Colombia: narcos e FARC “investono” sulle miniere illegali (Infooggi)

Colombia: narcos e FARC Cocaina addio? In Colombia la criminalità organizzata e guerriglieri rivoluzionari stanno rapidamente abbandonando il traffico degli stupefacenti per puntare sull’estrazione illegale dell’oro, un business più semplice e molto più redditizio.
Secondo quanto ha dichiarato a Bloomberg il direttore della divisione di polizia rurale colombiana, lo scorso anno sono state individuate 330 miniere illegali i cui proventi sono stati utilizzati per finanziare l’attività di gruppi criminali, mentre nei primi sei mesi del 2013 i giacimenti segreti scoperti sono già 336. Numeri che non sarebbero però che la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più rilevante. Uno studio di InSight Crime, organizzazione che monitora i gruppi criminali del Sud America, indica infatti che in Colombia sarebbero attive circa 6000 miniere illegali utilizzate per estrarre oro, coltan e materiali da costruzione, laddove i dati ufficiali del Ministero delle Miniere di Bogotà ritengono prive di autorizzazioni almeno la metà delle miniere di oro e carbone.
Per le bande di ex narco-mafiosi, così come per i gruppi armati politici come le FARC e l’Esercito di Liberazione Nazionale, si tratta di un vero e proprio cambio di strategia. Alla cocaina ed ai sequestri di persona viene preferito il piccone con cui, nella giungla colombiana, è possibile estratte anche due chili d’oro a settimana. «Queste organizzazioni sono in grado di volta in volta di cogliere nuove opportunità», ha detto al New York Times Jeremy McDermott, direttore di InSight, «sanno di avere a disposizione una grande fonte di ricchezza e stanno facendo di tutto per prendersela, arrivando così a gestire il ricco settore delle estrazioni».
I conti sono presto fatti. Per ottenere un chilo di cocaina venduto a circa 2500 dollari ci vogliono sei mesi di coltivazione, mentre ogni oncia d’oro (28,35 grammi) vale da sola poco meno di 1300 dollari. Ma i vantaggi dell’estrazione aurifera clandestina non si fermano qui. Se infatti il commercio della cocaina rimane sempre illegale, il metallo prezioso è facilmente rivendibile mascherandone l’origine. Tutto ciò avrebbe portato, secondo il quotidiano El Tiempo, ad una riduzione nella coltivazione della coca colombiana del 25%. Questo dato, riferito all’anno scorso, non è ancora però stato confermato dai report ufficiali forniti dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC).

Un paese d’oro (per pochi)
Dopo il petrolio e il carbone, l’oro è il primo minerale esportato dalla Colombia: 70 tonnellate nel 2012. Solo il 15% della produzione aurifera totale è nelle mani delle due più importanti compagnie che operano nel paese, la Mineros SA e la Gran Colombia Gold Corporation, mentre il restante 85% delle miniere è una terra di conquista per ribelli e criminali.
Come scriveva nel 2011 Alessandro Carlini su Lettera43: “La zona attorno a Medellin è la più sfruttata. Lì si trovano le vecchie miniere, alcune delle quali risalgono perfino all’epoca dei conquistadores. E poi quelle nuove, che aumentano di settimana in settimana, trasformando quella parte di Colombia in una sorta di suolo lunare. […] Per reclutare gli improvvisati minatori, in una delle realtà più povere del continente, ci vuole poco. Basta spargere la voce nei quartieri poveri e si presentano in centinaia. Le paghe, poi, sono ottime. In un mese di lavoro si possono guadagnare fino a 1.000 dollari, il triplo rispetto al salario minimo in Colombia”.
Nel caso delle FARC, oltre al coinvolgimento diretto nell’estrazione illegale nelle regioni di Santander e El Valle, va evidenziato il loro potere estorsivo nei confronti dei piccoli scavatori locali ai quali vengono chieste vere e proprie tangenti per consentire l’accesso ai giacimenti. Il tariffario? 3800 dollari al mese per ogni escavatore, 141.000 per avere il controllo di un’intera miniera.
La situazione di illegalità diffusa nelle foreste colombiane preoccupa molto il governo di Bogotà. «Si tratta di un obbligo per il governo e le autorità contro un fenomeno che sta causando un danno enorme ai colombiani e che sta alimentando la violenza nelle sue varie forme» ha detto il presidente Juan Manuel Santos, annunciando la decisione di intensificare i controlli contro le estrazioni illegali in otto dipartimenti. Modesti per ora i risultati di queste operazioni di contrasto, ai quali vanno aggiunte le polemiche che hanno spesso accompagnato l’operato dell’esecutivo, accusato di permettere lo sfruttamento delle miniere alle multinazionali straniere invece di regolamentare l’estrazione, consentendo anche ai cittadini di trarre un vantaggio dalle ricchezze del paese. Così tra reciproche accuse di complicità, nella moderna corsa all’oro sudamericana l’unica vittima accertata resta l’ambiente. La Colombia detiene infatti il triste primato mondiale del paese più contaminato dal mercurio, utilizzato per separare l’oro dagli altri minerali. Ogni anno circa 70 tonnellate di questa sostanza altamente tossica finiscono per contaminare terre, fiumi, laghi e falde acquifere.

  – Infooggi, 19/02/2014

*Foto: semana.com

 

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