Trafugazioni benedette (Narcomafie)

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Desiderate, venerate, custodite gelosamente per secoli e infine… rubate. Negli ultimi anni i furti di reliquie religiose sono in forte aumento, andando a rifornire un mercato nero quasi sempre amatoriale che prospera grazie alla rete.
L’ultimo caso risale solo a pochissimi giorni fa (7 giugno 2013). A Romagnano Sesia, in provincia di Novara, è stata forzata la teca e fatto sparire il corredo d’oro del patrono, San Silvano. Ma sono molti i furti di questo genere denunciati in tutta Italia. Ad essere prese di mira sono le reliquie in senso stretto come le salme (o una parte di esse) di un santo o di un beato, ma anche le reliquie cosiddette “di contatto”, cioè degli oggetti che sono stati in contatto con la persona venerata, come vesti, gioielli o strumenti del martirio.
Secondo i dati del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, negli ultimi cinque anni sono spariti da chiese, basiliche e monasteri 23.668 pezzi tra reliquie, quadri, sculture, libri e oggetti sacri: il 52% di tutti i furti d’arte denunciati in Italia.
I responsabili? Di solito si tratta di personaggi legati al mondo dell’antiquariato o al traffico di opere d’arte, ma è frequente anche il coinvolgimento di persone “fuori dal giro”: delinquenti di basso profilo, attratti da una refurtiva di facile appropriazione, perché scarsamente protetta. Altre volte i colpevoli sarebbero addirittura degli incensurati, come emerso a marzo del 2013 al termine dell’operazione “Reliquia”, condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Monza. Secondo la ricostruzione dei militari un trentenne, senza precedenti penali, avrebbe trafugato decine di reperti, soprattutto reliquie e reliquiari, in varie chiese della Lombardia. In particolare sono stati recuperati 57 oggetti di culto, tra cui un frammento del cilicio di San Carlo Borromeo e altre reliquie di Sant’Agostino e Sant’Ambrogio, per un valore totale di 30mila euro. Tra gli indagati con l’accusa di furto aggravato e ricettazione figura anche un antiquario toscano, anch’egli incensurato. Il fine ultimo del reato sarebbe stata la vendita su internet dei ricordi di santi e beati. «La vendita online è il mezzo più semplice per questo genere di refurtiva» ha dichiarato al Sole 24 Ore il Capitano Andrea Ilari del NTP di Monza. In questo modo le sacre reliquie di fronte alle quali i fedeli hanno pregato per secoli finiscono sul web per pochi euro.

Secoli di traffici
La venerazione delle reliquie (dal latino reliquiae, resti) iniziò nel VII secolo, in seguito ai numerosi ritrovamenti in Terra Santa dei cavalieri crociati. Si trattava di oggetti direttamente associati alla vita di Gesù Cristo come le parti della croce, i chiodi della crocifissione, i frammenti della mangiatoia o la Sindone (Reliquie di I classe), oppure di resti mortali o di oggetti appartenuti a santi e martiri come corpi, ossa e capelli (Reliquie di II classe). Ma in Europa affluirono anche molti reperti che si diceva avessero solo toccato il corpo dei santi, come ad esempio dei pezzi di stoffa (Reliquie di III classe), nonché altri oggetti entrati in contatto con questi ultimi come le collane (Reliquie di IV classe).
Il furto delle reliquie da parte di trafficanti divenne fiorente soprattutto nel Medioevo. Nelle chiese cominciarono a comparire, spesso in modo poco chiaro, oggetti o resti appartenuti ai santi. Prima condannato da Martin Lutero e poi appannaggio per decenni di scambi privati tra antiquari, la vendita clandestina delle reliquie religiose ha interessato l’Italia soprattutto a partire dagli anni ’60 del Novecento. Oggi questo odioso traffico ricompare sulla rete internet favorito dalla mancanza di protezione di alcuni beni. Nel 2012 l’Arma dei Carabinieri, in collaborazione con il Mibac e con il Pontificio Consiglio della Cultura, ha pubblicato il “Manuale sulla tutela dei Beni culturali ecclesiastici”, un vademecum contenente consigli e accorgimenti pratici per contrastare il fenomeno dei furti nei luoghi di culto. Attualmente, la banca dati del Comando di Tutela dei Beni Culturali dei Carabinieri riporta un dettagliato elenco con 5 milioni di oggetti d’arte scomparsi (tra cui molte reliquie) da ricercare in Italia e all’estero.

Dalla storia alla cronaca
Dove finisce la storia inizia la cronaca. Negli ultimi quattro anni, furti sacrileghi sono stati compiuti ovunque nel Bel paese. Ecco qualche esempio. Nell’aprile del 2009, nel Lazio, i Carabinieri del Nucleo operativo della Cassia hanno fermato un trafficante in possesso di alcune reliquie sottratte nella Cattedrale de La Storta. Un anno dopo in provincia di Napoli viene portata via, nonostante la presenza di numerose telecamere, un’urna contenente le ceneri del santo patrono di Sant’Anastasia, San Francesco Saverio. E sempre nel 2010, a febbraio, ignoti fanno scomparire le reliquie del corpo di Santa Maria Goretti dall’omonima chiesa di Vittoria, in Sicilia. È andata meglio a San Giovanni Rotondo, dove le reliquie di Padre Pio (ciocche di capelli, una stoffa usata dal santo per asciugare il costato insanguinato e un paio di guanti) sono state salvate dal vetro antisfondamento dietro al quale erano prudentemente custodite.
Nel 2011 i ladri di santi si spostano da Sud a Nord. In Liguria, ad Alassio, nel giorno dell’Immacolata alcuni malviventi prendono dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli un prezioso reliquiario che custodisce un piccolo osso di San Giovanni Bosco, molto caro alla devozione popolare.
Almeno cinque gli importanti furti di reliquie nel 2012. Il 18 gennaio le reliquie di 5 santi – San Francesco di Sales, Sant’Ignazio da Laconi, San Francesco di Paola, San Salvatore d’Aorta e una non ancora identificata – sono scomparse dalla chiesa parrocchiale di San Giacomo a Mandas, nei pressi di Cagliari. Esattamente quattro mesi dopo tocca alla provincia di Cremona pagare pegno ai trafficanti di Santi: la reliquia di Santa Paola Elisabetta Cerioli viene trafugata a Soncino. «Vi devo dare una brutta notizia: hanno rubato la reliquia di San Pio e due ex voto» è stata la triste notizia data ai fedeli dal parroco della chiesa di San Pio X, a Massa, dopo il furto della reliquia del santo di Pietrelcina: un pezzetto del suo guanto insanguinato che era custodito in una teca. A Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, una mano ignota si è impossessata a settembre del 2012 di uno scrigno d’oro donato dai fedeli per custodire l’ampolla con il prezioso sangue di San Pantaleone. Infine sempre nel 2012, ma a dicembre, i trafficanti di Santi passano lo Stretto per impossessarsi di alcune reliquie ed altri oggetti in oro a Scillichenti, frazione marinara di Acireale.
Anche nei primi sei mesi del 2013 i furti sacrileghi sono proseguiti senza sosta. Oltre ai già citati fatti di Monza e Romagnano Sesia, da gennaio una banda specializzata sembra aver preso di mira le chiese pisane, in un caso portando via una reliquia del Beato Giuseppe Toniolo. Nei primi giorni di aprile, dalla chiesa lodigiana di Santa Francesca Cabrini è stato sottratto il piccolo cilindro contenente la reliquia di San Bassiano. Colpo grosso anche nel Duomo di Piacenza da nottetempo i ladri si sono impossessati di alcuni preziosi appartenuti al beato piacentino Giovanni Battista Scalabrini: un calice, un anello, una croce pettorale e un rosario d’oro. Infine ad Avezzano (AQ) sono state rubate il 7 maggio scorso le reliquie dei Santi martiri Epitteto e Astione, custodite all’interno della chiesa ortodossa romena. Pare che i ladri abbiano approfittato della disattenzione dei credenti, in attesa di ricevere il sacramento della confessione, per appropriarsi del cofanetto d’argento che custodiva le reliquie dei Santi protettori della parrocchia romena.

La reliquia viaggia sul web
Il mercato delle reliquie prospera su internet. Già nel 2006 il responsabile comunicazione di un importante sito di aste online raccontava a La Padania come venisse venduta, in media, una reliquia ogni ora e mezza. Oggetti sacri (o spacciati per tali) di ogni genere e per tutte le tasche. “Dalla veste bianca di papa Wojtyla alla ciocca di capelli di Santa Teresa di Gesù Bambino”, scriveva nel 2011 il vaticanista Giacomo Galeazzi su La Stampa, “milleseicento euro vengono chiesti per il reliquiario di San Vincenzo de’ Paoli, 30 euro per una ciocca di capelli di Santa Teresa di Gesù Bambino, frammenti ossei di sei santi in offerta speciale a 430 euro”. Le reliquie più gettonate? “Quelle di Padre Pio”.
È comunque giusto precisare che non tutte le compravendite di questo tipo siano state generate da furti. Tuttavia, molte volte, la truffa è ugualmente dietro l’angolo, infatti in mancanza di un certificato di autenticità, chiunque può spacciare per originale qualsiasi cosa: dai tessuti ai veri o presunti resti umani. Il tutto senza contare i risvolti macabri di questo mercato dai contorni oscuri, spesso alimentato da tombaroli senza scrupoli che devastano antiche sepolture in siti archeologici.
Quando invece le reliquie sono davvero sottratte all’affetto e alla devozione dei fedeli, ricompaiono spesso sul web, specie se si tratta di pezzi non troppo conosciuti e quindi più commerciabili. La pubblicazione delle fotografie degli oggetti nei siti di aste online porta sempre più spesso a far cadere nella rete tesa delle forze dell’ordine ladri e piccoli ricettatori. In alcuni casi si è persino arrivati ad individuare delle vere e proprie associazioni a delinquere specializzate nel traffico, anche oltre frontiera, di beni artistici e religiosi rubati.

 – Narcomafie n°9, settembre 2013

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