L’omicidio De Grazia? Archiviare e in fretta (Maree)

Dopo la conferma della morte per avvelenamento e la richiesta di riaprire le indagini, la procura di Nocera Inferiore vuole “chiudere il caso”. Un film già visto da chi segue gli inquietanti risvolti delle vicende legate alle navi dei veleni

La parola d’ordine anche questa volta sembra essere “archiviare”. Archiviare subito e in fretta, prima che si possano individuare gli esecutori e i mandanti della misteriosa morte per causa tossica del Capitano Natale De Grazia, avvenuta il 13 dicembre del 1995.
La richiesta di chiudere il caso arrivata dalla procura di Nocera Inferiore sembra essere un film già visto da chi segue gli inquietanti risvolti delle vicende legate alle navi dei veleni. Qualcosa di simile era già accaduto nel 2009, con le frettolose sospensioni delle ricerche al largo di Cetraro della nave Cunsky – pardon, del piroscafo Catania (fonte: Ministero dell’Ambiente) – mentre solo lo scorso dicembre, le speranze di riaprire le indagini sugli affondamenti sospetti seguite alla smentita delle autorità di New Delhi di una demolizione nel porto di Alang della stessa Cunsky, si sono anch’esse prematuramente spente.
Così oggi (11 febbraio 2013) la storia si è ripetuta un’altra volta, nonostante solo pochi giorni fa la relazione conclusiva della Commissione parlamentare sui rifiuti abbia parlato chiaramente dell’avvelenamento, e dunque dell’omicidio, della “punta di diamante” del pool di Francesco Neri. Novità importanti quelle contenute nella perizia del professor Giovanni Arcudi, che dopo oltre diciassette anni hanno fatto pensare ad un significativo passo avanti della giustizia. E invece no, dal procuratore di Nocera Inferiore, Giovanni Izzo, è arrivata la doccia fredda: non ci sono elementi per la riapertura delle indagini sulla morte di De Grazia, il caso va verso l’archiviazione.
«Una scelta affrettata e assai discutibile che lascia francamente sconcertati» ha prontamente commentato Legambiente, auspicando ora che il Gip respinga la richiesta di Izzo. In particolare secondo Nuccio Barillà, della segreteria nazionale di Legambiente: «L’orientamento del procuratore è stato espresso senza aver ancora ricevuto la relazione conclusiva della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti dedicata al caso De Grazia, approvata lo scorso 5 febbraio. Nella relazione, oltre al contenuto della perizia medico legale (che smonta le conclusioni di morte naturale e avanza l’ipotesi di una decesso causato da sostanze tossiche, anche se non più accertabile), viene delineato, attraverso episodi precisi e circostanze dettagliate, il clima di pressioni, di minacce e di esposizione in cui operava il pool, di cui Natale De Grazia era il motore investigativo, poi smembratosi dopo la sua morte. Allegata alla relazione vi è tra l’altro una mole impressionante di documenti, finalmente desecretati, che possono essere in ausilio nuovo e importante al lavoro dei magistrati».
Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, è ancora più chiaro: «Per quanto difficile possa essere, dopo tanti anni è dovere dello Stato tornare a indagare in modo approfondito, sulla base di nuovi indizi, su quella tragica morte, sul contesto entro cui è maturata e sui motivi che l’hanno ispirata, per tentare di giungere finalmente alla verità».

 – Maree, 11/02/2013

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