Una soluzione per la bidonville di Lungo Stura Lazio (Pagina)

Smantellamento della favela abusiva di lungo Stura Lazio, «superamento degli insediamenti spontanei non autorizzati di comunità rom» ed esclusione di «qualsiasi ipotesi di realizzazione di un nuovo campo nomadi», ecco cosa prevede la delibera di iniziativa popolare approvata ad inizio settimana dal Consiglio comunale di Torino. Alla fine è stato centrato lo scopo dei cittadini della Circoscrizione 6, che da anni cercano di sensibilizzare le varie amministrazioni sulla situazione di forte disagio dovuta alla presenza dei campi nomadi abusivi. «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, l’approvazione della delibera che abbiamo presentato» spiega soddisfatto Fulvio Tagliabò, presidente del Tavolo Sociale di Barca e Bertolla, «siamo contenti, anche se ci aspettavamo più coesione tra le forze politiche». L’iter che ha portato all’approvazione del testo, infatti, lungo e difficile, è giunto alla sua conclusione solo lunedì scorso. Nel pomeriggio, una novantina di residenti della Circoscrizione 6 si erano radunati per manifestare il loro problema davanti al Comune e convincere così gli amministratori ad approvare il testo proposto. Solo a cinque di loro è stato concesso di entrare nel palazzo, dove la discussione è andata avanti fino a notte fonda. «L’ostruzionismo della Lega e dell’opposizione è stato duro ma alla fine, all’1.30 di notte, la delibera è passata», racconta Tagliabò. Ora si guarda ai tempi di attuazione. «Pensiamo possa essere necessaria una qualche forzatura, pensiamo ad eventuali azioni legali nel caso ci siano rallentamenti nel trovare una soluzione. Chiediamo inoltre di partecipare al monitoraggio delle attività, finanziate dai 5 milioni di euro del ministero, che speriamo verranno iniziate al più presto».

La favela di Torino nord: «Uno dei luoghi peggiori mai visti»
In lungo Stura Lazio, sul lato sinistro del fiume Stura, dal ponte Amedeo VIII all’automercato di corso Giulio Cesare, si trova la più grande bidonville della città. L’enorme accampamento comincia proprio alle spalle di alcuni grandi cartelli che riportano l’ordinanza del sindaco n° 726 del 21 febbraio 2008: «Attenzione, pericolo di esondazioni e piene improvvise. Divieto di circolazione e sosta di veicoli e rimorchi; collocazione di tende, capanni, baracche e strutture simili; stazionamento e dimora delle persone». Eppure ciò è esattamente quello che accade in lungo Stura Lazio, dove da oltre dieci anni abitano ufficialmente circa 1050 persone. «Ma il numero è fluttuante a seconda dei periodi», spiegano dal Tavolo Sociale di Barca e Bertolla. Sono rom romeni, rom italiani e cittadini romeni che vivono in condizioni disumane, circondati dai rifiuti di ogni genere, senza servizi igienici, contendendo lo spazio vitale ai topi, in quello che un giudice del tribunale di Torino ha definito «uno dei luoghi peggiori mai visti». In questo quarto mondo che sorge a due passi da noi, vivono anche 300 bambini che in molti casi non frequentano le scuole.

I problemi dovuti alla forzata convivenza del campo con i quartieri circostanti sono stati ripetutamente denunciati. La prima preoccupazione, come hanno spiegato in un documento i cittadini della Circoscrizione 6, è per la condizione igienico-sanitaria dell’accampamento che potrebbe creare delle epidemie: «I topi scorrazzano e arrivano ad aggredire i bambini». Infatti, tra le tonnellate di immondizia che quasi sommergono le baracche e le roulotte, i ratti di fiume brulicano e in un caso hanno morso al volto un minore.
In passato, con l’aiuto dei volontari sono state organizzate operazioni di pulizia che hanno permesso di portare via centinaia di tonnellate di spazzatura. Poi i soldi del Comune sono finiti e l’immondizia è tornata nel campo come e più di prima. Dune che camminano, compongono e scompongono cataste di schifo in cui si trova di tutto: sacchetti di plastica, vecchi elettrodomestici, mobili, materassi, pneumatici di camion, ferri arrugginiti e persino amianto. Secondo gli ultimi calcoli, per la pulizia di lungo Stura Lazio servirebbero 430 mila euro. Soldi che il Comune di Torino vorrebbe recuperare dai 5 milioni di euro dei fondi ministeriali per l’emergenza rom, salvo che la Regione non abbia nulla da obiettare in merito.
Ma il campo sulle sponde dello Stura è un luogo insicuro anche perché si tratta di un’area esondabile. «Ad ogni pioggia le persone che vivono soprattutto nelle baracche più vicine al fiume rischiano l’allagamento se non altre conseguenze ben peggiori», hanno messo in guardia i membri del Tavolo Sociale. C’è poi la questione dei fumi tossici, ovvero la combustione provocata dei materiali come cavi di rame, plastica e gomma, che soprattutto di notte si levano dall’accampamento, facendo respirare aria avvelenata ai residenti delle vie circostanti. «Passo davanti al campo almeno due volte al giorno e costantemente respiro fumi acri con odore di plastica bruciata», si è lamentato Fulvio Tagliabò, «persone che abitano nelle vicine via Centallo e via Chaberton, dicono di non poter aprire le finestre e si può anche chiedere alle cassiere dell’Iper Gross che in inverno respirano fumi puzzolenti durante tutto il giorno». Ed è proprio di questa settimana la notizia che a causa di un rogo appiccato dai nomadi in via Germagnano (sede di altri campi rom, di cui alcuni non autorizzati) sono finiti in ospedale tre dipendenti dell’AMIAT.
Infine, ma non ultima, la questione sicurezza che interessa le borgate vicine al campo. «Sono stato contattato da alcuni cittadini che hanno subito il furto delle grondaie e sono spariti i bordi metallici dei garage sempre a opera dello stesso gruppo di rom», ha denunciato ancora Tagliabò, mettendo in evidenza anche l’aumento nella zona dei furti nelle abitazioni. Ma non sono stati solo i residenti a lamentarsi del comportamento di alcuni abitanti del campo. Anche i dipendenti dello stabilimento Iveco di via Puglia hanno denunciato furti nelle loro vetture, parcheggiate non distante dall’insediamento abusivo.
Insomma in una simile situazione, sarebbe stato facile per gli abitanti di Barca e Bertolla scegliere la via dell’odio e della cieca contrapposizione. Ma non è stato così.

Il successo del Tavolo Sociale
La pacifica battaglia della gente della Circoscrizione 6 per far valere il proprio diritto alla sicurezza, era iniziata con una manifestazione svolta a giugno del 2012. Le parole d’ordine: solidarietà e rigore. «Non possiamo permettere che Torino consenta ad alcune persone di vivere peggio che nelle più disastrate favelas latinoamericane, anche perché le persone che vivono in situazioni di così alto degrado spesso hanno comportamenti conseguenti che non sono accettabili in alcun modo dagli abitanti del quartiere», scrivevano in un documento i cittadini di Barca e Bertolla. Persone che magari avevano vissuto sulla propria pelle l’aumento esponenziale dei furti e in qualche caso delle aggressioni, ma che nonostante questo si sforzavano, dove giusto e possibile, di comprendere e non di combattere. Anche perché in realtà difficili come lungo Stura Lazio vivono comunque persone desiderose di un aiuto e che lavorano onestamente nell’assistenza agli anziani o come muratori. La proposta dal Tavolo Sociale è stata dunque quella di promuovere sempre una linea di comportamento meritocratica e di integrazione, «dove prevalga il rispetto degli altri, delle differenze, che contribuiscono all’arricchimento culturale della società, dove si privilegi la conoscenza e l’integrazione». E con la stessa determinazione «si premino i comportamenti positivi riconoscendo il merito a chi si comporta bene, e si persegua in modo netto, deciso e rigoroso, chiunque commetta reati, rubi o sfrutti le altre persone». La soluzione? La dislocazione dei rom in microcampi sparsi sul territorio regionale, così da scongiurare una volta per tutte il rischio della nascita di altre enormi e incontrollabili bidonville.
Alla condivisione certo non facile di queste linee guida è corrisposta una condotta ammirevole da parte dei cittadini della periferia nord. «Non le dico le difficoltà» ricorda oggi Fulvio Tagliabò. Il timore era quello che l’esasperazione portasse qualcuno a commettere un atto violento contro i rom, simile a quello avvenuto nel dicembre 2012 alle Vallette. Ma in questo caso, fortunatamente, una zona come Barca e Bertolla, abituata a convivere con problematiche complesse di fronte alle quali le istituzioni si sono spesso dimostrate insensibili, è riuscita a dare una bella lezione di civiltà al resto di Torino e non solo. L’approvazione della delibera comunale rappresenta il meritato successo della gente del quartiere, in attesa che gli impegni contenuti nel testo si trasformino in fatti concreti. «Continuiamo dritti per questa strada», esorta felice il presidente Tagliabò, «uniti si vince».

Pagina, 13/09/2013

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Ambiente, Torino e Piemonte e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.