Sempre più lontano il risanamento di Basse di Stura (Pagina)

La bonifica delle Basse di Stura non è più di competenza dello Stato. Anche l’area della zona nord di Torino figura infatti nell’elenco dei 18 S.I.N. – Siti di Interesse Nazionale – declassati dal recente decreto firmato dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che restituisce l’onere del risanamento alle Regioni.
Come si legge nel testo del provvedimento, i siti che tornano ad essere regionali non soddisfano i requisiti dell’articolo 252 del decreto legislativo del 2006 (norme in materia ambientale), come modificato dall’articolo 36 bis della legge del 7 agosto 2012 che ha convertito in legge le “Misure urgenti per la crescita del Paese”. In poche parole, secondo diversi comitati territoriali, la decisione del ministero dell’Ambiente sarà l’ennesimo ostacolo a quei progetti di bonifica delle zone inquinate che già stentano a realizzarsi.

S.I.N., una storia tormentata – I Siti di Interesse Nazionale sono aree storicamente interessate da un inquinamento particolarmente rilevante in rapporto alle caratteristiche degli inquinanti e alla loro pericolosità, all’estensione, all’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico. Si tratta in particolare di zone che per decenni sono state soggette ad attività industriali, allo sversamento di rifiuti o a gravi incidenti, e che i dati di Greenpeace indicano coprire il 3% del territorio italiano.
Cinque di questi siti (escluse le Basse di Stura) si trovano in Piemonte: l’ex Acna di Cengio e Saliceto, l’ex stabilimento Eternit di Casale Monferrato, l’ex sito estrattivo di Balangero e Corio, l’ex stabilimento Enichem di Pieve Vergonte e l’ex Ecolibarna di Serravalle Scrivia. I S.I.N. originari vennero individuati nel 1997 tra i siti più inquinati d’Italia prevedendo degli interventi a carico dello Stato mirati alla loro bonifica, da realizzarsi attraverso un programma di finanziamenti pubblici per la loro messa in sicurezza e bonifica. Circa 600 milioni di euro sono stati stanziati dal 2007 al 2011 per pianificare il risanamento di questi siti, ma dopo sedici anni soltanto due dei 61 S.I.N. individuati (quelli di Faenza e Bolzano) hanno subito dei reali interventi positivi. Amaro riguardo ai risultati ottenuti era stato già nel 2009 il commento di Confindustria: «La superficie bonificata nei SIN è praticamente nulla». Ma quali effetti possono avere questi luoghi per la salute umana? Allo scopo di conoscere i danni provocati dai S.I.N., dal 1995 al 2002 è stato condotto uno studio epidemiologico nell’ambito del Progetto Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), il cui esito non è affatto chiaro. A detta di Greenpeace: «Varie agenzie di stampa e siti web riferiscono delle allarmanti conclusioni del Progetto, chissà perché praticamente ignorate dai mezzi d’informazione nazionali e, a dire il vero, introvabili anche sui siti delle “istituzioni” partecipanti. Secondo quanto riferito da più fonti, il Progetto Sentieri ha concluso che 44 S.I.N. rappresentano le zone a maggior rischio di tumore in Italia». Il tasso di mortalità in molti dei S.I.N. sarebbe risultato superiore alla media nazionale. In particolare nei 44 siti presi in esame si sono verificati «10 mila decessi per tutte le cause e 4 mila per tutti i tumori in eccesso rispetto ai riferimenti regionali».

Basse di Stura, terra di rifiuti e cormorani – L’area delle Basse di Stura, delimitata a nord dal Parco della Confluenza e a sud da via Reiss Romoli, si sviluppa per circa 3 chilometri lungo la sponda destra del fiume Stura. Centocinquanta ettari di paesaggio fluviale popolato da varie specie di uccelli, tra cui i cormorani, e con al suo interno due laghi di cava e vari terreni coltivati. Uno scenario potenzialmente bellissimo ma che purtroppo, fin dal secondo dopoguerra, ha visto la presenza di attività dal forte impatto ambientale. In particolare, i principali agenti inquinanti certificati da Arpa Piemonte (scorie di fonderia, sali da rifusione di alluminio, fanghi, morchie oleose, idrocarburi, cromo, piombo, cobalto, etc) sono riconducibili alla lunga presenza dell’industria siderurgica. A ciò va aggiunto il persistere dell’odioso fenomeno dello sversamento illegale di rifiuti nei pressi della sponda del fiume, una situazione decisamente preoccupante vista la vicinanza di quartieri densamente popolati come Barca, Barriera di Milano e Falchera.

 – Pagina, 05/02/2013

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