Due anni dopo la rivoluzione mancata, non muore il “Sogno Bielorusso”

Minsk, Bielorussia, 19 dicembre 2010

“In Bielorussia sta succedendo qualcosa, e sta succedendo proprio ora”, scrivevo su questo blog il 19 dicembre 2010.  A Minsk, “nonostante le cariche della polizia”, una folla oceanica si era radunata in piazza Indipendenza per protestare contro le elezioni-farsa vinte dal dittatore Aleksander Lukashenko.
Oggi, due anni da quella rivoluzione mancata, mi è arrivata la email di Diego. E’ stato molto gentile a scrivermi dicendomi di aver letto tutti gli articoli che avevo scritto nei concitati giorni dei disordini a Minsk.
Comprenderete che, lavorando nell’informazione, mi passano sotto gli occhi tantissime storie e notizie. Non è sempre facile ricordarsi di tutto man mano che passa il tempo, però come ho scritto a Diego, l’inizio di quella primavera bielorussa mai sbocciata lo ricordo bene.
Era, appunto,  la sera del 19 dicembre 2010 e io stavo davanti al computer a scrivere e a postare su twitter le notizie che arrivavano da Minsk. Ero emozionato per quello che stava succedendo lì, ma ahimè, anche un po’ incredulo nel vedere che la lotta per la libertà della Bielorussa veniva praticamente snobbata dai media internazionali: “Cnn, Bbc, Euronews: WHERE ARE YOU?! Yes, Korea is tense and yes, it’s snowing, but the big story is October Square, Minsk-Belarus!” (messaggio dalla Bielorussia pubblicato su Twitter).
A quei tempi scrivevo per un giornale poco avvezzo a riempire le pagine con argomenti considerati di nicchia, per cui avevo cominciato a postare notizie su quello che accadeva a Minsk semplicemente su questo blog. Dopo qualche giorno ero stato notato dagli amici di East Journal e avevo iniziato a scrivere anche per loro. Diego nella sua lettera ha ricordato il mio tentativo di mettermi in contatto con il console della Bielorussia per avere qualche informazione in più, ma costui non mi aveva nemmeno risposto. Così avevo deciso di dare voce lo stesso ad un bielorusso (stavolta vero, visto che il console è italianissimo), Sasha.

Ma adesso torniamo a Diego e alla sua lettera. “Grazie a un incontro causale”, mi scrive “a metà dicembre 2012 ho conosciuto il mondo dell’opposizione bielorussa che vive in esilio, fuori dai confini del loro paese. Parlo correntemente molte lingue di quel mondo da noi italiani chiamato “l’Europa dell’Est” e pensavo che ormai nulla mi potesse stupire. E invece loro sono riusciti a stupirmi”.
Diego ha incontrato per caso in un ristorante uno dei candidati alla presidenza della Bielorussia alle elezioni del 2010. Uno che “aveva osato sfidare Lukashenko”, e che per questo è stato imprigionato e torturato, finendo con l’accettare “di essere arruolato dal KGB come spia pur di uscire di prigione”. Ma subito dopo questo stesso signore “ha convocato una conferenza stampa per rivelare e stracciare l’accordo con il KGB, e poi senza documenti è scappato all’estero, ricevendo lo status di rifugiato politico dal governo di Praga”.
Diego mi rivela di aver passato le notti successiva su internet “per capire come un tipo che avrei definito un “tranquillo bamboccione” avesse potuto fare cose del genere. Così, cercando in rete ha trovato il film Белорусская мечта ossia Sogno Bielorusso: una pellicola che gli  ha aperto gli occhi su questo popolo sorprendente. “E’ gente che umanamente è difficile incontrare in Europa”, mi ha spiegato. “Sono veramente come delle “specie estinte” che si sono mantenute all’interno dell’isolatissima Bielorussia. Forse gente del genere si trovava nella generazione che ha fatto la Resistenza, non so.  Sia io che te siamo decisamente di un’altra generazione…”.
Da qui nasce la decisione di Diego di realizzarne la versione italiana di Sogno Bielorusso e, una volta terminato il lavoro, quella di aprire un sito informativo sulla Bielorussia: infobielorussia.org, che vi invito a visitare.
Sul sito sono presenti molti articoli tradotti in  italiano, il che lo rende già una rarità visto che della Bielorussia qui da noi si parla pochissimo.
“Ho scoperto”, ha concluso Diego, “che il mio ruolo può essere anche quello di ponte tra gli esponenti dell’opposizione bielorussa e il mondo degli opinion maker in Italia”.
Dunque in bocca al lupo a lui, a infobielorussia.org e anche e soprattutto all’opposizione bielorussa, nella speranza che continui il suo cammino verso la sospirata libertà.

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