Finiscono a Casablanca le bici rubate (Pagina)

Torino, via Garibaldi. Un sabato di settembre. Una banda di ladri, incuranti del viavai, prende di mira una bicicletta legata ad un lampione. Sono in tre e tutti giovani. A fare il “lavoro sporco” ci pensa un ragazzo con in spalla uno zaino nero dal quale spunta una grossa tenaglia. Gli bastano pochi secondi per tagliare la catena, saltare in sella alla bici e sparire veloce verso corso Regina Margherita. Subito dopo anche le sue due complici, rimaste poco distante a fare da “palo”, si dileguano sotto gli occhi increduli dei passanti.
È un film già visto. Cambiano i luoghi, ma a Torino i furti di biciclette continuano ad essere frequenti. Le amate due ruote spariscono a tutte le ore del giorno, sia in centro che in periferia. Colpi che a volte non vengono nemmeno denunciati.

Da Porta Palazzo a Casablanca
Su “Specchio dei tempi”, storica rubrica de La Stampa e voce del popolo torinese, si leggono spesso delle lettere di cittadini indignati per aver subito il furto della propria bicicletta. È il caso di Enza, Giovanni, Laura e Davide, un gruppo di amici di San Maurizio Canavese, che ad agosto sono stati derubati delle loro due ruote nella centralissima piazza Lagrange. «Tutto avveniva nell’arco di tre minuti circa», hanno spiegato sconsolati i quattro.
Ma dove vanno a finire le biciclette rubate a Torino? Alcune volte, ma non sempre nei giorni successivi al fattaccio, ricompaiono a Porta Palazzo. Altre volte invece, specie se si tratta di mezzi di un certo valore, le bici dei torinesi finiscono nelle mani di bande specializzate che provvedono a spedirle all’estero. A febbraio, ad esempio, un’operazione portata a termine dagli agenti della Squadra Volante nei pressi di corso Vercelli, ha permesso di recuperare ben 39 biciclette rubate (tutte o quasi mountain bike e city bike del valore di svariate migliaia di euro). Erano in possesso di un cittadino marocchino che è stato fermato poco prima di partire alla volta di Genova, dove la refurtiva sarebbe stata imbarcata via nave verso Casablanca.
Oltre alle bici dei privati anche quelle di To-Bike, l’apprezzato servizio di due ruote comunali, sono state oggetto nei mesi scorsi delle indesiderabili attenzioni dei ladri. Ridipinte e liberate del perno che serve ad agganciarle alle colonnine, alcune delle caratteristiche biciclette gialle sono finite, pare, nei Paesi dell’Est.
Le bici spariscono però anche a pezzi. Capita quando i mariuoli si “accontentano” di portare via le parti più facili da smontare come le ruote, il sellino o i pedali. Così gli scheletri di molti mezzi, non più utilizzabili, rimangono abbandonati per mesi agli angoli delle strade in attesa di essere rimossi.

Più bici, più furti
In Italia vengono vendute ormai più biciclette che automobili. Torino non fa eccezione, visto che il numero dei velocipedi che circolano ogni giorno sulle strade cittadine risulta essere in costante aumento. Più bici uguale meno smog, ma anche più ruberie. I dati forniti dalla Polizia Municipale dimostrano come quasi un quarto dei ciclisti sia stato vittima di un furto e, cosa peggiore, all’aumentare di questo genere di reati non corrisponde una crescita delle denunce. Il furto di una bicicletta continua infatti ad essere considerato dalla maggior parte dei cittadini (il 53%) come un reato minore, la cui denuncia viene considerata addirittura una perdita di tempo dal 10% dei torinesi. In questo modo, spiegano dalla Municipale, si innesca un vero e proprio «circolo vizioso», in cui la convinzione errata che le polizia non possa far nulla per perseguire i ladri porta di fatto alla loro impunità. Inoltre c’è da sottolineare che anche il “banale” furto di una bici contribuisce a diffondere tra la gente una percezione di insicurezza nel territorio.

La task-force di via Bologna
Per contrastare l’opera dei predoni delle due ruote è stato messo a punto dai vigili urbani di Torino il “Progetto LB – Ladri di biciclette”, che ha previsto la creazione di una task-force apposita curata dal Nucleo di Prossimità di via Bologna. «L’obiettivo generale», scrivono i vigili sul loro sito, «è il contrasto del fenomeno del furto di biciclette nella città di Torino tramite azioni di presidio e osservazione del territorio, che oltre alle attività investigative sviluppi, attraverso un’analisi dei dati, una mappatura del fenomeno gettando le basi per una strategia che mira a controllare, in particolare, le zone dove di solito finiscono le biciclette rubate».
Per scoraggiare la ricettazione è stato messo online un elenco dei mezzi rubati, mentre l’aumento dei controlli ha già permesso di acciuffare e punire alcuni furbetti del pedale. Uno dei primi a finire nei guai è stato un diciannovenne italiano sorpreso, all’inizio di quest’anno, mentre tentava di rubare una bici di To-Bike proprio nei pressi della sede del nucleo “anti-ladri” di via Bologna.

 – Pagina, 01/10/2013

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