Terra dei fuochi ieri come oggi (Narcomafie)

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È martedì 17 settembre. Per la gente di Casal di Principe non è un giorno come gli altri, specie per chi abita nei pressi della Circumvallazione. Fin dalla prime luci dell’alba nella zona c’è un frenetico viavai di carabinieri e tecnici dell’Arpac (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale in Campania) con le tute di protezione bianche e le mascherine. Qualcuno maneggia strumenti di rilevazione. Per cercare meglio arriva anche un escavatore dei Vigili del Fuoco. Lo sferragliare dei cingoli mette i brividi, mentre entra lentamente in un terreno di proprietà privata in via Sondrio.

Caccia ai veleni della camorra. Alle spalle degli investigatori e dei tecnici ci sono alcuni cittadini. Osservano zitti. Pregano che non si trovi niente, che non sia vera la soffiata che ha portato i pubblici ministeri della Dda di Napoli dietro le loro case alla ricerca dei rifiuti tossici sotterrati dai clan. In caso contrario ci sarebbe di che preoccuparsi. Via Sondrio si trova a ridosso del mercato ortofrutticolo locale, non distante da un asilo e da una ludoteca. Una zona di abitazioni e di campi coltivati.
Alle 9, quando il braccio meccanico è sceso nel terreno fino a cinque metri, affiorano tre pezzi di metallo. Sono i fondi di alcuni fusti sbriciolati. Nel momento in cui viene dato l’ordine di scavare ancora più a fondo, un brivido corre lungo la schiena dei presenti. Sei, sette, otto metri: ancora niente. Infine, a circa nove metri di profondità ecco comparire uno strano liquido melmoso. Si tratta di rifiuti tossici, non c’è dubbio, probabilmente materiale siderurgico e fanghi industriali. Eccoli i veleni. Secondo le indagini dei pm dell’antimafia Giovanni Conzo, Luigi Landolfi e del procuratore aggiunto Francesco Greco, quella robaccia era sotterrata da oltre vent’anni, ma per riportarla alla luce ci sono volute le ammissioni di tre pentiti del clan dei Casalesi. Uno di loro, il cui nome non è stato reso noto, sarebbe stato determinante per condurre gli inquirenti fino al terreno di via Sondrio. «Ho guidato io la ruspa che ha scavato per seppellire i rifiuti – avrebbe detto l’uomo – sotto quel terreno c’è il contenuto di venti camion». È una sorpresa solo a metà. L’appezzamento in questione infatti è vicinissimo ad un altro campo che in precedenza il pentito Carmine Schiavone, cugino del famigerato Sandokan, aveva indicato come discarica abusiva del potente clan di Casal di Principe.

Milioni di vite a rischio. Intanto, mentre in via Sondrio gli investigatori continuano la loro caccia, il lavoro dell’Arpac si concentra sui campioni di terra prelevati, con l’obiettivo di consegnare al più presto i risultati delle analisi. Anche perché tra i casalesi serpeggia la paura che le sostanze tossiche sotterrate possano essersi già infiltrate nelle falde acquifere. L’unica nota positiva, per ora, è la mancanza di tracce di radioattività, un timore nato dopo l’intervista concessa lo scorso agosto proprio da Schiavone a «SkyTG24». L’ex capo clan aveva parlato di smaltimenti di rifiuti chimici, farmaceutici, ospedalieri e persino di «cassette di piombo con materiale nucleare», arrivate dal nord Europa e smistate tra la provincia di Caserta e il basso Lazio. Territori scelti, secondo quanto dichiarato dall’ex boss, «perché facevano parte di Casale, era terra nostra».

Sono passati 25 anni dalla prima denuncia, presentata da Legambiente sul traffico illecito di rifiuti nella zona compresa tra Napoli e Caserta. La situazione da allora non è assolutamente migliorata

Terra di nessuno è terra di camorra. Sono passati dieci anni da quando l’associazione Legambiente coniò il termine “Terra dei fuochi” per indicare l’area di oltre 220 ettari compresa tra le provincie di Napoli e Caserta. Oggi, nonostante il tempo trascorso, la descrizione di ciò che avviene in questi luoghi inserita nel Rapporto Ecomafia del 2003 è ancora drammaticamente attuale: «Un paesaggio fuori dal comune. Nell’hinterland a nord di Napoli a ridosso dell’asse mediano, in quei comuni che hanno un facile collegamento, non solo geografico, con Casal di Principe, terra d’origine della camorra, i rifiuti da oltre dieci anni sono stati e sono l’industria trainante. Ci troviamo nel triangolo Qualiano, Villaricca, Giugliano, terre di nessuno. Uno spicchio d’Italia martoriata da discariche abusive, dove sono stati sversati rifiuti di ogni tipo. Pattumiera d’Italia per decenni. Qui di notte è di moda bruciare i rifiuti, che sprigionano un fumo pericolosissimo. Quello nero, originato dalla combustione dei rifiuti fuorilegge. Entrano in scena di notte, appiccano il fuoco senza nessuna preoccupazione, in modo spietato alle cataste di rifiuti illegali».
“Ecocidio” alla luce del sole. La prima denuncia riguardante il traffico illecito di rifiuti tra Napoli e Caserta risale a 25 anni fa. Dopo un quarto di secolo, Legambiente Campania ha fatto il punto sulla situazione con il dossier “Terra dei Fuochi,radiografia di un ecocidio”, sottolineando in primo luogo come, anche quest’anno, la regione Campania si collochi al vertice nazionale per numero di reati ambientali. L’ecocidio che si sta consumando alla luce del sole tra le province di Napoli e Caserta ha portato a oltre mille sequestri di proprietà utilizzate per lo smaltimento illegale di rifiuti, il 10% di tutti quelli effettuati in Italia. Negli ultimi cinque anni, nella sola Terra dei fuochi, sono state denunciate 2.246 persone accusate di traffici e smaltimento illegale di rifiuti, mentre gli arresti sono stati 205, ovvero il 29,2% del totale nazionale. Nel complesso i dati raccolti «non sono positivi», fanno sapere da Legambiente, soprattutto se si guarda ai numeri e alle conseguenze sulla salute dei cittadini dei cosiddetti “inceneritori diffusi”: i roghi di rifiuti, materiali plastici, scarti di lavorazione, pellame e stracci. L’agghiacciante fenomeno che ha fatto guadagnare alla Terra dei fuochi la sua indesiderabile celebrità si ripete in media dieci volte al giorno per opera di criminali senza volto. Solo negli ultimi venti mesi ce ne sono stati ben 6.034: 3.049 in provincia di Napoli e 2.085 in quella di Caserta. Tuttavia, da gennaio ad agosto del 2013, si è finalmente registrato un calo degli incendi appiccati, «che rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sono passati da 3.101 a 1.894, con una riduzione del 38,9%». Ma che la strada per riportare la piena legalità nella Terra dei fuochi sia ancora molto lunga lo testimonia la quantità dei siti inquinati censiti dall’Arpac.
Nel 2008 erano 2.001 quelli segnalati tra le province di Napoli e Caserta e in questi anni «sono, purtroppo, sicuramente cresciuti», visto il gran numero di discariche abusive sequestrate dalle forze dell’ordine dal 2008 al 2012. «Ma i numeri – ha commentato Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania – riescono solo parzialmente a dare l’idea del peggiore e meglio riuscito esperimento criminale giocato sui rifiuti ai danni di intere comunità». Il danno sanitario che va ad incidere sulla salute dei cittadini del napoletano e del casertano, fa inoltre notare il dossier, è strettamente connesso al disastro ambientale ancora in atto in queste aree.
Anche l’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato come la “stretta correlazione” tra smaltimento illecito di rifiuti e «l’incremento significativo di diverse patologie tumorali», raggiunga picchi allarmanti «negli 8 comuni con il maggior numero di discariche di rifiuti censite dallo studio Sentieri: Acerra, Aversa, Bacoli, Caivano, Castelvolturno, Giugliano, Marcianise e Villaricca».
I territori sono ancora inquinati e le bonifiche per ora rimangono una chimera, ma negli ultimi cinque anni la legge ha perseguito con più determinazione il fenomeno ecomafioso, arrivando a risultati apprezzabili. «Oggi, a differenza di ieri – spiega Buonomo – conosciamo i responsabili, i nomi e i cognomi, insieme alle sigle delle loro società e i numeri di targa dei loro mezzi. Veri e propri criminali che adesso dovrebbero essere chiamati, insieme a chi gli ha conferito i rifiuti e a chi, per inerzia o collusione, non li ha contrastati, a rispondere dinanzi alla legge, risarcendo i danni economici e morali alle comunità-vittime».
Dal 2001 ad oggi sono state ben 33 le inchieste per attività organizzata di traffico illecito di rifiuti condotte dalle procure attive nelle due province, più del 15% di quelle svolte in tutto il Paese. I magistrati hanno così smascherato alcune tra le principali holding mafiose attive nel ciclo dei rifiuti, individuando 116 aziende in grado di muovere e occultare migliaia di tonnellate di veleni.

Il puzzle ecomafioso. Il ritrovamento dei rifiuti industriali a Casal di Principe è dunque solo l’ultimo tassello dell’inquietante puzzle che testimonia lo scempio perpetrato dall’ecomafia in Campania. A luglio gli agenti del Corpo Forestale avevano individuato nel comune di Caivano cinque pozzi contaminati da sostanze cancerogene ed un terreno agricolo di sette ettari imbottito di tonnellate di veleni. Solventi chimici altamente aggressivi, scarti industriali, scorie di fusioni di vetro e materiali contenenti fibre di amianto, erano sepolti in un campo di ortaggi che Sergio Costa, primo dirigente del Corpo Forestale di Napoli, ha definito «l’anticamera dell’inferno».
Il crudele paradosso, in questo spicchio di Meridione dove manca il lavoro, è proprio quello di potersi ammalare a causa delle scorie letali di quelle industrie che qui non ci sono. Il mostro invisibile che, secondo alcuni studi, in Campania provoca malattie ed uccide, è stato concepito dal matrimonio diabolico tra la criminalità organizzata e quegli imprenditori senza scrupoli che si servono del sistema camorristico per smaltire a buon mercato i loro rifiuti. In basso c’è il formicaio dei clan, dei “gattopardi” con percentuale sugli affari sporchi. In alto un capitalismo privo di ogni curiosità, distratto, che non sa o non vuole sapere dove vanno a finire gli scarti micidiali delle proprie fabbriche.
Secondo quanto rivelato in una recente intervista proprio da Carmine Schiavone, la camorra avrebbe occultato i rifiuti più pericolosi lungo la strada che collega Pozzuoli a Nola, riempiendo con il veleno i milioni e milioni di metri cubi di terreno interessati dagli scavi dei lavori stradali. «Dove hanno scavato le buche per la superstrada e la terza corsia – ha affermato il cugino di Sandokan – lì stanno, puoi stare certo».

Immondizia? Segreto di Stato. Le denunce del collaboratore di giustizia furono raccolte già nel 1997 dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, presieduta all’epoca da Massimo Scalia. Purtroppo non è possibile capire quanto ci sia di vero nel racconto di Schiavone dal momento che la sua deposizione risulta essere stata secretata e non potrà essere resa pubblica prima del maggio 2021*. Molte di quelle dichiarazioni risultano però acquisite nel processo Spartacus, e già approfondite. Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha comunque chiesto all’ufficio di Presidenza della Camera di rendere disponibile il testo delle audizioni.

 – Narcomafie n°10/2013

*Il verbale dell’interrogatorio di Carmine Schiavone del 7 ottobre 1997 è stato desecretato e reso pubblico il 31 0ttobre 2013 (link).

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