Allarme per i cinghiali radioattivi (Pagina)

Che succede nei boschi della Valsesia? La placida tranquillità della valle più verde d’Italia, nella provincia di Vercelli, è stata sconvolta da una notizia che ha dell’incredibile. Tracce di cesio-137 oltre la soglia prevista dai regolamenti, sono state riscontrate in seguito a controlli nella lingua e nel diaframma di alcuni cinghiali abbattuti nel 2012. Si tratta di 27 esemplari in cui sono stati accertati valori superiori a 600 becquerel per chilo, limite massimo consentito per gli alimenti.
I campioni erano stati prelevati per essere sottoposti ad una indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente suini e cinghiali. Successivamente i cinghiali analizzati sono stati sottoposti a un test di screening per la ricerca del radionuclide cesio-137, come raccomandato dalla Commissione europea.
Il cesio-137 è un isotopo radioattivo (rilasciato tra l’altro dalla centrale di Chernobyl nel 1986), e almeno per ora la sua correlazione con cinghiali del comprensorio alpino vercellese rimane un mistero.
«Abbiamo ricevuto i dati tre settimane fa, ma sono talmente sorprendenti che prima di renderli noti abbiamo preferito effettuare ulteriori verifiche», spiega all’Ansa Maria Caramelli, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta. Un risultato talmente inaspettato da finire immediatamente sulla scrivania del Ministro della Salute, Renato Balduzzi, il quale ha prontamente attivato il comando dei carabinieri del NAS e del NOE. Proprio dagli uomini del Nucleo Operativo Ecologico, un reparto specializzato in inquinamenti radioattivi, potrebbero arrivare presto elementi utili per chiarire questo strano caso, che da ormai quasi ventiquattrore non lascia certo dormire sonni tranquilli ai valsesiani. Tra gli abitanti della valle lo stupore iniziale si sta velocemente trasformando in una comprensibile preoccupazione, anche se ieri l’assessore all’ambiente della Regione Piemonte Roberto Ravello ha invitato ad evitare allarmismi, definendo i rischi per la salute «contenuti e controllabili».
Ma com’è possibile che dei cinghiali siano entrati in contatto con una sorgente radioattiva in territori che dovrebbero essere incontaminati? «Non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl», ha detto al Corriere della Sera Gian Piero Godio, di Legambiente, «altre spiegazioni non potrebbero esserci». La Valsesia non presenta infatti alcuna sorgente radioattiva, eppure i risultati delle accurate analisi di tre settimane fa sono lì, sotto gli occhi di tutti, e sembrano lasciare poco spazio ai dubbi. Il pensiero va allora ai siti nucleari nella provincia di Vercelli, come l’ex centrale di Trino Vercellese (smantellata nel 1987) e il sito sperimentale dell’Enea, a Saluggia. Entrambi però, sono pezzi di un puzzle che non sembrano combaciare con l’enigma dei boschi vercellesi. I cinghiali radioattivi sono diventati un vero rompicapo per gli esperti, un vicenda che sfiorerebbe l’assurdo se non fossimo in Italia, il Paese delle ecomafie e degli affari illeciti con i rifiuti pericolosi. Non c’è alcun indizio concreto, è bene sottolinearlo, eppure da quando si è diffusa la notizia, lo spettro dei traffici illeciti di rifiuti tossici spaventa la Valsesia. Anche se questa è solo una delle ipotesi che circolano in rete, qualcosa di pazzesco, di inconcepibile per questa valle appartata del nord-ovest, lontana centinaia di chilometri dalle terre del meridione avvelenate dalla criminalità organizzata. Eppure una spiegazione plausibile deve esserci perché, come fa notale sulle colonne di Repubblica Aldo Grasselli, segretario nazionale del sindacato italiano veterinari, i cinghiali sono «animali sentinella delle condizioni di inquinamento dei territori in cui vivono». L’incertezza regna sovrana. «Occorre estendere immediatamente le analisi ad altri animali selvatici», ha esortato la Coldiretti, «bisogna fare al più presto chiarezza sulle fonti di contaminazione».
Intanto, tra incredulità e facile allarmismo, è attesa per oggi la prima riunione urgente di coordinamento degli enti preposti.
La Valsesia, trepidante, attende delle spiegazioni.

 – Pagina.to.it, 08/03/2013

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