Delitti irrisolti nel giallo delle ossa (Pagina)

Rimane ancora ignota l’identità della persona che ha abbandonato su una panchina del cimitero Monumentale di corso Novara una scatola contenente resti umani. Gli uomini della Squadra Mobile stanno analizzando le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza del cimitero, sperando di potervi ricavare un indizio utile per risolvere il giallo.
Il pacco sospetto era stato notato giovedì mattina da alcuni dipendenti del camposanto che hanno prontamente avvertito la Polizia. All’interno della scatola erano presenti due teschi e alcune ossa risalenti con tutta probabilità ad alcuni decenni addietro.
Non è la prima volta che a Torino vengono dispersi per strada o gettati nei cassonetti dei reperti “datati”, magari dopo essere rimasti per lungo tempo in possesso di alcuni medici. Nel caso dei pezzi di scheletri di corso Novara però, gli agenti della scientifica hanno subito notato qualcosa di insolito: le ossa erano avvolte in un foglio di giornale, anch’esso vecchio di ben cinquant’anni. Da quanto si è appreso si tratterebbe di una pagina ben conservata della Stampa Sera del 9 maggio 1963, ma su questo particolare i maggiori quotidiani cittadini hanno riferito versioni contrastanti.
Per La Stampa come per Torino Today, il foglio di giornale che avvolgeva i due teschi ricostruisce un’udienza del processo svolto a Roma contro il geometra Giovanni Fenaroli, accusato e poi condannato per l’omicidio di sua moglie, Maria Martirano, con la complicità di un amico, Egidio Sacchi.
Diverso è stato invece il racconto apparso sul quotidiano Cronaca Qui, secondo cui sul ritaglio trovato al Monumentale è possibile leggere la storia di un altro fatto di sangue. Una storiaccia avvenuta, guarda caso, sempre nella Capitale e che ebbe come tragica protagonista una fotomodella tedesca. Christa Wanninger, avvenente ventenne di Monaco di Baviera, arrivò a Roma nell’aprile del 1963 per tentare la fortuna nel meraviglioso mondo del cinema raccontato ne “La dolce Vita” di Federico Fellini. La ragazza venne uccisa a coltellate il 2 maggio 1963 al quarto piano di un palazzo di via Emilia, non distante dalla famosa via Veneto. Nel 1988 la Corte di Cassazione dichiarò colpevole dell’omicidio della Wanninger il pittore Guido Pierri, all’epoca poco più che trentenne, il quale però si era sempre dichiarato innocente.
La Stampa Sera del 9 maggio 1963 pubblicò entrambi gli articoli relativi ai due gialli: il delitto Fenaroli a pagina 7, il cosiddetto “mistero di via Veneto” a pagina 13. Ma quale dei due fogli avvolgeva i reperti rinvenuti in corso Novara? E soprattutto, perché le ossa erano avviluppate proprio in un giornale di cinquant’anni fa? Le indagini della Polizia dovranno accertare se si tratti di un reale indizio o di un dettaglio, di certo suggestivo, ma privo di importanza.

 – Pagina, 14/10/2013

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