Piemonte: Quanti morti se arriva una forte scossa? (Pagina)

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Manca il Piemonte nell’inchiesta pubblicata qualche giorno fa da L’Espresso, che presenta il conto di quanti sarebbero i morti, città per città, nel caso di un violento terremoto. Numeri provenienti direttamente dalla banca dati della Protezione Civile, organizzati in migliaia di schede riservate e mai rese pubbliche fino ad oggi, che dovrebbero servire a pianificare i primi soccorsi. Peccato (o dovremmo dire per fortuna?) che la nostra regione ed il suo capoluogo manchino all’appello, insieme alla vicina Valle D’Aosta e alla Sardegna. Come mai? Forse il moderato rischio sismico piemontese fa sì che alla Protezione Civile non ritengano opportuno organizzarsi nemmeno sulla carta? Non è chiaro ma, escludendo che si tratti di una clamorosa dimenticanza, risulta difficile dispiacersi per non essere stati citati in questi macabri conteggi. Già nel titolo infatti, l’indagine firmata dal giornalista Fabrizio Gatti è eloquente: “Quanti morti se arriva la scossa”.
Secondo L’Espresso, nella malaugurata eventualità in cui un forte sisma colpisse l’Italia, sarebbero in tantissimi a rimanere sotto le macerie. I numeri mettono i brividi: oltre 161.000 morti a Catania, 111.622 a Messina, 84.559 a Reggio Calabria, 45.991 a Catanzaro, 31.858 a Benevento, 19.053 a Potenza, 73.539 a Foggia, 24.016 a Campobasso, 20.683 a Rieti. Anche Roma piangerebbe la perdita di 6.907 abitanti, e risalendo lo Stivale le cose non andrebbero molto meglio. A Brescia si conterebbero 5.224 vittime, a Milano 962 ma con 26.400 sfollati.
Il quadro non cambia nemmeno volgendo lo sguardo al “nostro” nord-ovest. In Liguria ad esempio, da sempre meta estiva di molti piemontesi, ci sarebbero le seguenti perdite:
Genova: 831 morti e 21.243 senza tetto
Imperia: 1.350 morti e 8.714 senza tetto
Sanremo: 1.861 morti e 11.952 senza tetto
La Spezia: 280 morti e 5.689 senza tetto.
Attenzione, stiamo parlando solo di dati ipotetici, è bene ricordarlo, ma è inutile negare che siano cifre che fanno tremare i polsi.

I terremoti in Piemonte. Nonostante l’articolo de L’Espresso non menzioni mai la nostra regione, il Piemonte è stato oggetto di movimenti sismici fin dall’antichità. Ma niente panico: scosse tante, vittime poche. Anche se non va dimentico il terremoto del 30 marzo 1753 che provocò addirittura mille morti in Val Chisone.
Scrive Matteo Zola su Futura: “Nell’ultimo decennio si sono registrate ben cinque scosse sismiche in Piemonte, tutte superiori al quarto grado della scala Richter ma senza morti: nel 2000 nelle provincie di Asti e Alessandria, con epicentro a Incisa Scapaccino e nel 2001 ancora nell’Astigiano. Nel 2003 un sisma con epicentro nell’Alessandrino fu avvertito in tutto il nord Italia coinvolgendo 58 comuni e registrando 300 sfollati e 80 milioni di euro di danni. Nell’ottobre del 2008 e nell’aprile 2009 si cambia zona, questa volta sono il Cuneese e le Langhe a venire coinvolte, ancora senza gravi conseguenze”. Insomma, a dispetto di ogni comprensibile timore, il Piemonte non è una zona ad alto rischio di terremoti. L’attività sismica è frequente, ma fortunatamente l’intensità e la gravità delle scosse è bassa.

Cosa dice la Regione? Sul sito web della Regione Piemonte viene ricordato che gli epicentri dell’attività sismica si concentrano lungo due direttrici: una segue la direzione dell’Arco Alpino occidentale nella sua parte interna (limite fra le unità pennidiche e la pianura padana); l’altra, più dispersa, segue l’allineamento dei massicci cristallini esterni (fronte Pennidico).
La Regione valuta inoltre la soglia di rischio dei comuni piemontesi in due zone. La prima, quella di livello 3 (a basso rischio sismico) comprende 409 centri (115 in provincia di Alessandria, 3 in provincia di Asti, 135 in provincia di Cuneo, 126 in provincia di Torino, 29 in provincia di Verbania, 1 in provincia di Vercelli); quella di livello 4 (a rischio molto basso) comprende i restanti 797 comuni.

 – Pagina.to.it, 23/05/2013

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