De Grazia, cittadinanza onoraria e archiviazione (Maree)

Mentre l’inchiesta della procura spezzina sui traffici di rifiuti tossici via mare è ad un passo dall’archiviazione, il prossimo 12 dicembre il Comune della Spezia conferirà la cittadinanza onoraria postuma al compianto capitano Natale De Grazia. Una notizia che apprendiamo con gioia perché arriva in un momento in cui sulle vicende dei “flussi clandestini” di veleni operati da navi mercantili è tornato a regnare sovrano il silenzio.
I responsabili di quei traffici nonché i mandanti dell’omicidio di De Grazia, è bene ricordarlo, sono ancora avvolti nelle tenebre dell’omertà massonico-istituzionale. Ben venga dunque questa onorificenza all’investigatore che per primo provò a smascherare gli avvelenatori del Mare Nostrum, pagando con la vita il suo coraggioso tentativo. E bene anche che questo meritato tributo alla memoria di De Grazia arrivi proprio da La Spezia, la città che avrebbe dovuto essere la meta del suo ultimo viaggio. Com’è noto infatti, nel dicembre del 1995, la punta di diamante del pool di Reggio Calabria che indagava sulle “navi dei veleni” morì mentre stava cercando di raggiungere in auto il Golfo dei Poeti, per controllare sui registri navali i dati di circa 180 imbarcazioni sospette.
La decisione di conferire alla figura di Natale De Grazia la cittadinanza onoraria della Spezia è arrivata lo scorso marzo in seguito alla presentazione di una mozione e di un ordine del giorno da parte di Simona Cossu, capogruppo di Rifondazione Comunista. Ecco il testo scritto dalla Cossu e approvato dal consiglio comunale della città ligure: «Nelle conclusioni della relazione, approvata della commissione parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie, si afferma con chiarezza che la morte del capitano Natale De Grazia non fu dovuta a cause naturali e si denuncia l’improvviso smembramento del gruppo investigativo che faceva capo a De Grazia. Il 13 dicembre 1995, Natale De Grazia morì durante il viaggio verso La Spezia, dove avrebbe dovuto proseguire le indagini sugli affondamenti delle navi dei veleni e sul traffico di rifiuti tossici. L’omicidio di De Grazia si aggiunge a quello del sottufficiale del Sismi Vincenzo Licausi, assassinato nel 1993 e informatore della giornalista Ilaria Alpi sul traffico di armi e rifiuti tossici, la stessa Ilaria Alpi fu assassinata l’anno successivo. Sia nelle inchieste della giornalista sia nell’indagine del Capitano De Grazia La Spezia rappresentava uno snodo strategico nel traffico di rifiuti tossici e armi. Il 4 dicembre 1990 salpò dal Porto della Spezia la nave carica di veleni denominata Jolly Rosso e il suo viaggio terminò con il naufragio lungo le coste calabresi, di fronte ad Amantea, arenando con sé il suo carico di veleni. Anche il sito di Pitelli viene individuato come luogo di smaltimento illecito di rifiuti tossici e le indagini del Capitano De Grazia ieri e della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie oggi, sono fondamentali per fare piena luce sul traffico di rifiuti tossici nella nostra città».

Ultime sulle navi dei veleni
Dopo la desecretazione dei verbali di Carmine Schiavone, i vertici di Greenpeace hanno chiesto nei giorni scorsi ai presidenti Grasso e Boldrini di rendere pubblici gli oltre seicento fascicoli riservati dell’ultima commissione parlamentare d’inchiesta sul Ciclo illecito dei rifiuti. Tutti documenti “top secret”, compresi quelli sulle navi dei veleni, che vanno a sommarsi alle migliaia di pagine redatte dalle precedenti commissioni presiedute dagli onorevoli Scalia e Russo, anch’esse ancora coperte dal segreto parlamentare.
«La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti – ha scritto il direttore esecutivo di Greenpeace, Giuseppe Onufrio, nel suo appello ai presidenti delle Camere – ha raccolto una mole considerevole di atti e testimonianze che, sebbene non decisivi a livello giudiziario, ha contribuito a far luce su errori, omissioni, trascuratezze che hanno segnato il percorso pressoché impunito di individui che, in base a molti indizi, tracce e riscontri obbiettivi, apparivano come elementi di una rete di trafficanti che percorrevano i diversi sentieri del contrabbando di sigarette e di armi, di tecnologie avanzate e rifiuti, con solide basi e referenti finanziari all’estero».
Infine, ecco la richiesta che Greenpeace ha rivolto alla seconda e alla terza carica dello Stato: «Per tale ragione La preghiamo di adoperarsi affinché tutti i materiali acquisiti in oltre dieci anni di attività dalla Commissione, sui traffici internazionali di rifiuti e sulle cosiddette “navi a perdere” vengano resi pubblici, inclusi quelli ancora sottoposti a segretezza».

 – Maree 30/11/2013

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