito al fermo, una perquisizione nella casa torinese dell’uomo ha portato al sequestro di un copioso archivio informatico composto tra l’altro da decine di chiavette usb e da un decrittatore di password.

I segreti del “compagno Franco” – Tra i frequentatori del centro sociale El Paso di Torino, dello Zapata di Genova e del Leoncavallo di Milano, c’è ancora chi se lo ricorda bene il “compagno Franco”. Un tipo simpatico, così pare, che una decina d’anni fa frequentava le basi dei gruppi attivisti presentandosi come un anti-imperialista duro e puro. Uno che si vantava addirittura di aver soggiornato nelle patrie galere avendo rifiutato la divisa militare e che nel 2001 era stato presente ai violenti scontri avvenuti durante il G8 di Genova. Quando iniziano i sospetti sulla sua identità, alcuni ragazzi dei centri sociali tentano di pedinarlo, ma per molto tempo non c’è verso di capire chi sia veramente. Solo quando sparisce improvvisamente scoprono che si trattava di un infiltrato. Il “compagno Franco” era in realtà Pietro Altana, in possesso a quanto pare di un badge del Ministero dell’Interno e della tessera di giornalista. Gli attivisti lo credono allora un’agente della Digos, senza pensare che l’uomo all’epoca lavorava addirittura per il servizio segreto militare (SISMI) e all’occorrenza anche per quello civile (SISDE). Ricompare nel 2008 quando dal Palazzo di Giustizia di Genova spunta fuori un fascicolo a suo nome. Il ritratto che emerge è quanto mai interessante: oltre ai centri sociali, Altana sembra aver spiato una miriade di aziende italiane, ottenendo informazioni segrete e creando fastidi a gente del calibro di Marco Tronchetti Provera e Carlo De Benedetti. Come ciliegina sulla torta, nella sua attività di intelligence non mancano approfondite indagini su alcune note società iraniane come la Irasco, la Iran Air, l’Iritec, l’Irisa e la Ascotec. Roba che scotta e infatti dopo che nel 2004 i carabinieri effettuano alcuni sequestri nella sua abitazione, lo 007 torinese scrive addirittura al presidente della Repubblica: «Le segnalo – ill.mo Sig. Presidente – il potenziale rischio (peraltro reale) che le società iraniane (e quindi indirettamente anche il governo iraniano) possano venire a conoscenza delle Ns indagini espletate sul loro conto».
Negli ultimi anni le cronache giudiziarie sono tornare ad occuparsi di Pietro Altana, sospettato di essere il presunto responsabile della pubblicazione online di alcune carte protette da segreto sulla questione Tav. Per altri invece dietro ai nickname “Mr. Bean” e “Interceptor” si celerebbero in realtà altre persone ben informate…
Difficile per ora scoprire quali sorprese porterà questo nuovo sequestro. A parte i guai giudiziari, Altana è di certo un personaggio scomodo e sono in molti a poter nutrire dei risentimenti per la sua attività nei servizi, no-global e un certo mondo finanziario in primis, senza dimenticare la memoria lunga degli iraniani. «Diciamo che un po’ di cose le sa e le ha», aveva detto nel 2010 il suo avvocato, «ma è anche bravissimo a bleffare». Come ogni 007 che si rispetti.

 – Pagina.to.it, 09/11/2012

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