Cinghiali radioattivi, allarme in Ossola (Pagina)

Nuovi casi di cinghiali radioattivi in Piemonte. A marzo delle tracce di cesio-137 oltre la soglia prevista dai regolamenti erano state riscontrate in 27 esemplari abbattuti in Val Sesia nel 2012, ora l’allarme si ripete in Val d’Ossola. Dieci animali contaminati sarebbero infatti stati trovati in provincia di Verbania, nei comuni di Paiesco e Trontano (Valle Vigezzo), Calascia (Valle Anzasca) e nella zona di Finero (Valle Cannobiana).
Se veritiera, la notizia trapelata negli scorsi giorni smentirebbe di fatto le voci che ad aprile avevano escluso l’esistenza di altri cinghiali radioattivi fuori dai confini valsesiani. Eppure la certezza ancora non c’è. «Non mi esprimo, prima voglio capire qualcosa di più sulle analisi», ha dichiarato a La Stampa Mauro Fava, presidente del Comprensorio Caccia Vco 2. Cauto sulla reale presenza di cesio-137 nei cinghiali della Val d’Ossola anche Aldo Girlanda, del Comprensorio Caccia Vco 3: «Non facciamo allarmismi prima di aver dati più precisi».
Intanto sulle cause della presunta contaminazione degli animali circolano varie ipotesi, prima tra tutte la connessione con l’esplosione nucleare di Chernobyl del 1986, i cui effetti negativi continuano tutt’oggi. Altre spiegazioni puntano il dito su non meglio precisati smaltimenti illeciti di scorie radioattive nei boschi piemontesi. Altre teorie? C’è chi ricorda un incidente nucleare dimenticato ma avvenuto molto più vicino a noi, quello di Rovello Porro, in Lombardia: nel 1989 una fusione accidentale di un carico di alluminio contaminato, avvenuta in una azienda che produceva telai per l’Alfa Romeo, sprigionò – secondo quanto riportato da l’Espresso nel 1990 – tra le 600 e le 6.000 curie di cesio-137.
Una cosa è certa, per conoscere la verità e fugare ogni dubbio dovremo ancora attendere.

 – Pagina, 24/04/2013

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