Navi dei veleni, quando la verità? (Narcomafie)

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Il bandolo della matassa – sempre più annodata – del caso De Grazia riconduce all’esito della perizia del professore Giovanni Arcudi, incaricato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti di far luce sulla morte del capitano di corvetta.
«Irreversibilmente dispersa – ha sentenziato il medico – la possibilità di indagare seriamente sul versante tossicologico, da una parte per superficialità e forse inesperienza di chi aveva posto i quesiti con scarsa puntualità e poco finalizzati; dall’altra per l’insipienza della indagine medico legale che ha ritenuto trovarsi di fronte ad una banale morte naturale ed inopinatamente si è subito indirizzata, trascurando l’indagine globale, alla esclusiva ricerca di droghe di abuso in un caso nel quale, se c’era una ipotesi se non da scartare subito almeno da considerare per ultima, era proprio quella di una morte per abuso di sostanze stupefacenti; e pervicacemente ha insistito sulla stessa linea anche nella seconda indagine necroscopica. Oramai l’indagine tossicologica non è più ripetibile, e quindi il caso, dal punto di vista medico legale deve essere, ad avviso del sottoscritto, considerato chiuso».
Amaro il commento del comitato che porta il nome di Natale De Grazia: «Auspichiamo che la Commissione voglia chiarire in breve tempo quanto avvenuto ed entro pochi giorni possa riferire all’opinione pubblica, ed in particolare ai familiari del capitano De Grazia, le risultanze delle indagini condotte su tali vicende. Non intendiamo accontentarci di dichiarazioni ufficiali non supportate da fatti, né di dati confusi e contrastanti come avvenuto per il relitto di Cetraro nel 2009».

Traffici nocivi. Nel marzo del 1994, in seguito ad un esposto su un presunto traffico di rifiuti tossici dal nord Europa verso alcune zone dell’Aspromonte, il sostituto procuratore di Reggio Calabria Francesco Neri aprì un’indagine che ben presto assunse dimensioni impensabili.
Per individuare i soggetti dediti allo smaltimento illegale, venne formato un pool di inquirenti affiancato dal capitano di corvetta Natale De Grazia, a cui fu affidato il filone navale dell’inchiesta.
Classe 1956, investigatore capace e determinato, De Grazia ipotizzò che qualcuno, «forte di straordinarie complicità affondasse rifiuti pericolosi sotto i fondali marini», colandoli a picco su vecchie navi.
Successivamente De Grazia acquisì gli atti delle indagini in corso a La Spezia sull’affondamento doloso della motonave Rigel, avvenuto nel settembre del 1987 al largo di Capo Spartivento. Una volta accertata la discutibile dinamica del naufragio, il capitano spostò la sua attenzione sul carico piuttosto anomalo trasportato dal mercantile.
Stranamente, quando l’inchiesta del pool di Reggio Calabria sembrò essere ad un punto di svolta, il clima attorno alla procura cambiò. Fu a questo punto che, come scrisse il capo del nucleo operativo provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria Antonino Greco, “forze occulte di non facile identificazione” si misero in moto per “controllare gli investigatori nel corso della loro attività”.
Il capitano De Grazia cominciò a sospettare della presenza a Reggio di elementi dei servizi segreti deviati e l’entusiasmo con cui aveva iniziato a dedicarsi al caso navi dei veleni lasciò il passo all’inquietudine.
Nel dicembre del 1995, proprio mentre era vicino a chiudere le sue indagini, l’investigatore morì improvvisamente. Un malore inspiegabile lo sorprese sul sedile anteriore di una Fiat Tipo, mentre da Reggio Calabria stava recandosi con due colleghi a La Spezia, per verificare al registro navale i dati di circa 180 imbarcazioni affondate.
Tutto avvenne dopo aver tranquillamente cenato in un ristorante di Nocera Inferiore. Una circostanza difficile da accettare per i parenti di un trentanovenne in ottima salute. Un onesto servitore dello Stato che «nonostante pressioni ed atteggiamenti ostili» svolgeva «delle complesse investigazioni che, nel tempo, hanno avuto rilevanza e dimensione nazionale nel settore dei traffici clandestini ed illeciti operati da navi mercantili», come ha ricordato l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel corso della cerimonia di consegna della medaglia d’oro alla memoria di Natale De Grazia, il 24 maggio 2001.
La morte del capitano è apparsa – soprattutto agli occhi dei famigliari – nebulosa. Nemmeno la conferma della morte naturale data da due autopsie del 1995 e del 1997 riuscì mai a convincerli fino in fondo. Tanto più che articoli di giornale e libri rilanciarono insistentemente l’ipotesi di un omicidio mascherato.
Di certo, la morte del capitano si rivelò un colpo durissimo per il pool di Reggio Calabria, che infatti si sciolse poco tempo dopo. Da allora le navi dei veleni e i traffici di rifiuti nel Mediterraneo sono diventati uno dei tanti misteri della storia italiana.

Il parere della Commissione. L’onorevole Gaetano Pecorella, a nome della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, aggiunge ulteriori tasselli alla vicenda e al referto dello stesso perito. «Tutti gli elementi di sospetto hanno acquisito una luce particolare ed inquietante. Mettendo insieme più elementi erano venuti alla luce una serie di fatti che inducevano a sospettare della morte naturale del capitano.
Purtroppo, trascorsi tanti anni, per il professor Arcudi non è stato possibile stabilire quale possa essere stata la causa tossica. E nemmeno se questa effettivamente ci sia stata. La conclusione è stata ottenuta per esclusione della possibilità che la morte sia stata naturale».
Secondo il perito, infatti, il decesso dovuto ad una tossina «appare analiticamente motivato, e scientificamente inattaccabile. Ciò che risulta è che il capitano De Grazia ha ingerito gli stessi cibi di chi lo accompagnava nel viaggio, salvo un dolce: queste almeno sono state le dichiarazioni dei testimoni (i due carabinieri che erano in viaggio con De Grazia). Se così è, appare difficile ricondurre la tossicità ad una causa naturale, anche se non lo si può escludere in forma assoluta».
Il presidente Pecorella, concludendo, ha ammesso che «non è compito della commissione pronunciare sentenze, né sciogliere nodi di competenza dell’autorità giudiziaria, ma non si può non segnalare che la morte del capitano De Grazia si inscrive tra i misteri irrisolti del nostro Paese».
E i nuovi risultati impongono di valutare la situazione in una chiave nuova e non poco allarmante.

 – Narcomafie, marzo 2013

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