Ladri di ghisa, tombini a ruba (Pagina)

Cosa ci fa una transenna in mezzo alla strada? Quando va bene il furto di un tombino, nuova tendenza della criminalità spicciola, si riconosce così.
A Torino come nel resto del Paese, la crisi ha spalancato le porte a questo “reato dei poveri”. Oggi, la ghisa con cui sono fatti i tombini rappresenta infatti una nicchia in espansione del mercato nero dei metalli, ancora dominato dal rame. Ma se “l’oro rosso”, richiestissimo nell’edilizia, può valere ai moderni predoni anche 10 euro al chilo, la ghisa può fruttare appena 500 euro la tonnellata (0,5 euro al chilo). Poco, pochissimo, dal momento che i chiusini dell’acquedotto o quelli delle fognature pesano non più di 70 chili, ma abbastanza per creare un serio pericolo per i pedoni e per la viabilità veicolare. Così, quello che a prima vista può apparire come un colpo messo a segno da ladruncoli di bocca buona per intascare non più di 3-4 euro al pezzo, può trasformarsi in una temibile trappola messa sulla nostra strada.
Il primo a dover fare i conti con i ladri di tombini è stato il Comune di Torino che negli ultimi anni ha visto aumentare il numero delle sparizioni dalle circa 60 del 2011 alle quasi 300 del 2012. Calcolando che ogni tombino da sostituire costa in media 200 euro (pezzo più manodopera), il danno per le casse di Palazzo di Città è stato pari a 60 mila euro. Di certo una spesa imprevista, un singolare effetto collaterale prodotto della crisi economica italiana causato dall’impennata del prezzo della ghisa. Negli ultimi cinque anni il valore di questa lega è raddoppiato passando da 250 a 500 euro la tonnellata, un aumento che, proprio come accaduto per il rame, ha innescato il boom dei furti.
Solo ad agosto 2012 un quarantacinquenne italiano è stato fermato a Rivoli dopo aver asportato oltre 100 coperchi di ghisa, per un valore di circa 10.000 euro. Le indagini condotte dalla Polizia e dai vigili urbani di Rivoli, sono partite dopo che il fenomeno della sottrazione dei tombini aveva già causato, tra l’altro, alcuni incidenti stradali. In zona San Salvario decine di tombini sono spariti tra via Berthollet, via Principe Tommaso, via Saluzzo, via Belfiore, via Sant’Anselmo, via Baretti, via Giacosa e via Campana. Altri furti si sono registrati anche a Regio Parco, San Donato, Cenisia, Cit Turin e nella vicina Venaria Reale.
I “Lupin della ghisa” colpiscono soprattutto di notte, quando le strade dei rioni torinesi sono poco frequentate. Hanno leve rudimentali, ma efficaci per sollevare i pesanti coperchi, i quali vengono poi rivenduti sul mercato nero per essere fusi. Già, ma dove? Considerato il giro d’affari modesto è difficile pensare che sul territorio esistano delle fonderie compiacenti disposte a ritirare la ghisa da privati, chiudendo un occhio sull’origine illecita della merce. Più probabile è che i ladri si servano di piccoli commercianti di rottami metallici, anche abusivi, con agganci nella malavita che gira intorno ad alcuni campi nomadi.
Torino è comunque ancora ben lontana dal record dei furti di tombini segnato negli ultimi dodici mesi nella Capitale. A Roma si leggono sempre meno SPQR per terra: spariscono ormai 1000 tombini l’anno e, per usare un termine caro all’economia legale, il trend sembra in crescita.

 – Pagina, 14/03/2013 ; Mercatonero, 14/03/2013

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