Casal di Principe, l’ecocidio della camorra (Narcomafie)

«Ho guidato io la ruspa che ha scavato per seppellire i rifiuti. Sotto quel terreno c’è il contenuto di venti camion». Il nuovo collaboratore del clan dei Casalesi, di cui non si conosce il nome, sarebbe stato preciso nell’indicare ai pubblici ministeri della Dda di Napoli il luogo esatto dove trovare le prove dell’ennesimo scempio perpetrato in Campania dall’ecomafia.
Via Sondrio, Casal di Principe, ore 9 del mattino di martedì scorso: una squadra composta da  tecnici dell’Arpac (Agenzia regionale per la protezione ambientale in Campania), Vigili del Fuoco e Carabinieri rinviene in un terreno di proprietà privata dei fusti metallici sbriciolati. Erano a circa 9 metri di profondità e con tutta probabilità contenevano materiale siderurgico e fanghi industriali sotterrati oltre vent’anni fa.
A guidare i pm dell’antimafia Giovanni Conzo, Luigi Landolfi e il procuratore aggiunto Francesco Greco fino al terreno di via Sondrio sono state le dichiarazioni di tre persone che avrebbero preso parte direttamente alle operazioni di sversamento dei rifiuti tossici. L’appezzamento in questione si trova per altro molto vicino ad un’altra proprietà indicata in precedenza dal pentito Carmine Schiavone, cugino del famigerato “Sandokan”, come una delle discariche abusive del potente clan di Casal di Principe.
Intanto, mentre gli investigatori continuano la caccia ai rifiuti della camorra, il lavoro dell’Arpac si concentra sui campioni di terra prelevati, con l’obiettivo di consegnare al più presto i risultati delle analisi. Finora, l’unica nota positiva è la mancanza di tracce di radioattività, un timore nato dopo l’intervista concessa recentemente proprio da Schiavone a «SkyTG24», nella quale l’ex capoclan aveva parlato di smaltimenti di «cassette di piombo con materiale nucleare», arrivate nelle terre dell’agro casertano dal nord Europa. Ma tra la gente di Casale c’è anche la preoccupazione che le sostanze tossiche sotterrate possano essersi già infiltrate nelle falde acquifere.
Via Sondrio si trova a ridosso del mercato ortofrutticolo locale, non distante da un asilo (che è stato chiuso) e da una ludoteca. Una zona in cui ci sono abitazioni e campi coltivati, dove la vita scorreva apparentemente tranquilla, indifferente, mentre i clan facevano affari d’oro con i rifiuti e seminavano veleno. «Dopo 20 anni che erano interrati là», si legge sulla pagina Facebook de “La Terra dei Fuochi”, l’associazione che da anni denuncia i fenomeni ecomafiosi tra Napoli e Caserta, «come per magia, così come per i fusti rinvenuti qualche mese fa a Caivano, oggi affiorano alla luce anche i fusti di Casale di Principe. In Terra di Lavoro niente avviene per caso. Ogni cosa ha un preciso significato. Ora la domanda è: cosa c’è davvero dietro questa che sembra avere tutta l’aria di una perfetta regia?

L’indifferenza e il silenzio che uccidono Casale. Rosaria Capacchione, giornalista e oggi senatrice, si è occupata per anni del fenomeno del traffico di rifiuti in Campania. Ecco cosa ha scritto sul suo blog (http://rosariacapacchione.it/) dopo la notizia del ritrovamento di materiale sospetto a Casal di Principe: «Venticinque anni di cronaca e di storia maledetta, una lunghissima teoria di ricordi che testimoniano l’indifferenza dello Stato e il silenzio di quanti hanno visto, talvolta hanno subito, molto più spesso hanno condiviso i lautissimi guadagni del traffico di rifiuti. Perché la verità scomoda che nessuno dice è che molti, se ancora vivi, sanno dove sono nascosti i fusti dei veleni perché hanno messo anche i propri terreni a disposizione incassando fino a cinque milioni di lire per ogni carico e costruendo su quelle scorie le case per se stessi e i propri figli. Anche questo dovrebbero sapere coloro che oggi urlano e insultano, rivendicando una ben misera primogenitura della denuncia e che allora lasciarono soli quanti si affannavano, nell’indifferenza generale, a segnalare il pericolo, le infiltrazioni mafiose nell’affare, i primi picchi sospetti di malattie linfatiche e tumorali».

Terra dei fuochi: il dossier di Legambiente. Proprio in questi giorni, Legambiente ha presentato il suo dossier sulla tossicità della cosiddetta Terra dei fuochi, la vasta area tra le provincie di Napoli e Caserta dove è più forte l’aggressione ambientale da parte della criminalità organizzata.
L’associazione denuncia che anche quest’anno la Campania si colloca al vertice nazionale per numero di reati ambientali. «L’ecocidio che si sta consumando alla luce del sole tra le province di Napoli e Caserta», ha portato ad oltre 1000 sequestri di terreni e proprietà utilizzati per lo smaltimento illegale di rifiuti, il 10% di tutti quelli effettuati in Italia. In cinque anni sono stati 205 gli arresti effettuati per traffici e smaltimenti illegali, ovvero il 29,2% del totale nazionale.
Dati che «non sono positivi» anche quando si parla del fenomeno che ha reso tristemente famosa la Terra dei fuochi, i roghi di rifiuti (materiali plastici, scarti di lavorazione, pellame e stracci): negli ultimi venti mesi ce ne sono stati ben 6034, 3049 in provincia di Napoli e 2085 in quella di Caserta. Tuttavia, da gennaio ad agosto del 2013, si è finalmente registrato un calo degli incendi appiccati ai rifiuti, «che rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sono passati da 3101 a 1894, con una riduzione del 38,9%». Ma la strada per riportare la legalità nella Terra dei fuochi sembra ancora molto lunga.

 – Narcomafie, 20/09/2013

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